IL PROFUMO DEL SANGUE

di Massimo Mangani

Guardo fuori dalla finestra, è una splendida giornata estiva, di quelle da passare sdraiati sulla spiaggia senza pensieri che inquinano la mente. Le sbarre di ferro creano uno spiacevole contrasto con il cielo azzurro, le voci delle altre detenute non permettono alla fantasia di poter spiccare il volo, la sezione femminile del carcere di massima sicurezza viaggia imperterrita con il suo tran- tran. L’unico pensiero che continua a pervadermi è la ragione per cui sono finita qua dentro, come è potuto accadere?
Eppure il piano era perfetto e tutto sarebbe filato liscio come l’olio se non si fosse messo di traverso quell’enigma imprevedibile che risponde al nome di istinto umano e che, come nel mio caso può giocare davvero brutti scherzi. L’idea di eliminare mio marito non era del tutto nuova, l’avevo accarezzata varie volte, se non altro per accaparrarmi la cospicua eredità che mi avrebbe permesso di vivere più che dignitosamente per il resto dei mie giorni. Non che mi mancasse la bella vita, il fatto è che non sopportavo più di essere controllata e soprattutto ero esasperata dalle sue scenate di gelosia ogni volta che lo tradivo con qualche aitante giovanotto. In fondo cosa si aspettava, che rimanessi fedele ad un uomo di vent’anni più vecchio, sposato soltanto per interesse?
Nella mia mente avevo spesso pensato di ammazzarlo, magari manomettendogli i freni della Jaguar ma, non avesse fatto l’errore di ventilare l’ipotesi di un divorzio, probabilmente sarebbe ancora vivo ed io avrei continuato a concedergli qualche misera scopata di tanto in tanto. Purtroppo il caso ha voluto che un bel giorno, tornando in anticipo da un consiglio d’amministrazione, mi abbia sorpresa a succhiare il cazzo a Dragos, il nostro giardiniere, uno splendido ragazzo dell’Est, biondo e muscoloso oltreché appena ventenne. La sua reazione è stata furibonda, dopo aver licenziato in tronco Dragos (della cui assunzione mi ero occupata personalmente), ha iniziato ad inveire contro di me ed alla fine ha promesso che sarebbe andato dall’avvocato.
Quella sera ho pianto tutte le mie lacrime, il pensiero di rinunciare ad una vita agiata, di ritrovarmi a quasi trent’anni a dover cercare uno straccio di lavoro, a non poter più usufruire di carte di credito colme di soldi mi ha fatto letteralmente perdere la testa. Davanti a me si prospettava un’unica soluzione ma era sottinteso che non avrei agito da sola, avevo bisogno di qualcuno su cui far ricadere la colpa. Convincere Dragos non era stato affatto difficile, era bastata una serata al Savoy: cenetta romantica a lume di candela nella suite e poi subito a letto. Per l’occasione mi ero vestita da vera troia, con tanto di giarrettiera e calze di seta nere.
Dopo una scopata memorabile, intervallata da sniffate di coca della miglior qualità, il ragazzo aveva acconsentito ad uccidere mio marito, complice la promessa di una vita agiata insieme ed il consenso a ficcarmi il suo enorme membro nel culo, mossa che avevo conservato per l’occupazione.
Il poveretto non sospettava minimamente che in realtà, secondo il mio piano, per lui ci sarebbero stati come minimo trent’anni, o forse venti con le attenuanti generiche. Il piano fu messo in atto nei minimi dettagli, Dragos avrebbe ucciso mio marito e si sarebbe sbarazzato del corpo… al resto avrei pensato io.
Ora si trattava soltanto di aspettare l’occasione propizia, che si presentò pochi giorni dopo quando il morituro mi annunciò che sarebbe partito per concludere un affare ed al suo ritorno avremmo definito le clausole della separazione. Dragos si era presentato in perfetto orario, aveva portato con sé il mazzuolo da carpentiere e diverse taniche di acido cloridrico, oltre al necessario per ripulire le tracce biologiche. Mentre sistemavamo il materiale e ripassavamo il piano, vuoi per la tensione, vuoi per la coca sniffata la mia eccitazione era giunta alle stelle, inoltre Dragos era vestito con un paio di Jeans attillati che mettevano in risalto un culo perfetto. In quattro e quattr’otto avevo già il suo cazzo fra le labbra, duro e nerboruto ed ero talmente bagnata che dalla mia fica uscivano suoni estremamente imbarazzanti. Rimasi un attimo inibita nel constatare che il ragazzo si era portato dietro anche una 75, ma appena la sua lingua si appoggiò al mio clitoride l’inibizione cedette il passo al godimento.
