SOLO UN MURO CHE SI ABBASSA E LA TERRA CHE AVANZA

di Miriam Carnimeo

Non so bene come spiegartelo, ma con una matita posso schizzare sul vuoto lo scorrere delle vite che crescono, dal piccolo bocciolo alla maturazione piena.

Il destino scarta una carta e sopra c’è la mia faccia, il giorno dopo ho solo un cavallo a reggermi sulla sua schiena così che io possa allungarmi nell’aria e scorgere un’apertura, non previsti i confini, solo un muro che si abbassa e la terra che avanza.

Ho ripetuto quel gesto ogni benedetto giorno per incontrare il vento gentile, mi ritrova viva e mi ripulisce la faccia dalle ditate e dalle sbavature di cibo che non mi è mai appartenuto.

Continui a chiedermi perché invece di scrivere io dico, leggi le mie parole e ridi da solo per questo nostro destino così diverso per me, così diversa.

Passa una vipera accanto al tuo piede, inorridisci, rabbrividisci al volare delle bottiglie di vetro, all’ululato lontano dei lupi che ti sorprende alle spalle.

Mi fai pensare a mia madre, lei un giorno mi mise in mano un serpente per farmi ricordare di lui lo sguardo, anche il lupo conobbi, a loro non ho mai teso una mano ma abbiamo camminato vicini.

Ah scusami, mi chiedevi perché non scrivo.

A volte sai la scrittura gioca con strani volti, sono circondata da persone che se potessero, lo farebbero fino all’alba del giorno dopo. La vita vera lo sai, cambia in ogni respiro, una seconda voce che parla ininterrottamente di un identità in se stessa, che desidera senza sperare, ogni buona possibilità per il proprio regno scelto.

Siamo esploratori dell’immaginazione, ci interessano le sfumature e di ogni colore la loro vita come il loro morire.

Al nuovo risveglio da un rosso trascorso davanti al fuoco ti ritrovi bianco, ad impallidire e restartene in silenzio.

È il mistero di cosa diventerai…

L’importanza è nella mano giusta, nello stile di un intenzione, il cuore stesso di un disegno, nitido, si muove al bello mescolandosi all’altro, e ci si compensa per questo.

Quelle sfumature durano attimi, sono come stelle cadenti che guardi grato finire dentro l’acqua, e non c’è niente da capire se sei ancora fermo su quel particolare.

La domanda a te tanto cara non è più chi sono io…

ma chi sei tu?

Tutta in luce la voce si perde,

tutta al buio non si vede niente…

Scrivere è magia, mentre fuori ci sono i colori della primavera il silenzio si tinge di macchie scure, di ricordi, bastano pochi simboli: il profumo del basilico che ti attira in giardino e ricostruisce i piedi di tua madre che poco prima dell’alba, coglie i primi germogli, ridendo con i capelli scompigliati per un pomodoro schiacciato distrattamente, o per l’espressione divertita di una gallina che starnazza.

Anche l’odore del mare mi fa ritrovare a leccarmi un braccio per ritrovare dei miei nonni il sudore.

Anche così io scrivo.

Quante musiche diverse ritmano il nostro capire, si accendono luci nel buio per ogni immagine ritrovata, ed a quel punto, fanculo anche al tempo!

Se l’uomo ancora crede al tempo la donna invece ride con la vita!

Quel suo morirti dentro e rinascere piena.

Un giardino, questo, che non si schiaccia, così posto in profondità ma per nulla nascosto.

È per questo, penso, che a volte quando leggo riesco a sentire un cuore che profuma o l’odore chiuso di chi ha già dimenticato.

Anche perché quello è un luogo che conosci solo tu e sei tu l’unico a crederci.

Credere significa farsi crescere i capelli molto lunghi ma farlo dal di dentro, tra le loro trame c’è un sorriso, quello delle poche volte, un lui mai costretto, sono sicura che illuminerebbe anche l’ultima formica che corre veloce in una buca e lentamente scompare, la terra a ricoprirla in fretta per cancellare di lei ogni traccia.

Comincio a scrivere vedi,

del primo vagito, di quello sguardo di madre che si fece culla di un dolore, ma con la mia mano stretta al suo dito.

È per questo che l’alba per me non ha mai lo stesso profumo e quello che sarà, è un piatto già pronto di cui non avrò mai voglia.

Non so bene come spiegartelo,

è solo un muro che si abbassa mentre la terra,

avanza.

Miriam Carnimeo – Altri Lavori

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