IL CANTO DELLE FORMICHE NERE

Cosa ci sta succedendo? Mentre passeggiavo ho visto un vecchio trascinato sull’asfalto. L’hanno derubato, nessuno lo aiuta, i passanti sono ciechi, proprio non lo vedono. Mi ha ricordato un altro vecchio. Quello era steso sul pavimento del reparto macelleria di un supermercato tra le scatole di detersivi. Gli avevano messo un sacchetto di croccantini per cani sotto la testa. E’ rimasto così fermo sotto gli occhiali tra i passi della gente, con le mani sul petto. Mi sono fatta largo tra la gente e sono uscita. Ho visto una giovane coppia in mezzo alla folla, si baciava. Ho sentito un signore di mezza età che cercava di bloccarli in quell’atto e minacciava di chiamare la polizia e denunciarli per atti osceni.
Ma cosa ci sta succedendo?
Oggi me ne sto a vivere seduta su una sedia, e non c’è abbastanza tempo per scrivere, per amoreggiare con la penna e mangiarsela tra i pensieri. C’è solo un paese di montagna dove la luce invade ogni cosa, riuscendo a zoommare lo sguardo anche sui particolari silenziosi che in città solitamente vagabondano distanti. L’aria è un calderone di profumi alchemicamente dosati, che mi convincono a curiosare tra le case. Io qui seduta, trattengo il sapore del caffè tra lingua e gola. Mi do carezze con una mano, pettinando i capelli. Intorno odori di galline, paglia, fertilizzanti naturali, il fumo di un camino, i fiori tra le strade. I bambini abbracciano i loro palloni come tesori da proteggere, le ragazze sostano fuori dei loro negozi con le mani in tasca e gli occhi dal trucco disfatto. Ce n’è una appoggiata ad una staccionata, ha una musica tutta sua nelle orecchie e mentre si muove allegramente canta, lo fa con il piacere di farlo, urlando stonata parole in un inglese rattoppato, ma con un sorriso che incontra i miei occhi e li nutre di una spensieratezza che sembrava perduta. Altra gente si gira e la guarda. La deridono con i sorrisi eppure l’ammirano nel cuore. Tutti camminano frettolosi, eppure sento che vorrebbero sedersi accanto a lei solo per guardarla ancora, per ricordarsi di come può essere facile fare qualcosa che è naturalmente facile da fare. Qualcosa che è altrettanto facile da dimenticare però, a causa di regole già “regine”.
In quel momento coincidono due immagini per fissare il tempo che scorre: una lucertola si mette a guardarmi con la zampa immobilizzata verso l’alto come se aspettasse la mia reazione per diventare invisibile e scappare, e una bambina per strada che lascia cadere una macchina fotografica giocattolo e con le mani che reggono la testa atteggia un espressione di dolore incontenibile. Ma c’è un sole che si lascia andare su un campo di erba perché lo preferisce alla strada e alle sue storie, e c’è un vecchio in mezzo al campo che dipinge solitario e sorridente con un cappello di paglia. La sua immagine mi fa pensare a chi prova la tristezza della noia, a quelli che non sanno mai come impiegare il proprio tempo e si consumano tra loro e le sigarette. In lontananza un ragazzo steso su una panchina lascia ciondolare la mano, gli occhi sono chiusi però sembrano in perenne movimento, come se continuassero a vedere oltre, si! Oltre la stessa vita della strada con le sue storie. E cosa sta accadendo ora?
Quel ragazzo non dorme, immagina. Accanto gli passa gente diversa, gente che ne ha quasi paura e se ne tiene lontana con piccole risate e un chiacchierio sommesso nelle orecchie. Sono attirati anche loro dal campo e vorrebbero stendersi ma non lo fanno. Sono incuriositi dal ragazzo e anche da quel vecchio e dal suo dipinto, fissano tutto divertiti parlando ad alta voce. Solo quella lucertola ricompare all’improvviso su un sasso, chiude gli occhi e si gode il sole. Come sarebbe bella la mia vita se almeno per una volta riuscissi a ricordarmi di noi capaci ancora di smettere di imparare quelle strane regole e vivere solo di un bacio luminoso e di un canto libero. Non esiste la noia durante una corsa che si libera del tempo ed apre le braccia ad un presente nuovo di zecca. Com’è bella questa terra, però mi chiedo cosa ci stia succedendo.
Forse niente di nuovo, mi stendo al sole anche se sto fumando un’altra sigaretta.

Miriam Carnimeo – Altri Lavori

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