LIMBO: CAPITOLO 9 – Nella Tenda di Nicon

In questo capitolo i protagonisti del libro finalmente s’incontrano ed i Misteri vengono in parte rivelati. É un momento importante per la storia perché si forma ufficialmente la compagnia d’avventura, nel classico stile della campaign classic, un vero e proprio “must” della fantasy moderna.

L’illustrazione di Charles Huxley sará disponibile nei prossimi giorni.

Dopo una lunga giornata a cavallo, Nicon ordinò finalmente di innalzare il campo per la notte. Le piane si estendevano fin dove l’occhio si perdeva, in ogni direzione. Era un paesaggio inconsueto per Limbo. Le terre che fuoriuscivano dallo strappo sotto il Sole Azzurro si alternavano in modo del tutto casuale, e solo raramente nascevano distese sconfinate come le pianure del vespro. Per attraversarle totalmente sarebbero state necessarie altre tre intere giornate di marcia.
Jade sperava di poter finalmente chiarire alcuni punti scuri della vicenda. La sera prima Nicon li aveva accolti calorosamente, ma non si era intrattenuto oltre il tempo dei convenevoli. Misar aveva accennato qualcosa, Nicon sembrava aver capito, ed aveva più volte rivolto lo sguardo verso il medaglione. Ma la giornata era stata faticosa e poi c’era la festa, il vino e gli uomini della Gilda che aspettavano il loro capo. Li aveva chiesto di dormire nella sua tenda, un gesto di grande ospitalità, e poi si era dileguato, con la promessa che il giorno dopo si sarebbe intrattenuto con loro più a lungo.
Ma la mattina, poco dopo lo strano incontro con quel ragazzo, la carovana si era messa subito in viaggio. Nicon voleva attraversare le piane al più presto. Non si sentiva sicuro in quel paesaggio così esposto, e quelli erano tempi strani. I Testimoni di Seidon erano diventati astiosi e c’erano stati degli scontri. Nicon si era affacciato nella sua tenda e aveva dato il buongiorno a lei e ai suoi amici. Sarebbero partiti al più presto, e un volta accampati di nuovo avrebbero parlato. Jade adesso ci contava.
Yumo iniziò a montare la tenda, non distante da quella del capo della carovana. Misar lo aiutava mentre Jade accendeva un piccolo fuoco. Non poté fare a meno di notare quel ragazzo in cui era inciampata quella mattina. Si dava da fare, in maniera un po’ maldestra, con un groviglio di funi. Era a pochi passi da lei. I loro occhi s’incrociarono ed entrambi percepirono che non era una coincidenza. Jade si sentì un po’ ridicola e attaccò a parlare.
«Hai bisogno d’aiuto con quelle corde?» chiese.
«No, grazie. Tutto a posto…» rispose Tzadik, continuando il suo lavoro. Ma la situazione lo aveva confuso e le funi si erano aggrovigliate ancora di più. Jade si avvicinò e lui gettò per terra la matassa di corda sbuffando. Poi tutti e due si misero a ridere.
«Che imbranato che sono!» ammise sconsolato il ragazzo.
«Ma no, che dici!» lo confortò lei. Ed insieme, in pochi istanti, disciolsero i nodi.
«Sei un Keeper, vero?» la domanda gli era sorta d’impulso. Non ci aveva neanche pensato, si sentì irriverente, arrossì non riuscendo a capacitarsi del perché gli era uscita dalla bocca. Ma Jade non rimase né sorpresa né tanto meno offesa.
«Peggio di una lanterna nel buio, non credi!» rispose ridendo.
«Che vuoi dire?»
«Il gigante Arenty che non mi lascia sola un momento, il medaglione al collo… Come potrei passare inosservata?»
«Beh, perché dovresti? I Keeper sono rispettati in tutte le terre.»
«É vero, ma hanno anche loro dei nemici. Per questo viaggiano da soli, insieme ai loro Protettori.» Jade si era riaccostata al suo fuoco. Il ragazzo l’aveva seguita a due di passi di distanza.
«Scusami, ma non ce la faccio proprio a resistere. So che non sono affari miei, ma perché siete venuti da Nicon? In tutta Limbo forse è lui l’unico che non vede di buon occhio i Keeper e le leggende della montagna sacra.» Tzadik conosceva bene l’inclinazione del proprio maestro. La Gilda rispettava i Keeper, perché erano Arcon e rappresentavano per ogni Arcon la speranza di un mondo nuovo. Ma gli oggetti di famiglia erano legati agli affari degli Elenty e Nicon provava un odio profondo per i primigeni. Tzadik non conosceva ancora a fondo i Misteri, e sentiva che gli mancava qualcosa per riuscire ad afferrare il senso del disegno.
