LE MIE CITTÀ: Londra

Londra!
Basterebbe soltanto questo, senza aggiungere altro… chiudere qui!
Londra, un’immensa distesa di luci giallastre, scintillanti, geometricamente perfette, appena un po’ annebbiate dai gas di scarico dei motori, luci che scorrono rapide mentre l’aereo atterra a Heathrow. Vista dall’alto si direbbe una città ordinata, quasi sonnacchiosa con i suoi abitanti intenti a curare i giardinetti davanti a casa prima di dedicarsi al loro tranquillo lavoro, una città scontata… quasi un mortorio!
Che sia soltanto un’illusione lo puoi intuire appena messo fuori il naso dalla rampa dell’aeroplano, subito ti accorgi che qualcosa di “magico” aleggia nell’aria, qualcosa che noi, poveri provinciali, non potremo mai davvero capire fino in fondo. Saranno i profumi, i lavoratori provenienti da tutto il mondo, i negozi… in genere è impossibile decifrare le città dai loro aeroporti, proverbialmente non-luoghi, ma a Londra, appena messo piede sul tapis-roulant sai di essere a Londra! Non chiedetemi perché e per come, tanto la risposta non cel’ho neppure io, quello che so è che l’aria della capitale britannica è unica e ti entra nelle vene appena la respiri, quasi fosse cocaina della miglior qualità.
Senti una botta, un brivido che ti attraversa ed una sorta di felicità inizia a pervaderti… il tuo cervello va letteralmente in tilt, avvolto da una sensazione di deja-vu talmente potente che ti sembra di rinascere! Londra l’hai sempre conosciuta, praticamente ci sei nato, fin da piccolo qualcosa ti ha legato a lei, forse Mary Poppins o magari Peter Pan: sicuramente almeno una volta hai visto le strisce pedonali di Abbey Road! Sai che ci sono i taxi neri e gli autobus rossi a due piani, la tua memoria li va a pescare da qualche parte!
Se vai a Londra ti rendi perfettamente conto di cosa significhi davvero la parola “contraddizione”: è l’unico luogo al mondo dove sulla metro puoi osservare un distinto signore in giacca e cravatta conversare con una ragazza vestita di stracci e con una cresta colorata al posto dei capelli, senza che la cosa turbi minimamente gli altri passeggeri. Riflettendoci è possibile parlare di schizofrenia pura, a Londra dopo un po’ non sai più chi sei veramente, se il conservatore da tè alle 5 o il punk con il topo sulla spalla. Passi tranquillamente da Kensington a Camden Town e di volta in volta ti immedesimi nella zona in cui ti trovi.
Una cosa che mi ha sempre fatto impazzire è farmi rapire totalmente nell’atmosfera londinese, riuscendo a captarne le innumerevoli pulsazioni, le variopinte prospettive, la meravigliosa linfa vitale. Comunque la si voglia mettere Londra ti “rapisce” e ti resta dentro per sempre: se chiudi gli occhi e ci pensi vedi il Tamigi, il Big Ben, il Tower Bridge ma anche l’insegna del lurido Subway dove hai trangugiato un sandwich la notte in cui, ubriaco, ti sei perso, o la fumosa stradicciola dove per una volta hai avuto il terrore di incontrare davvero Jack lo squartatore, oppure la panchina del parco dove hai trascorso un intero pomeriggio semplicemente respirando ed assaporando l’aria londinese.
Come dimenticare poi la fragranza delle uova strapazzate con bacon a colazione, il pane tostato con quel burro giallo che, cazzo, in Italia non si trova proprio, o la mitica Backed Potato (o Jacket o come diavolo si chiama!) che non c’è verso, non sono mai riuscito a riprodurre con lo stesso gusto!! E, last but not least, il clima londinese, anch’esso schizofrenico, quell’altrenanza quasi continua di sole e pioggia che fa impazzire chi non ci è abituato ma non smuove di un millimetro chi quotidianamente deve conviverci!
Insomma, non si può dire di aver vissuto veramente senza mai essere stati a Londra… credo!

Massimo Mangani – Altri Lavori

Immagine di: http://www.flickr.com/photos/ru_boff/

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