LIMBO: CAPITOLO 22 – L’Arcobaleno di Cristallo

Al mattino le tracce dei festeggiamenti erano evidenti. Mila sporse la testa fuori dalla tenda e scorse un uomo che riattizzava il fuoco e un paio di donne che raccattavano le stoviglie disseminate per l’accampamento. Nell’aria c’era un piacevole odore di cenere, e un silenzio sereno, appagato. La donna Elenty ripensò alla notte prima, al vino e ai baci del suo amato Druge, alle risate degli Arcon e agli occhi umidi del vecchio. C’era qualcosa in quell’uomo che la incuriosiva.
Druge dormiva ancora profondamente. Lei afferrò la sua tunica e scivolò fuori dalla tenda. Salutò con un cenno l’uomo intento a soffiare sulle vecchie braci, poi si avviò verso la boscaglia per svuotare la vescica. Tornando indietro decise di fare un giro per il campo. Trovò una bacinella di acqua pulita e si sciacquò il viso. La sensazione dell’acqua fredda sulla pelle le fece venire un brivido. Cercò qualcosa per asciugarsi e vide con sorpresa alcuni teli ripiegati su una panca accanto alla bacinella. Ne afferrò uno e alzò lo sguardo in direzione della tenda del vecchio. Era sveglio, a sedere su uno stoino con le gambe incrociate e la testa leggermente alzata verso il cielo, gli occhi chiusi. La sorpresa durò meno di un secondo. Mila si asciugò il viso e s’incamminò verso di lui. Gli uccelli del bosco, silenziosi fino a quel momento, si svegliarono e incominciarono a cinguettare.
«Buongiorno…» salutò il vecchio, rimanendo immobile e con le palpebre abbassate. Mila ricordò di essere un Elenty immortale e si impose di non farsi più sorprendere.
«Buongiorno, come sta?» chiese lei con genuino interesse.
«Bene, la mattina mi sento sempre molto bene. Il problema è che mi stanco troppo velocemente…»
«Capisco…»
«Avete dormito bene?»
«Benissimo, grazie. Temo che Druge non abbia seguito il suo consiglio sul vino. Sta ancora dormendo profondamente…»
«Meglio così. Il sonno è il miglior antidoto contro il vino insidioso» e detto ciò aprì gli occhi e sorrise. Di nuovo la donna Elenty non poté fare a meno di rimanere incantata dallo sguardo di quel vecchio. Aveva la profondità tipica di quello degli Elenty immortali, eppure vi era un dolcezza nuova, una specie di fuoco azzurro, rassicurante ma in qualche modo alieno.
«Oggi arriveremo a Mountoor…» disse lei, lasciando la frase a metà.
«Si, dovremo arrivarci in serata» confermò il vecchio. «Verrete insieme a noi?» chiese.
«Penso di si. Non credo che Druge abbia qualcosa in contrario.»
«Bene. Ci è molto grata la vostra compagnia.»
La donna cercò la frase giusta per affrontare insieme al vecchio alcune domande che la turbavano e che riguardavano direttamente lui, ma si sentiva in difficoltà. Non voleva inclinare gli equilibri di quella bella mattina di sole, il canto degli uccelli e la pace che si era adagiata sul suo cuore. Però non riusciva ad ignorare quel tarlo che le si era insinuato in testa. Ad un tratto, senza pensarci, disse semplicemente: «Chi sei?»
L’Arcon sorrise, un sorriso dolcissimo. «Perdonami se ti rispondo con un’altra domanda, ma secondo te chi dovrei essere?»
«Non lo so, per questo te lo chiedo.»
«Certo che lo sai. Sono il vecchio capo di questa comunità.»
La donna fece una smorfia, pensando che il vecchio si stesse prendendo gioco di lei. «C’è qualcosa di strano nei tuoi occhi. È come se tu fossi un Elenty, anzi, qualcosa di più. Non riesco a capire…» disse poi.
«Mia cara, non c’è niente da capire. Sono solo un Arcon che ha vissuto un po’ più a lungo dei normali Arcon. Tutto qui.»
«Anche Druge è un Arcon immortale, ma non ha il tuo stesso sguardo.»
«Io non so cosa tu riesca a vedere dentro i miei occhi. Non ho alcun segreto, a parte quello di vivere e di gioire della mia vita.»
«Ma…»
«Vedi, anche se sono solo un Arcon credo di aver capito una cosa; a volte si sforzano troppo gli occhi per riuscire a vedere cose che non esistono. Spesso addirittura la nostra mente ci fa degli scherzi e pensiamo di vedere quello che vogliamo vedere, anche se non c’è. Afferra la mia mano…»
La donna sentì uno strano senso di repulsione quando il vecchio le porse la sua mano piena di vene e di rughe. Vinse quella sensazione ed accettò l’invito.
«Adesso fai come me, chiudi gli occhi» disse lui.
Mila abbassò le palpebre, respirò profondamente e scacciò i cattivi pensieri dalla testa, insieme a tutti quei dubbi che la tormentavano; l’inganno di Limbo, il destino di Druge, lo scopo di Ryo e anche l’identità del vecchio. Vuota è la mia mente, pensò. Per un attimo si scoprì a desiderare di non guardare più.
«Va meglio?» domandò il vecchio.
«Si… meglio.» rispose Mila.
Più tardi tornò all’accampamento e trovò Druge sveglio e intento a prepararsi per il viaggio. Nel frattempo gli Arcon della comunità avevano incominciato a smontare le tende e a caricare sui carri le loro cose.
«Dove sei stata?» chiese il guerriero, reggendosi la testa con la mano.
«Dal vecchio…» rispose lei distrattamente.
«E allora?»
«Allora cosa?»
«Hai chiarito i tuoi dubbi?»
«Non ha più molta importanza, adesso…»
Druge la guardò di sbieco, si chiese se doveva preoccuparsi per quella misteriosa risposta ma concluse che la donna sembrava più rilassata del solito e lasciò perdere.
«Andiamo insieme a loro, va bene?» chiese lei.
«Certo. Mi sembra una buona idea» rispose lui, sorridendole. A metà del primo margine del giorno la carovana si mosse lentamente attraverso la valle. Aggirata la collina tutti la videro spuntare sopra gli alberi, celata per metà dalle nuvole. La montagna sacra.
Poi il cielo venne oscurato da una grande ombra. Silenziosa e magnificente, la biblioteca galleggiante passò sopra la processione di Arcon che si muoveva in una lunga e serpeggiante fila verso Mountoor. Mila alzò lo sguardo verso il cielo, meravigliata come tutti gli altri. In quel momento una delle tre torri di vetro che contenevano la storia del mondo andò in frantumi, e una pioggia di schegge sottili venne sollevata dal vento e portata oltre la foresta che circondava la biblioteca. Tutti potettero ammirare l’arcobaleno di mille colori che la pioggia di cristalli formò grazie a raggi del sole nascente, ma nessuno poteva sapere che tra quei riflessi era andata per sempre perduta la storia del vecchio mondo.

Qui termina il secondo libro di Limbo. Nel Terzo ci si avvierà verso il finale di questa affascinante epopea cyberfantasy. Limbo tornerà ad agosto.

GM Willo per Limbo


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2 risposte a “LIMBO: CAPITOLO 22 – L’Arcobaleno di Cristallo

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