HOLIDAY INN

Non ero mai stato in un Holiday Inn, credevo anzi che non ci avrei mai messo piede, non per questione di gusti ma di opportunità. Fino a qualche mese fa non avevo alcuna ragione per lasciare la mia casa, il mio lavoro e tutti quei legami costruiti in trentacinque anni di residenza in un piccolo paesino della Maremma. Ma i fulmini a ciel sereno a volte precipitano a terra e fanno un gran chiasso. Qualcuno fa finta di niente, altri invece sono troppo sordi per accorgersene, ma chi è ancora sensibile ai segni del cielo e della terra, capisce subito che questi eventi hanno un significato forte, rivoluzionario. Nel mio caso il fulmine si chiamava Christel, una saetta bionda di Amburgo di dieci anni più giovane. All’inizio tutti e due pensavamo che si sarebbe trattato di una banale avventura. Lei era in vacanza con i suoi amici tedeschi, io facevo alcune commissioni per l’agriturismo nel quale soggiornava. Ci siamo visti, abbiamo chiacchierato con il mio inglese rappezzato, siamo andati a cena e tutto il resto. Un mese dopo è ripartita, come da programma. L’estate è finita, è arrivata la vendemmia e l’olio nuovo, ma io continuavo a pensare a lei, e lei continuava a chiamarmi, a mandarmi messaggi ed e-mail. Le proposi di venire per natale e lei accettò. Mai avrei immaginato che sarebbe venuta a portarmi via, probabilmente per sempre.
Mentre ripenso a quello strano viaggio in Mercedes, mi torna vivissimo il ricordo dell’Holiday Inn sulla Freiburg Karlsruhe, i suoi corridoi asettici, i lucidascarpe elettrici alle uscite degli ascensori, gli inservienti tedeschi gentili ma distaccati. Mentre lei si faceva la doccia aprii una finestra per fumarmi una sigaretta. Il freddo del nord mi accarezzò per la prima volta, un tocco profondo, il graffio di un artiglio di ghiaccio. “Ti ci abituerai!” mi dissi. Perché nella vita ci si abitua a tutto…
Solo, nel salotto del suo appartamento, guardo le acque di uno dei canali del Fleete che si riversano nell’Elba. Il cielo è coperto, come al solito, e anche oggi ci sono appena cinque gradi fuori. Ma qui dentro arde il nostro fuoco, idealistico e un poco ingenuo, ma forte a tal punto da farmi dimenticare il grande inverno e le grandi distanze.

Eccola che apre la porta. La lascio sempre dormire fino a tardi. Mi piace prepararle il caffè e vederla sorseggiarlo con gli occhi ancora assonanti ed i capelli arruffati. Una bellezza solo mia.

Camera Sony Alfa 100 con Obbiettivo Sigma 35/70

GM Willo per Storie di un ClickAltri Lavori

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