«Ho bisogno di conoscere i Misteri e nessuno meglio di lui può darmi le risposte che cerco.» Jade si sentiva stranamente tranquilla. Stava rivelando troppo a quel ragazzino? Beh, se anche fosse stato così, sentiva che poteva fidarsi.
«Un Keeper che vuole conoscere i Misteri? Se Tawares lo venisse a sapere ti farebbe togliere l’oggetto.» A queste parole Jade fece un passo all’indietro afferrandosi il medaglione. Ma quello che diceva Tzadik era vero. Per i Testimoni i Keeper erano dei santi, discendenti dei prescelti da Seidon per portare a compimento la grande missione. Ogni Keeper onorava il suo compito con la consapevolezza di essere parte della speranza del popolo Arcon. Quando il tempo dell’Emersione sarebbe giunto e gli oggetti fossero stati portati alla montagna sacra, le antiche città sarebbero tornate ed il mondo si sarebbe finalmente fermato. Chi credeva ai Misteri, da quanto ne sapeva lei, reputava tutta questa faccenda una grossa invenzione.
«É vero quello che dici, ma ho bisogno di sapere…»
La conversazione era terminata ed entrambi lo sapevano. Rimasero ancora un po’ a vedere ardere i tizzoni del fuoco, poi il ragazzo salutò la ragazza e se ne tornò alla sua tenda. Mentre le pianure si coloravano di vermiglione, Jade seppe che il settimo margine stava per finire. Presto Nicon l’avrebbe ricevuta.

Tzadik non perse d’occhio per tutta la sera le due tende vicine alla sua. A destra c’era quella della ragazza, del vecchio e del gigante. Dietro, a una ventina di passi di distanza, si ergeva quella di Nicon. Nel campo c’era un gran movimento, ma quando arrivò l’ora di cena, tutti si ritirarono nelle loro tende, meno che una decina di uomini che avevano il compito di rimanere di guardia. Nelle piane si aggiravano lupi, iene, e altre creature poco amichevoli. Era sempre meglio rimanere all’erta.
Il ragazzo si era sentito subito attratto dalla Keeper, ma non era una questione fisica. Entrambi si trovavo in una fase della loro adolescenza in cui i tumulti emozionali erano una norma, ma tra di loro sembrava esserci qualcos’altro. Era la stessa sensazione che aveva sentito quella notte, svegliato dal sogno in cui Nicon chiedeva il suo aiuto, sotto la montagna sacra. Quel sogno aveva stravolto la sua intera esistenza e con tutta probabilità, se avesse ascoltato nuovamente la sua voce interiore, si sarebbe presto cacciato in una altro bel guaio.
Nell’oscurità rischiarata a tratti dai falò del campo, Tzadik vide i tre stranieri uscire dalla tenda e approssimarsi a quella di Nicon. Le guardie parlarono a bassa voce con la ragazza, poi scostarono le falde che nascondevano l’entrata lasciandoli passare. Il ragazzo si mosse veloce come un gatto. Disse ai suoi compagni di tenda, allievi come lui, che aveva bisogno di un po’ d’aria, e sgattaiolò di soppiatto oltre la visuale delle guardie. Aggirò la tenda in cui era entrata la ragazza, seguita dal vecchio e dal gigante, e si accasciò in un angolo d’ombra dal quale avrebbe potuto origliare indisturbato. Si sentì in imbarazzo solo per un momento, poi le persone all’interno incominciarono a parlare, e lui fece del suo meglio per non farsi sfuggire nemmeno una parola.
«Vorrei innanzitutto ringraziarti per la tua ospitalità. I tuoi uomini sono molto gentili con noi.» Era la voce della ragazza, riconoscibilissima.
«É quello che ci si aspetta, no?» Nicon non perse tempo a manifestare la propria posizione. I Keeper erano ben voluti nella Gilda, ma a lui non piacevano.
«Non c’è bisogno di essere scortesi…» era il vecchio che stava parlando. «Sappiamo che a voi non interessa il compito dei Keeper, ma se siamo venuti a cercarvi e a chiedere il vostro consiglio è perché crediamo che voi siate la persona giusta per parlare di certe cose.»
Dal silenzio che era calato improvvisamente Tzadik intuì che il maestro era rimasto colpito dall’intervento di quell’uomo.
«Ebbene, parlate allora. Come posso aiutarvi?»
La ragazza continuò.
«Recentemente ho avuto in consegna da mio padre l’oggetto di famiglia, il medaglione che porto al collo. Già prima che il passaggio fosse compiuto avvertivo qualcosa di strano, una presenza legata all’oggetto. Misar, fedele compagno di mio padre, mi ha poi rivelato che non era la prima volta che succedeva. Anche mio padre aveva avvertito una presenza strana, legata al medaglione. Dal giorno in cui lo indosso, il volto deforme di un uomo tormenta i miei sogni, e più di una volta ho avvertito il tocco di un’energia aliena, distante e incredibilmente potente. Le storie dei Keeper nella mitologia Arcon non parlano di cose del genere. Noi crediamo che questa presenza abbia a che fare con i Misteri.»
