RITUALE NEL FIUME

Teresa cercava qualcosa di nuovo che potesse salvarla dall’apatia che la tormentava nei giorni sbagliati, come ad esempio il venerdì sera sul divano davanti alla TV, col volume abbassato e il cellulare in mano a scorrere velocemente la rubrica piena di numeri sconosciuti. Il sabato non era male perché andava a fare visita a sua madre. Nonostante andasse per i quaranta si sentiva sempre la sua piccolina, cosa che ovviamente non avrebbe mai confessato a nessuno. Poi la domenica se la vedeva davvero brutta. Di solito si rigirava tra le coperte fino a mezzogiorno, poi faceva la doccia e preparava un po’ di colazione. Evitava di guardare l’orologio, o almeno ci provava. Sapeva che non le sarebbe piaciuto scoprire quante ore ancora mancavano alla fine della giornata.
Il lunedì tornava a lavoro, felice. Per Teresa il lunedì era il più bel giorno della settimana, ma anche questa era una delle cose che non avrebbe mai ammesso, neanche a se stessa. In ufficio lavorava fino a tardi. Era sempre la prima ad entrare e l’ultima ad uscire e, a parte il venerdì, giorno in cui l’edificio chiudeva alle cinque per le pulizie, lei poteva starsene a scartabellare fascicoli e cartelle fino a sera inoltrata.
Una domenica pomeriggio pianse più del solito e seppe che non poteva andare avanti così. Afferrò il cellulare, aprì la rubrica e incominciò a cercare. Dopo cinque minuti aveva fatto due volte il giro dei nomi, sempre indecisa. Chiuse gli occhi, li sentì frizzare per via del trucco annacquato di lacrime, e continuò a premere la pulsantiera del telefono. “Pronto?” udì ad un tratto, così aprì gli occhi e si accorse di aver chiamato un numero a caso. Lesse il nome: “Patrizia”. Patrizia chi?
“Pronto Teresa, sei tu?”
“Pronto? Si, ciao Patrizia, come stai?”
Iniziò così. In principio gli amici di Patrizia le parvero strani, o forse si sentiva strana lei insieme a loro. Ritrovarsi a trentanove anni ad andare per i boschi e a parlare di energie, flussi e spiriti della natura non era esattamente quello che aveva in mente il giorno in cui si laureò in giurisprudenza, come d’altra parte non era proprio il suo sogno lavorare come impiegata in un ufficio legale. Ma gradualmente la sua vita cambiò, e non in peggio. Incominciò a lasciare il posto di lavoro alla stessa ora dei suoi colleghi. A volte andava a cena di qualcuno del gruppo, leggeva libri nuovi, evitava il divano e la TV. Non c’era solo Patrizia. C’erano Antonella, Giorgio, Mirco, Giulia, tutti suoi coetanei, più o meno. Per San Giovanni andarono a fare un rituale nel bosco, dentro al fiume. Fu una giornata spettacolare. Mentre tornava in macchina verso casa, Teresa si chiese se ci credeva per davvero a tutte quelle cose. Forse, si disse, ma era secondario. Ciò che più importava era che incominciava a piacersi. Per la prima volta dopo tanto, tanto tempo.

Camera: Sony Cybershot

GM Willo per Storie di un ClickAltri Lavori

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