UNA SERATA BEN INIZIATA

Fredda e piovosa sera invernale; il bar di via Pistoiese è praticamente deserto, il ticchettio della pioggia sull’asfalto si confonde con la musica della radio all’interno del locale.
Mario è seduto ad un tavolino, uno di quelli di plastica bianca da quattro soldi ricoperto da una tovaglia a fiori mezza bruciacchiata dalle cicche di sigaretta.
Il cartello “vietato fumare” appeso dietro al bancone è soltanto un invito, visto che tutti gli avventori, anche i ragazzini hanno la loro immancabile bionda fra le labbra.
Per la verità in quel quartiere tutte le leggi sono considerate “consigli” e l’unica vigente è quella della strada, fatta rispettare dai boss che dettano le regole e impongono sanzioni.
Con l’ennesimo bicchiere di vinaccio rosso tra le mani, Mario pensa che quella serata è iniziata molto bene, i soldi racimolati in giro sono sufficienti per contenere la crisi di astinenza dall’alcool ed eventualmente per un pompino con la ragazza albanese che batte in fondo alla strada; la sua vita è talmente disastrata che gli basta davvero poco per sentirsi realizzato.
E poi deve festeggiare anche per un altro motivo, dopo una lunga battaglia infatti è riuscito ad ottenere l’assegnazione della stanza che occupa abusivamente da anni e, nei rari momenti di lucidità arriva a rendersi conto che per lui quella è stata l’unica vittoria in cinquant’anni di esistenza randagia.
Un vero lavoro non lo ha mai avuto ed ha sempre vissuto di espedienti fin da bambino, quando per pochi spiccioli era disposto anche ad andare a letto con qualche pedofilo schifoso che gli sbavava dietro.
Inutile nasconderlo, questa è la routine per chi non pesca il biglietto giusto, fame e miseria stanno lì a farti compagnia e regolano in tutto e per tutto la tua esistenza.
Mario continua ad ingurgitare quel liquido rossastro che scende nello stomaco facendolo avvampare e ad ogni sorso il cervello gli si offusca sempre di più, gradualmente si distacca dalla realtà entrando in una dimensione ovattata, soffusa, quasi da sogno, o da incubo.
D’altronde quella è la sola via di fuga, l’ancora di salvezza che lo ha tenuto a galla tutti questi anni permettendogli di allontanare l’idea di farla finita una volta per tutte.
Qualche volta ci ha pensato: una corsa notturna fino alla ferrovia, scavalcare la recinzione ed attendere che il treno spazzi via tutte le sue sofferenze.
Benché nel quartiere sia conosciuto, la sua morte passerebbe praticamente inosservata, dato che non è mai riuscito ad entrare nel giro grosso facendosi un nome.
Ma la serata è iniziata bene, con i soldi ma non solo, infatti ha preso la decisione di presentarsi l’indomani mattina presso un centro specializzato nella disintossicazione dall’alcool.
Non che non ci avesse mai provato, tutt’altro, ma la spinta motivazionale era stata sempre molto debole e dopo gli incontri preliminari aveva lasciato perdere.
Questa volta il gioco è diverso, c’è di mezzo l’amicizia con una ragazza, una volontaria che lo va a trovare a casa un paio di volte la settimana e passa qualche ora a parlare con lui.
Dato che nonostante tutto è un uomo tranquillo, l’assistente sociale lo ha inserito nel progetto “aiuta un amico”, gestito da volontari che cercano di prendersi cura di persone come lui.
Gli è toccata una giovane studentessa universitaria, non proprio carina ma molto simpatica che è riuscita a conquistare la sua fiducia ed anche un po’ il suo cuore.
Durante uno degli ultimi incontri hanno avuto una discussione e la ragazza ha minacciato di non andare più a trovarlo, a meno che non avesse tentato nuovamente di disintossicarsi.
Adesso se ne sta lì a trangugiare quel vino cattivo meditando sul fatto che la ragazza, di nome Francesca, l’indomani lo accompagnarà per la seduta preliminare.
Forse questa volta ce la farà a cambiare davvero, a diventare una persona lucida, con qualche possibilità di trovare finalmente un lavoro per mantenersi.
Insieme all’assegnazione della casa, Francesca era un’altra cosa positiva nello squallido panorama della sua vita.
E’ talmente assorto nei suoi pensieri che non si accorge della porta che si apre, dell’imponente figura che entra nel bar roteando lo sguardo alla ricerca
di qualcuno, proprio lui.
Improvvisamente sente una morsa possente intorno al collo, viene sollevato di peso e scaraventato in avanti contro il tavolino.
Il barista rimane impietrito, ha perfettamente compreso quello che sta accadendo e non ha il coraggio di intervenire; nel locale non c’è più nessuno, e comunque nessuno si sarebbe mosso.
L’energumeno che ora sta tenendo Mario per il collo è una persona ben nota nel quartiere, si è fatto vent’anni per omicidio e una volta uscito ha continuato a delinquere: spaccio, sfruttamento della prostituzione, usura.
L’errore più grande che Mario ha commesso è stato quello di rivolgersi a quel delinquente per un piccolo prestito, circa 1000 euro, sapendo che non avrebbe mai potuto restituirli.
Dato che la somma non è molto consistente, ha confidato nella clemenza dell’usuraio che conosce le sue condizioni di vita; il problema è che anche una somma così piccola, per uno strozzino è sempre un affare e che mostrarsi buoni, per uno strozzino, può essere controproducente.
Non riuscendo a respirare, Mario cerca di dimenarsi ma viene trascinato fuori dal bar; ha appena smesso di piovere ma l’aria è sempre umida, l’asfalto brilla del riflesso dei lampioni accesi.
– Dove sono i miei soldi, bastardo!
Un pugno lo colpisce al volto tramortendolo, cade all’indietro proprio mentre il bandone del locale si abbassa, ci sbatte la nuca ed il rimbombo risuona per tutta la strada.
Una tapparella viene chiusa in fretta e furia nel palazzo di fronte, un calcio lo raggiunge allo stomaco, rimane senza fiato.
Fortunatamente l’alcol ingurgitato funge da anestetico quindi il dolore non è troppo eccessivo.
Sente l’inconfondibile sapore del sangue in bocca, due mani lo afferrano e lo sollevano, non ha la forza di reagire, l’usuraio è più forte e probabilmente è sobrio, gli afferra la testa e ripete la frase:
– Dove sono i miei soldi, bastardo!
L’ultima cosa che percepisce prima dell’arrivo della polizia è il crack del suo cranio che si spacca.
Morirà dopo tre giorni di agonia, a causa di mille sudici e maledetti euro.
Al suo funerale c’è soltanto una ragazza che singhiozza con gli occhi arrossati dalle lacrime.

Massimo Mangani – Altri Lavori

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2 risposte a “UNA SERATA BEN INIZIATA

  1. … passo anche qui, per lasciare il segno del mio apprezzamento… così ho riletto questo racconto… sembra che, in certi casi, il destino di una persona sia “segnato” e che non possa nè cambiare nè migliorare… questa pella pagina lascia un retrogusto di dolce amarezza…

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