LE MIE CITTÀ: Roma

Continua il tour di Massimo M. attreverso le città che gli sono rimaste nel cuore. È la volta della capitale; Roma l’antica e bellissima…

La Garbatella è un popolare quartiere della Capitale fatto di palazzoni in stile fascista, non esattamente meta turistica a meno di non essere interessati all’architettura del ventennio.
Anni fa, quando ancora giovane studente universitario raccattavo qualche soldo suonando le percussioni in una scalcinata compagnia teatrale, ebbi modo di soggiornarvi data l’economicità degli alberghi che vi si trovano.
Devo dire che fu alquanto piacevole, sia perché dividevo la camera con la prima attrice, sia per il successo che, nonostante tutto, il nostro spettacolo riscosse.
Intendiamoci, gli attori della compagnia erano tutti bravissimi e lo spettacolo, ispirato alle peripezie di Pulcinella, molto piacevole e divertente; il problema era lo scarsissimo budget che ci costringeva a risparmiare sulle scene, sui mezzi di trasporto e sugli alloggi.
Sovente viaggiavamo su uno scassato furgone bianco appartenente al regista e ci fermavamo a dormire nelle pensioncine ad ore sparse per l’Italia, dividendo anche in tre un letto matrimoniale: cose che in gioventù si fanno volentieri e lasciano ricordi indelebili.
Indelebile è anche il ricordo di una trattoria molto popolare dove per tre giorni deliziammo il nostro palato durante la permanenza alla Garbatella.
Non ricordo la via e probabilmente non saprei ritrovarla (sempre che esista ancora), ricordo solamente che per accedervi dovevamo scendere in un seminterrato; la prima volta fummo accolti da un barbuto energumeno che ci fece accomodare su delle panche di legno dicendoci: “metteteve boni a sede e nun rompete li cojoni che mo arivo!”
Devo dire che come primo impatto non fu dei migliori ma visti gli ottimi prezzi decidemmo di rimanere. L’energumeno venne a prendere le ordinazioni e, puntando la prima attrice, quella carina che divideva la stanza con me, le propose il piatto del giorno: “a signorì, si vole c’avemo le fave romane, so lunghe così, me dia retta!”
Dai tavoli vicini, occupati da operai in pausa pranzo si levarono risate sguaiate e commenti abbastanza spinti; noi da bravi ragazzi fingemmo di stare al gioco e tirammo fuori delle risatine forzate. L’idea era quella di mangiare alla svelta e fuggire a gambe levate per non rimetterci piede mai più, ma nella mezz’ora successiva cambiammo decisamente idea.
Per conto mio gli argomenti convincenti furono i seguenti:
– Fave romane e pecorino
– Bucatini ar sugo de pajata
– Pajata
– Torta da a nonna fatta n’casa
Il tutto annaffiato da un ottimo bianco de li castelli.
Al termine del pranzo la trattoria si era praticamente trasformata in una combriccola di amici che cantavano a squarciagola, con il barbuto energumeno che dirigeva muovendo le dita nell’aria.
Devo dire che in quel momento capii cosa fossero davvero i baccanali, di cui tante volte avevo letto sui libri di mitologia.
Spesso ripenso a quella trattoria dove ho trascorso momenti indimenticabili, vorrei poterci ritornare qualche volta lasciando fuori problemi e preoccupazioni!

 

Massimo Mangani – Altri Lavori

Foto di Daniele Muscetta – http://www.flickr.com/photos/dani3l3/

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2 risposte a “LE MIE CITTÀ: Roma

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