IL VECCHIO ULIVO

I ragazzi saltarono giù dal motorino e procedettero a piedi sullo sterrato che in quel punto diventava più insidioso, con rocce aguzze che spuntavano dappertutto minacciando di bucare qualche ruota. In mano tenevano i caschi e uno di loro c’aveva infilato dentro un sacchetto di plastica contenente un paio di bottiglie di Moretti da 66. La stradina divenne un sentiero e si aprì sulla vallata. Il posto ideale era all’ombra di un vecchio ulivo che s’alzava vigile sul paesaggio, così i due si sedettero sull’erba secca di quel caldo pomeriggio di luglio e aiutandosi con un portachiavi stapparono le due birre. Per un minuto abbondante non parlarono. Bevvero, guardarono e ascoltarono. Ci venivano spesso lassù, specialmente d’estate, perché dopo le cinque si alzava un buon vento e il mondo preparava il teatrino quotidiano del tramonto, che era sempre un grande spettacolo. Di cose ne avevano da parlare, ma chissà perché tutte le volte che si trovavano da soli sotto quel vecchio ulivo, al cospetto della vallata, le parole venivano meno. Allora uscivano fuori discorsi frammentati, mezze frasi colmate da sguardi e lunghi sorsi di birra.
– Stasera chi viene?
– I soliti, credo…
– Ma siamo a casa tua?
– Si, basta non facciate il casino dell’ultima volta…
– Non ti preoccupare, ti aiutiamo a rimettere a posto…
– Si, dite sempre così.
I pensieri volarono via, e qualcuno rimase appeso alle fronde del vecchio ulivo. Poi la solita ombra si posò sui due, come una nuvola improvvisa che oscura il sole.
– È quasi un anno ormai…
– Si…
– Facciamo qualcosa il dodici?
– Che hai in mente?
– Un ritrovo… così per ricordarlo insieme…
– Non lo so… se ci penso sto malissimo…
– Anch’io…
Perché la morte inaspettata di un amico non è un qualcosa che ci si lascia alle spalle così facilmente. Non è la ferita adulta, che col tempo si rimargina lasciando solo una brutta cicatrice. I ragazzi ci stavano convivendo con quella ferita, cercavano di capirla, accettarla, ma giorno dopo giorno, senza che loro lo sapessero, lei li stava cambiando.
– Hai già finito?
– Si… avevo una sete terribile.
– Che facciamo adesso?
– Aspettiamo il tramonto…
A valle un uomo vestito di scuro che non assomigliava per niente a un contadino continuò a falciare con veemenza il grano dorato, ma nessuno dei due ragazzi lo notò.

GM Willo – Altri Lavori

Foto di Willoclick

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