DISCO VOLANTE

di GM Willo

– Tu l’hai visto?
– No, cosa?
– Ma come, era proprio sopra di noi…
– Ma di che parli?
– Il disco volante…
Pilu guardò il Cinne con le palpebre quasi completamente abbassate, piegato in quella posizione arcuata tipica dei tossici. La cenere della sua Marlboro, lunga almeno mezzo dito, imitava la sua postura. Entrambi, uomo e sigaretta, rimanevano ancora integri per una misteriosa forza opposta alla gravità di cui non ci è data sapere l’origine.
– Ma che cazzo dici?
– Ma no, ti giuro, è passato velocissimo…
– Ma te sei andato di brutto…
– Stronzo!
Sopra i due la volta stellata nascondeva un miliardo di misteri, e forse c’erano davvero gli omini verdi che facevano l’occhiolino e giocavano a nascondino. Che importava se un paio di tossici li sbirciavano. Nessuno avrebbe mai creduto a due fattoni. Il Cinne era sempre più convinto, e grattandosi violentemente una coscia rincominciò a parlare.
– C’era una luce arancione che veniva da sotto, cioè da sotto l’astronave, hai capito… e poi le finestrelle sulla parte superiore del… come cazzo si chiama… dello scafo, cioè hai presente una scodella rovesciata?
– Cazzo, ma allora non stai scherzando. Lo hai visto per davvero… – replicò Pilu perdendo lo sguardo già perso nella perdizione dello spazio infinito.
Ai giardini erano soli, le luci erano poche perché tre dei quattro lumi addetti ad illuminare il luogo erano rotti. La condizione era ideale per osservare il cielo se non fosse stato per i lampioni gialli del vicino vialone, quello che collegava la periferia estrema della città con quella meno estrema. E poi c’erano i fari delle Mercedes e delle Bmw che si fermavano ad intermittenza alla ricerca di un po’ di compagnia. Insomma la notte era piena del solito via vai, e i nostri due eroi la facevano da spettatori, tanto per cambiare…
– Certo è proprio un mistero l’universo… – continuò Pilu, cambiando posizione. Il Cinne invece teneva entrambe le palpebre abbassate mentre un rivolo di bava gli pendeva dalla bocca. Sembrò rianimarsi quando udì l’amico, si riaddrizzò un po’ e cercò di rispondere, ma emise solo dei rantoli incomprensibili. Nel frattempo la sigaretta si era spenta, anche se rimaneva saldamente stretta tra l’indice e il medio con i soliti due centimetri abbondanti di cenere.
– Mmmm?
– No, cazzo… dicevo dei misteri…
– Boia! È proprio un mistero…
Ma il vero mistero del Cinne erano le sue scarpe, che continuava a fissare estasiato. Pilu invece era di nuovo in piega, ma trovò lo stesso la forza per accendersi un cicchino.
A cento metri dai due una ragazza appena diciannovenne saliva sul coupè di un vecchio imprenditore della città-bene. A mezzo chilometro Mustafà rifilava una dose tagliata male a un vecchio cliente rompicoglioni. In alto invece, non molto distanti, due omini verdi assistevano alle scene di vita umana che sfilavano sotto di loro schermando l’astronave con un ricavato tecnico tipicamente alieno; il raggio dell’invisibilità.
– Che cazzo ci facciamo qui?
– Ci vediamo gli umani… sono uno sballo, non trovi?
– Guarda che se l’astronave madre ci scopre siamo nei guai…
– Rilassati e passami la roba, dai…
Perché ovunque tu vada, rimarrà sempre un po’ di spazio per viaggiare più lontano.

GM Willo – Altri Lavori

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2 risposte a “DISCO VOLANTE

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