COSIMO E VIOLANTE (Omaggio al “Barone Rampante” di I. Calvino)

Cosimo e Violante oscillavano sulle altalene del parco e davanti ai loro occhi sfrecciavano le auto sulla tangenziale sopraelevata, un flusso continuo, statico nella suo moto perpetuo, così come il rumore, un rombo persistente e sommesso a cui l’udito dei ragazzi era ormai abituato. Il cielo era grigio ma privo del profumo di pioggia, ed era caldo per esser già novembre, così caldo che Violante aveva indosso soltanto il suo vestitino azzurro con le maniche sbracciate, mentre Cosimo sfoggiava con orgoglio la maglietta della sua squadra di calcio. Il cigolio delle altalene si disperdeva nel rombo, ma le vocine appuntite dei due ragazzi fuoriuscivano con facilità in superficie, squillanti come quelle dei pettirossi, un cip-cip di promesse, intenzioni e sbeffeggi che nascondeva un qualcosa di profetico.
– Tu cosa vuoi fare da grande? – domandò la ragazza.
– Non lo so… E tu? – rispose Cosimo, spingendo più forte con le gambe.
– Io voglio diventare il Sindaco della città!
– Ah si! Allora io sarò il Governatore della regione.
– Va bene, ma solo dopo che io sarò diventata la Presidentessa dell’intero paese.
– Per me va bene, ma l’anno dopo mi faranno Signore del mondo intero e tutti mi verranno a chiedere il permesso per qualsiasi cosa…
– Allora sarai super indaffarato…
– Avrò dei consiglieri, e tu sarai uno di questi.
– Io? Ne sarei onorata, ma sarò troppo occupata a ripiegare il ruolo di Regina dell’intero Sistema Solare.
– Uh… un incarico estremamente importante, solo poco al di sotto del mio, che diventerà quello di Presidente della Comunità Intergalattica Spaziale…
– Allora mi aiuterai con gli affari interni, dato che io ricoprirò la carica di Governatrice di tutto l’Universo.
A questo punto ci fu una pausa, durante la quale l’altalena di Cosimo rallentò la sua corsa. Il ragazzo stava pensando a come ribattere. Che cosa c’era di più grande dell’universo? Niente… Comprese allora che rispondere a quel gioco con lo stesso argomento non era conveniente, così provò a cambiarlo.
– E quale sarà la prima cosa che farai una volta diventata tutte queste cose? – domandò allora il ragazzo, riprendendo a darsi lo slancio con le braccia ed il bacino. Questa volta fu la corsa dell’altalena di Violante a rallentare. Ci pensò per un minuto intero, poi disse: – Prima di tutto farò abbattere questa autostrada che passa sulle nostre teste.
– E come farà la gente ad andare a lavoro?
– Se ne occuperanno i robot. Nel mio mondo nessuno dovrà lavorare. Le macchine penseranno a tutto…
– E per andare in vacanza, che strada prenderà la gente?
– Nessuno andrà in vacanza, perché tutti saranno sempre in vacanza…
– E i camion con tutti i loro carichi?
– Non ce ne sarà bisogno. La gente mangerà i prodotti dei propri orti e userà gli oggetti fabbricati nelle proprie città.
– E le trasferte di calcio? – chiese a questo punto Cosimo, pensando alla sua squadra del cuore.
– Nel mio mondo si faranno ogni sorta di giochi, ma senza competere. Né vincitori né vinti… solo divertimento e risate, perciò non sarà necessario spostarsi.
– Si, ma viaggiare è una cosa bella. Come faranno i tuoi sudditi ad ammirare le bellezze del mondo?
– A piedi!
– A piedi?
– Esattamente! È il modo migliore per non perdersi neanche un particolare del paesaggio…
Cosimo ci pensò un attimo e malgrado fosse attratto dai bolidi che a volte vedeva sfrecciare sulla sua testa, concluse che le idee di Violante non erano proprio sbagliate. Quando sedeva sul sedile posteriore dell’auto dei suoi, appoggiava la fronte al finestrino e si perdeva dentro dossi, pianori, valli, alberi e tutte le bellezze che gli passavano davanti agli occhi. Gli sarebbe piaciuto poterle ammirare con più calma, ma l’auto filava via veloce, e la collina diventava una valle, e la torre di un campanile spariva dietro un ponte, e così via…
– Mi piace il tuo mondo. Sarà un onore lavorare per il tuo governo, mia signora…
Poi tutti e due scoppiarono a ridere, e fu una risata così squillante che si alzò abbondantemente sopra il rombo dei motori, invase il parco e coinvolse i pochi uccelli che dormicchiavano sugli alberi. La risata divenne una melodia. Il cane che riposava fuori dalla bottega del barbiere tirò su un orecchio, poi incominciò ad abbaiare. Un gatto che passava vicino gli si mise accanto e miagolò con tutto il fiato che aveva. Poi fu la volta di una piccola comunità di ratti che affacciarono i loro musi da un tombino e in coro iniziarono a squittire. Le rondini in volo si posarono su un cornicione e si unirono alla canzone. Il rombo non si sentiva più, sovrastato dalla risata di Cosimo e Violante. Qualcuno si affacciò alla finestra per vedere cosa stava succedendo e in quel mentre il cemento armato della sopraelevata si incrinò, le colonne possenti che la reggevano si piegarono e la strada crollò con uno schianto fragoroso, dentro uno squarcio nella terra che si era aperto proprio sotto di essa. Lo strappo si richiuse subito dopo, ingoiando il cemento e le centinaia di automobilisti che si recavano a lavoro.
Quello fu l’inizio del mondo di Regina Violante e di Cosimo, suo fedele consigliere, una remota diramazione di questo nostro mirabolante e cespuglioso universo quantico.

GM Willo – Altri Lavori

Immagine di Thejbird http://www.flickr.com/photos/jbird/

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3 risposte a “COSIMO E VIOLANTE (Omaggio al “Barone Rampante” di I. Calvino)

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