Il volto deforme di un uomo? Chi era quest’uomo? Tzadik accostò l’orecchio alla tenda, rischiando d’inciampare e di rivelare la sua presenza.
«Un Keeper che vuole conoscere i Misteri? Attenta ragazza, l’ignoranza è la migliore amica delle persone semplici. Potresti rimpiangere certe conoscenze.»
«Non ho paura di sapere quello che credi tu. So farmi le mie idee e comportarmi di conseguenza, ma spero di riuscire a far finire i sogni, o almeno a capire da dove vengono.»
«Va bene, ti dirò la verità, perché ragazza, sei libera di pensarla come vuoi, ma ricordati…» la pausa enfatizzò le parole di Nicon, «…quella che ti sto per rivelare è la sola verità.»
Ancora una pausa, e poi il maestro tornò a parlare.
«Probabilmente è l’inizio di un nuovo corso, perciò é bene incoraggiarlo. La presenza che tu senti dentro l’oggetto è l’Elenty a cui esso è legato. Che io sappia non è mai successo che un Keeper riuscisse a sentirla, ma forse sei una ragazza sensibile, o più probabilmente l’Elenty in questione è molto potente. Per quanto incredibile vi possa sembrare, Limbo non è stato creato da Seidon. Seidon, per quanto ne so io, potrebbe anche non esistere. Limbo è la creazione degli Elenty, i primigeni. Essi, per scampare alla distruzione del loro mondo, crearono un luogo d’attesa, un mondo fittizio in cui risiedere fino al giorno dell’Emersione. Se quel giorno arriverà, le essenze vitali degli Elenty, racchiuse negli oggetti di famiglia, lasceranno Limbo attraverso la montagna sacra. Niente città sepolte, nessun miracolo divino. Quando gli Elenty lasceranno questo mondo, Limbo non servirà più al loro scopo, perciò verrà distrutto.»
Le ultime parole di Nicon fecero fatica a prendere significato nella testa di Tzadik. Non ebbe neanche il tempo di reagire. Il maestro tornò a parlare.
«Avrete sentito parlare della magia, ma è probabile che nessuno di voi sappia che cosa sia. La magia esiste perché il mondo in cui viviamo è imperfetto, ed è imperfetto perché è stato creato dagli Elenty. Gli Elenty non sono dei, ma sono uomini come noi, e per quanto possano essere saggi e capaci, il mondo che hanno creato presenta dei difetti. È attraverso questi difetti che il mago manipola la realtà…»
Tzadik avvertì il tipico crepitio che anticipava un incantesimo. Il suo maestro stava dando una dimostrazione delle sue conoscenze magiche. Si augurò che anche lui presto sarebbe stato capace di manipolare la realtà. Era stanco degli esercizi fisici e della spada. Perso in questo pensiero, non si accorse che il lembo di tenda al quale era accostato si era sollevato. Era stata la magia di Nicon a rivelare la presenza del ragazzo.
«Come vedete può risultare molto utile conoscere qualche trucchetto. Il mondo è pieno di topastri ficcanaso.» Le parole del maestro trafissero Tzadik peggio di uno stiletto. Fece due passi dentro la tenda, anche se non aveva ben chiaro quello che avrebbe dovuto fare. Si sentiva gli occhi della ragazza addosso. Il sangue gli pompava in testa. Che figuraccia, pensò.
Ma in quel momento due guardie entrarono nella tenda e l’attenzione degli astanti fu immediatamente distolta. Nicon si voltò verso i due uomini chiedendo le ragioni di quell’incursione. Uno dei due parlò.
«Due persone si sono avvicinate al campo; un uomo anziano ed un ragazzo.»
«Chi sono?» la domanda di Nicon era incalzante.
«Il vecchio dice di chiamarsi Rivier. Il ragazzo invece Mylo. Dicono di avere delle informazioni importanti.»
«Offrite loro ospitalità e diteli che li raggiungerò al più presto, appena avrò finito con queste persone» ordinò il capo della gilda. Ma i due uomini rimasero fermi. Parlò il secondo, questa volta.
«Il vecchio sembrava impaziente di comunicare il messaggio. Ci ha detto che è una questione di vita o di morte.»
Nicon sbuffò. Era irritato e non  aveva premura di nasconderlo.
«Va bene allora! Fateli venire qui!»
