NATALE AL BAR

È una di quelle giornate fredde di dicembre in cui hai bisogno sicuramente del doppio calzino, specialmente se i calzini ce l’hai tutti bucati. È un vecchio trucco quello di metterne due paia per tappare i buchi, ed io li conosco tutti i vecchi trucchi. A dicembre, se il sole basso abbaglia, vuol dire che fa un freddo della madonna. Te ne accorgi anche dai vetri delle finestre appena metti il naso fuori dalle coperte, però non ce la fai a rimanere a letto perché quel sole è proprio una meraviglia, pare quasi dipinto e forse lo è per davvero, ti chiedi perplesso picchiettando con l’indice la colonnina di mercurio in terrazza, che durante la notte è scesa abbondantemente sotto lo zero. Ti avvii in cucina per preparare il caffè e ti accorgi che ti hanno appena tagliato il gas. Ti spieghi il freddo padrone della stanza, ti spieghi le bollette abbandonate ancora chiuse sullo scaffale, ti spieghi anche perché il mondo faccia così schifo; tagliare il gas ad un povero cristo proprio la vigilia di Natale. Quasi quasi ti vien da ridere, se solo il freddo non ti avesse paralizzato i muscoli della faccia. Unica soluzione; il bar.
Spingi la porta a vetri e subito ti rendi conto che non sei il solo ad averla pensata alla stessa maniera. Certo non è proprio Natale, è solo la vigilia, ma tutti sanno che il 25 il bar resta chiuso e quindi è meglio approfittarne. I tavoli sono già occupati dai soliti avventori. Avranno tagliato il gas pure a loro, ti chiedi. E mentre te lo continui a chiedere ordini quel maledetto caffè che non sei riuscito a farti a casa. La Giorgia ha un cappellino rosso che è una meraviglia. Ti sorride e si adopera a farti una crema che sveglierebbe anche Morfeo.
«Mettici un po’ di mommo, tanto son gia le nove…» le dico, e lei sa già dove andare a pescarlo, il mommo. Bevo il corretto e incomincio il giro. Fantomas col cappuccino e la Gazzetta, il Lalli spaparanzato con la Repubblica, Giulianino appoggiato al frigo dei gelati con gli occhi persi su una foto della Ventura in mezzo al Venerdì (sempre quello della Repubblica, il giornale dei finti comunisti), e poi c’è il Mignozzi col telefonino in mano a messaggiare alla ganza, tutti in posizione come se fosse un giorno normale, ignari delle palline colorate e delle lucine disseminate per il bar.
«Buon Natale , ragazzi…» saluto io. Nessuno si muove. Tutti fanno finta di nulla, ma è ordinaria amministrazione. Bisogna aspettare perché la gente del bar c’ha i suoi tempi. In ritardo, ma una reazione arriva sempre.
«Oh Gano, anche oggi qui a rompere i coglioni?» domanda il Lalli da dietro il giornale. Avrete già capito che personaggio è questo Lalli. Parlarne in maniera più dettagliata sarebbe come sparare alla croce rossa. Il Lalli è semplicemente il Lalli, una grande faccia di culo….
«Che fanno i tuoi amici DS quest’anno? Tortellini in brodo e lenticchie a fine anno?» rispondo io, graffiando il suo cuoricino rosso bandiera.
«L’ho sempre saputo io che il Gano è un fascistone» dice lui di rimando. Ma in verità a me la politica non ha mai detto niente. Destra e sinistra, alla fine mi sembrano tutti uguali, specialmente in quest’ultimi tempi. A me interessano concetti più semplici, diciamo pure basilari, che alla fine son solo due; il bel mangiare e lo stare in compagnia, cose che tra l’altro si fanno bene insieme, ed è proprio per questo motivo che propongo un bel pranzo dal Freddy…
«Quando, domani?» chiede Fantomas, ripiegando la Gazzetta.
«Si fa il pranzo di Natale; bollito misto, tortelli e vinello… Che ne dite?» rilancio io.
Il Mignozzi se n’esce fuori con una “’sta stronza!”, e rimette in tasca il cellulare. «Io ci sono» aggiunge, poi guadagna l’uscita per accendersi una sigaretta.
«Vai, ci sono anch’io» conferma Giuliano, sfogliando le cosce della Simona.
«E tu Lalli, cosa ne dici?» lo provoco, perché so che vorrebbe dirmi di no per farmi uno spregio, ma questo significherebbe passare il Natale da solo.
«Ma, ora ci penso…» risponde lui, ed io so già che dovrò chiamare il Freddy e prenotare per cinque.
«Bene, a posto allora» dico io, poi me ne vado a farmi il primo cicchetto.
È incominciata la vigilia. I santi zampettano un cha-cha-cha nei cieli, il vecchio Santa ritira l’assegno dalla Cocacola, gli elfetti se lo menano tra di loro, Gesù fa finta di rinascere anche se non è il suo giorno, i bimbi aprono milioni di regali inutili e l’economia continua a macinare carne umana.
Però le palline colorate e le lucine mettono tanta gioia, non trovate anche voi?
«Giorgia, fammene uno…»
«Arrivo Gano!»

Gano

Questo racconto é estratto dall’e-book Storie di Natale della Edizioni Willoworld – Scaricalo qui!

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