CASTAGNETO

Per andare a casa di Paola facevo la strada del castagneto, uno sterrato dissestato che era diventato col tempo il terrore di tutti gli automobilisti del paese. Tre diverse amministrazioni comunali avevano promesso di asfaltare quella strada, ma in dieci anni nessuno ha mai fatto niente. In Italia cose come queste sono la normalità. Io preferivo così. Meno asfalto c’è meglio è, però avevo anche il vantaggio della jeep.
Da Paola ci ritrovavamo ogni due settimane per fare un po’ di musica insieme. Veniva Ermanno insieme al suo set di percussioni, Michele col Fender, Gianluca con la Roland e il Mac e poi c’ero io con una vecchia Gibson semi acustica che mi aveva regalato mio padre. Paola ci offriva un po’ di tè verde che sorseggiavamo piano in cucina (lei se ne faceva tre per scaldarsi la voce), poi montavamo gli strumenti nell’ampio salotto di casa. In inverno, ma spesso anche d’autunno, il camino era sempre acceso.
Suonavamo un repertorio misto, selezionato insieme. Ognuno sceglieva due pezzi attingendo ai propri gusti, così succedeva di alternare canzoni di Sanremo anni ottanta, per i quali Michele andava matto, con le litanie di Tim Buckley, uno dei miei idoli di ragazzo, per passare poi ai classici di Bacharach. Cercavamo comunque di amalgamare il tutto con un nostro sound, grazie soprattutto ai colori percussivi di Ermanno. Dopo la scaletta ci buttavamo a capofitto su un lunga jam nella quale Paola improvvisava delle splendide linee vocali sulle parole delle sue poesie. Andavamo avanti fino a mezzanotte, tanto la casa era isolata e nessuno veniva a darci noia. Spesso c’erano altri amici insieme a noi. Si mettevano sul divano ad ascoltare, con un bicchiere di vino in mano oppure una birra, un pubblico selezionato con cura, perché nel processo creativo di un gruppo di musicisti l’atto di esibirsi è un qualcosa di secondario. Per questo motivo non ci è mai interessato suonare nei locali.
Dopo il concerto accendevamo la radio. A quell’ora c’era una stazione jazz che passava vecchi pezzi di Coltrane e Monk. Aprivamo un paio di bottiglie di vino buono e parlavamo, non solo di musica. Andavamo avanti fino a quando ci reggevano le palpebre. Di solito quando tornavo a casa il cielo dietro i castagni stava già rischiarandosi. Fu così per diversi anni, non ricordo neanche quanti, poi a Paola le trovarono il cancro. Andai a trovarla più volte nei mesi della malattia, ma prendevo l’altra strada evitando di proposito lo sterrato. Perché quella era la via del castagneto, delle serate insieme, della musica fatta in casa, senza pretese. Era la strada di quelle notti piene di note e di risate, ed io volevo ricordamela così.
Camera: Sony Cybershot

GM Willo per Storie di un ClickAltri Lavori

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Like This!

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...