L’amplesso non durò molto, appena Dragos iniziò a scoparmi udimmo il motore della Jaguar di mio marito sul vialetto d’ingresso; il pensiero di ciò che stava per accadere mi eccitava in maniera anormale. Rimasi seduta sul letto in una posizione volutamente provocante, le gambe larghe rivestite da costose calze nere, il resto del corpo completamente nudo. Sentii la chiave infilarsi nella porta d’ingresso, passi per le scale, la maniglia della camera da letto ruotò.
L’espressione di mio marito mutò repentinamente da accigliata in eccitata, davvero patetico per un omuncolo di cinquant’anni, i suoi occhi dietro le spesse lenti parevano quelli di un maialino. Posò la borsa di pelle, si tolse la giacca ed iniziò ad abbassarsi i calzoni… le sue gambette rinsecchite non reggevano davvero il confronto con quelle muscolose e ben tornite del suo assassino, per non parlare delle dimensioni del rigonfiamento delle mutande.
Fece appena in tempo a fare due passi, poi la mazza da carpentiere si abbatté sul suo cranio fracassandoglielo; sangue, pezzi di cervello e frammenti ossei schizzarono dappertutto, il suo corpo iniziò a vagare per la stanza facendomi tornare alla mente quando da bambina decapitavo i piccioni con la fionda.
Dragos, completamente nudo alzò nuovamente il martello per assestare il colpo di grazia; i muscoli del suo corpo in tensione, la chioma bionda, gli occhi azzurri lo facevano apparire come un guerriero nordico intento ad uccidere un nemico in battaglia. Quell’immagine smosse qualcosa dentro di me, iniziai a masturbarmi a più non posso e quando il giovane mi si parò davanti, ansimante e sporco di sangue, lo attirai a me e lo feci entrare. Dovevo essere talmente assatanata che il suo accenno di protesta si placò immediatamente. Le sue spinte si fecero così vigorose che dovetti sollevare un po’ le gambe per poterle sopportare; ogni tanto lanciavo un’occhiata al cadavere di mio marito disteso in una pozza di sangue e mi eccitavo ancora di più. Mentre venivo in un’esplosione di godimento, sentii urlare anche Dragos e percepii il suo sperma eruttare nella mia fica. Si stese accanto a me: il premio del guerriero!
Dopo pochi minuti Dragos si riprese, si alzò dal letto e si diresse verso il corpo; lo seguii, l’idea era dargli una mano a buttarlo nella vasca da bagno piena di acido. Purtroppo la molla era scattata, non appena il ragazzo si chinò per afferrare i piedi di mio marito, presi il mazzuolo e glielo calai sulla testa con tutta la mia forza, staccandogli di netto un pezzo di cranio. Cercò di rialzarsi nonostante la ferita ma io calai nuovamente il mazzuolo devastandogli il resto della testa… in quel momento ero eccitata come non mai, il profumo del sangue mi faceva bagnare in maniera vergognosa!
Mi buttai nuovamente sul letto masturbandomi come una forsennata, sentivo il bisogno di trasgredire ancora di più… notai la 75 sul comodino, la presi, tolsi la sicura e mi infilai la canna nella fica… Non so come sarebbe finita se dalla porta della camera non avesse fatto capolino il nostro vicino di casa… il proiettile centrò in pieno l’occhio destro e dentro di me pensai : “bel colpo!”
Udii un urlo disperato e qualcuno correre per le scale, con uno scatto fulmineo mi precipitai a ruota, riuscii a raggiungere sua moglie in fondo alle scale e con uno sgambetto la feci rovinare a terra! Non avendo armi a portata di mano le sbattei due volte la testa per terra tramortendola, poi mi sfilai una calza e gliela passai intorno alla gola stringendo a più non posso. La mancanza di respiro la fece rinvenire, cercava di dimenarsi ma io le stavo a cavalcioni sulla schiena… la spina dorsale si contorceva solleticandomi il clitoride, i rantoli della donna mi facevano impazzire… la sua morte coincise con il mio orgasmo!
La polizia mi trovò completamente nuda fuori dalla camera da letto dei vicini che avevo appena massacrato, con la 75 infilata fra le cosce ed il loro figlio dodicenne barricato dentro… piangente… non ricordo esattamente cosa stavo dicendo ma nel verbale di fermo, oltre all’omicidio plurimo mi sono stati contestati gli atti osceni in presenza di minore.
Adesso eccomi qui, nella sezione femminile del carcere di massima sicurezza, in attesa di una visita psichiatrica che probabilmente attesterà la mia infermità mentale… guardo il cielo azzurro attraverso le sbarre… nella mia tasca stringo una forchetta sottratta alla mensa, sono riuscita a renderla affilatissima… aspetto la guardia che verrà a prelevarmi… mi sto bagnando, oh se mi sto bagnando!

Massimo Mangani – Altri Lavori

Foto di Klara Kopf: http://www.flickr.com/photos/klara_kopf/

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