Nel frattempo Tzadik era rimasto immobile, in attesa di conoscere il suo destino. Un affronto del genere poteva costare l’espulsione dalla gilda, ma il maestro non sembrò badare a lui. Si mise a camminare avanti e indietro nella tenda, in attesa che questi due nuovi misteriosi personaggi facessero il loro ingresso.
La ragazza e i suoi amici rimasero in silenzio, anche loro in attesa. Tzadik non sapeva cosa gli sarebbe aspettato, ma di una cosa era certo: la sua voce interiore lo aveva cacciato in un altro guaio.
Nel momento in cui Rivier fece il suo ingresso, preceduto dalle due guardie, Nicon scartò di lato ed estrasse la sua spada. Nei suoi occhi baluginò un lampo d’odio. Tra i denti sibilò le parole: «Tu, qui!»
Jade indietreggiò e Yumo le si piazzò davanti. Il gigante estrasse l’ascia, pronto a colpire. Le guardie si fecero di lato ed estrassero anche loro le armi. Nella tenda le fiamme delle lanterne sembravano si fossero smorzate da sole. Un manto d’ombra calò improvvisamente sulla scena.
«Che succede?» domandò Misar rivolto al capo della gilda.
Rivier si era fermato davanti all’ingresso, con Mylo accanto. Teneva le mani alzate in segno di resa, e sul suo volto placido gli si era dipinto un sorriso. Nicon però non ci badò.
«Che ci fai tu qui?» domandò, rimanendo in guarda con la spada.
«È  una questione importante, Arcon. Meglio che abbassi quella lama.» Anche Mylo rimase sorpreso da quelle parole. Non erano state pronunciate dalla voce del maestro Rivier, ma da una potenza che trascendeva la sua stessa immaginazione. Si voltò e vide il vecchio illuminarsi, un riverbero dorato che si spanse attraverso la tenda, scacciando le ombre. Tzadik aveva la bocca aperta, Jade era paralizzata, Misar mormorava tra se una preghiera a Seidon. Nicon rimase al suo posto, ma la spada gli si abbassò, e lui fu incapace di trattenerla. Yumo fu l’unico a rimanere impassibile, l’ascia pronta a scattare.
«La gilda è in pericolo. Tra due giorni al massimo il vostro manipolo verrò attaccato di sorpresa dai testimoni di Seidon. Non una semplice guarnigione, ma l’intero esercito guidato dal primo ministro Tawares in persona. Non è necessario avercela con noi. Portiamo solo il messaggio…» La luminescenza si abbassò. L’ombra tornò e poi si dissolse. Le luci nella tenda erano ritornate a fare il loro dovere, ma ancora nessuno si muoveva. Tutti sembravano attendere la reazione di Nicon.
«E perché dovrei credere alle parole di un Elenty?»
Il mistero era stato svelato. I presenti ci erano quasi arrivati da soli, ma quelle parole avevano distolto totalmente il velo. Quel vecchio era un Elenty, un primigenio, una delle creature più antiche di Limbo.
«Nicon, conosco la tua visione e so cosa pensi degli Elenty, ma so anche che sei un Arcon saggio e dai buoni propositi. Se Tawares sgomina la gilda, e ti assicuro che con gli uomini che ha raccolto al suo seguito riuscirà sicuramente a sconfiggervi, sarà un male per tutti. Le credenze degli Arcon prenderanno il sopravvento. Tawares cova in segreto una follia: distruggere il guardiano di Mountoor. Questo significherebbe la fine di Limbo.»
«Perché mai farebbe una sciocchezza simile?» domandò Nicon, incredulo.
«Lui crede che egli sia un demone al servizio di Kyos e che una volta rimosso arriverà il tempo dell’Emersione, i Keeper potranno recapitare gli oggetti sacri alla montagna e le antiche città torneranno dagli abissi. Sai bene che è tutta un’illusione…»
Nicon annuì, ma non disse niente. Rivier continuò a parlare.
«Se il gigante viene debellato, ed è comunque molto difficile che succeda, più nessuno proteggerà Limbo dai demoni esterni. Il Guardiano, come sai, non è solo uno strumento legato all’Emersione, ma è anche il custode del portale esterno…»
Rivier disse molte altre cose, ma i tre ragazzi, che si erano finalmente incontrati, non capirono quasi più nulla. In quella tenda si stavano prendendo delle grandi decisioni. Un pericolo gravava su Limbo, strani meccanismi erano stati innescati. Jade, Tzadik e Mylo, tutti e tre, capirono una cosa all’istante. In quella tenda le loro vite si erano intersecate, perché un disegno stava prendendo forma.
Poi Jade si accasciò per terra. Nicon e Rivier smisero di parlare, entrambi sorpresi dall’evento. Misar e Yumo si chinarono sul corpo della giovane Keeper.  Respirava ancora. Appena un alito di vita…

Continua la prossima settimana…

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