UNA DONNA ESTROVERSA

Continua la splendida collaborazione tra Bruno e Giulia, parole ed immagini di vita quotidiana che lasciano tracce indelebili nel cuore dei lettori.

La donna allo specchio si osservava i piccoli difetti del viso. Avrebbe dovuto uscire di casa tra non molto, ma siccome si doveva incontrare con alcune persone tra cui un uomo che lei reputava bello, tutto questo la metteva in forte disagio. I loro rapporti erano soltanto di lavoro, non sussistevano dubbi su questo, però ciò non significava affatto che lei dovesse sfigurare al suo fianco, recandosi a quella colazione tra colleghi d’ufficio. Così, dopo molte incertezze, aveva infine deciso quale vestito indossare tra i tanti possibili, un abito che si adattasse meglio al suo spirito, al suo essere, alla sua interpretazione del momento, e in conseguenza, aveva anche deciso con quale colore ombreggiare gli occhi e le labbra. Aveva passato mezza mattina ad osservare le stoffe, i colori, le sfumature, a definire come voleva che fosse la giornata che aveva di fronte. Ma adesso, dopo che si era osservata a fondo nei particolari che vedeva riflessi dentro allo specchio, aveva capito che c’era qualcosa che non tornava sulla sua faccia. Improvvisamente, guardandosi dentro a quel rettangolo senza segreti, si era come resa conto di sentirsi diversa da come effettivamente lei era. La sensazione provata era del tutto particolare: si trattava del fatto che lei, dentro di sé, era un’altra persona rispetto a come era fuori. Non se ne era mai resa conto fino a quel giorno, ma la sua faccia, la sua espressione, il suo viso, non corrispondevano affatto a ciò che lei pensava di sé. Era come se la persona che la stava guardando allo specchio fosse un’estranea, un’altra donna, e questo era spiacevole, una sensazione senz’altro antipatica. Cercò di conservare la calma, sistemò alcune cose del tutto marginali, tanto per prendere tempo, cercò di pensare a degli argomenti di cui avrebbe voluto discutere durante quel pranzo, ma poi, inevitabilmente, tornò di nuovo a guardarsi dentro allo specchio. C’era poco da farsi illusioni, lei non era se stessa, era inutile cercare scusanti con il rossetto o il periodo di stanchezza. Era difficile spiegarsi una cosa del genere, e soprattutto diventava complicato presentarsi ad altre persone con un interrogativo del genere dentro alla testa. Si concentrò su alcune piccole rughe che potevano essere coperte con del fondo tinta. Accese lo sguardo con un ombretto deciso sopra le palpebre. Disegnò le sue labbra con del rossetto perfetto per ciò che desiderava mostrare. Infine era pronta, ma la sua messinscena non corrispondeva a se stessa. Cercò di pensare qualcosa di diverso, ma la sua mente andava verso quel suo sentirsi una persona diversa da come effettivamente lei era. Uscì di casa ed il suo taxi arrivò dopo un minuto. Cercò di osservare il suo sguardo nello specchietto della vettura mentre dettava l’indirizzo del ristorante, poi, come vinta dalla situazione, si rannicchiò in un angolo del sedile posteriore. Arrivò che tutti ormai erano in sua attesa. Si fermò in una posizione qualsiasi, aspettò che gli altri, anche quel bello che si mostrava in splendida forma, si voltassero verso di lei, e infine disse, attirando l’attenzione di tutti: “Scusate, forse non dovevo neppure venire, ma oggi per me non è proprio la giornata più adatta. Sto male, ma non è questa la cosa importante; il problema è che non so cosa mi stia succedendo, cosa stia attraversando la mia povera testa…”. Gli altri l’applaudirono, era bello che qualcuno fosse più estroverso di tutti.

Testo di Bruno Magnolfi – Altri Lavori

Immagini di Giulia Tesoro – Altri Lavori

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