COME FAI A DIRE NO?

di Hermes

“Svegliati…”
Aprii gli occhi e vidi tutto bianco, li chiusi per aprirli ancora una volta. Ancora bianco. Cercai qualche forma familiare e non la trovai, notai con disappunto l’assenza di ogni forma conosciuta intorno a me, piano la mia vista compose forme e il mio cervello diede loro un senso. Aprii la bocca sorpreso, un luogo decisamente meraviglioso.
“Noto che ti piace, in effetti fa questo effetto.”
Con una sorta di curioso disappunto mi accigliai voltandomi verso il mio interlocutore, lui mi guardava con un sorriso benevolo. Chiesi dove mi trovavo.
“Domanda prevedibile, ma ahimè suppongo di non poterti rispondere.” Avrei voluto esprimere a parole i miei pensieri, ma l’uomo sembrava leggermi nella mente e rispondermi con adeguata cura.
L’anziano signore si levò il cappello e si sistemo con cura i candidi capelli bianchi. In modo piuttosto brusco gli chiesi chi era, o sarebbe più corretto dire che lo pensai.
“La tua seconda domanda è senza dubbio ancor più prevedibile della prima, non ti offendere, temo di non poter rispondere neppure a questo tua domanda.”
Mi alzai in piedi prendendo confidenza con il luogo e facendomi un’idea di dove fossi, a parte avere la netta consapevolezza di non conoscere quel luogo, la prima indagine non mi diede molto altro. Trovai un po’ di controllo e riconobbi di essere stato scortese con il signore seduto vicino a me.
“Non ti preoccupare, è educato da parte tua scusarti, ma non c’è motivo.”
Sospirai concedendomi qualche istante per pensare, esposi la mia idea come pensiero. Ero convinto di stare in un sogno. L’anziano uomo annuì.
“Un ragionamento razionale e non privo di una certa logica. Pare che per quanto duri il sogno saremo ospiti di questo luogo, ti andrebbe di passare del tempo scambiando qualche chiacchiera?”
I modi garbati dell’uomo mi misero a mio agio, ciò nonostante gli esposi qualche quesito che parve divertilo.
“No, decisamente non sono Dio, trovo alquanto strana questa tua domanda” disse con ironia guardandomi attentamente prima di continuare. “Immagino che definirmi il frutto del tuo subconscio sia per te una rassicurante domanda, quindi permettermi di lasciarti in un rassicurante dubbio.” Il modo del vecchio mi lasciò più perplesso che rassicurato.
“Mi hai fatto tante domande, me ne concederesti qualcuna anche a me?” Chiese bonario il mio interlocutore. Annuì senza pensare.
“Beh, la mia domanda è molto semplice, come fai a dire no?” Lo guardai senza capire mentre aspettavo che formulasse meglio la domanda che appariva senza significato.
“So che può sembrare strano, ma il negare una scelta consapevole per un essere senziente. Cosa ti fa dire di no?” Non capii e cercai di trovare una risposta. La breve risposta che diedi non lo soddisfece, l’uomo si fece pensieroso.
“Immaginiamolo come un gioco per passare il tempo. Immagina per un attimo che io sappia ogni cosa della tua vita, ogni segreto da quello piccolo e sciocco al più grande e inconfessabile. Cosa ti porta a dire no, e per No intendendo un No consapevole. Perché?”
Mi feci anche io riflessivo, l’uomo sembrava chiedermi una risposta complessa e argomentata che non sapevo ancora se volevo o meno concedergli, pensai a lungo e infine mi decisi a rispondere.
Esposi al mio strano interlocutore il mio concetto, attingendo dal bagaglio culturale e inconscio che ognuno di noi porta con se nell’esperienza della propria vita.
“Sai la tua è una bella risposta, tra le più belle che mi sono state date, ma c’è ancora una cosa che non capisco. Perché sei disposto a dire no, anche se questo comporterebbe per te la certezza di una sofferenza. Non hai già abbastanza sofferto nella tua esistenza? C’è un limite al carico che la tua coscienza può sopportare. Oltre quel no, c’è un si, un po’ come allungare la mano e prendere una cosa alla tua portata, cosa ti ferma?” Risposi in modo brusco dicendo che odiavo fare scelte sbagliate in modo consapevole.
“La consapevolezza è uno stato della nostra coscienza che spesso ignoriamo volutamente, vuoi forse dirmi che non lo hai mai fatto?” L’uomo sorrise e con quello sguardo che fanno gli adulti quando sorprendono un bambino a mentire, mi trovai a disagio.
“Continuiamo il nostro gioco, mi hai detto che pur di fare una scelta giusta, saresti disposto a soffrire per una giusta causa. In effetti questo è molto incline a quel pensiero stoico che sino ad ora hai affermato.” L’uomo schioccò le dita e mi capitò qualcosa. Provai una sensazione di beatitudine che non avevo mai provato in vita mia, lo osservai, lui mi sorrise.
“Questo è un sogno, qui vigono regole strane, quello schiocco di dita ha cancellato tutti i tuoi sensi di colpa, non ti senti forse meglio?” Annuì e gli chiesi come aveva fatto, lui sorrise sornione.
“Posso fare di meglio, guarda ora, via le tue paure.” Avvertii le mie spalle alzarsi, come se un peso invisibile avesse lasciato la mia schiena, respirai sollevato a pieni polmoni.
“Cerca di essere sincero e dimmi se ricordi nella tua vita una sensazione migliore di questa.” Trovai sciocco mentirgli, in effetti aveva ragione.
“Beh, sembra che ti piaccia questo gioco. Bene, pensa come ti sentiresti meglio ti potessi liberare della coscienza, saresti un uomo nuovo.” Scossi il capo e gli chiesi cosa volesse in cambio.
“Molto intelligente da parte tua. Ti faccio una proposta, dopo tutto è molto semplice e affatto onerosa. Saresti disposto a barattare un solo dei tuoi No per tutto questo? Un solo No in tutta un’esistenza è ben poca cosa, chissà quanti ne hai sprecati. Dammene uno!”
Scossi il capo. L’uomo si accigliò
“Non capisco, spiegami.”
L’uomo fu quasi infantile nel porre la domanda, gli chiesi perentorio di restituirmi le mie paure e sensi di colpa, arrivarono tutti insieme e piansi, fu terribile riaverli indietro.
“Sei sicuro che abbia senso questa tua sofferenza? Non pensi forse di caricarti sulle spalle un giogo che non ha senso di esistere?”
Osservai l’uomo e lo vidi per la prima volta, Il mio interlocutore capì subito ed ebbe paura di me, timore che crebbe quando sentì per la prima volta la mia vera voce.
”Tu non sei umano vero? Già diversamente potresti capire, le mie scelte per te avrebbero un senso Non mi guardare cosi, anche altri uomini non le capiscono, ma immagino che tu li abbia già visitati. Attraverso il fuoco, il dolore e la sofferenza, o si perisce, o si diventa qualcosa di nuovo. Tu non accetti facilmente un’anomalia come me? Soffro e non rinuncio ad un attimo del mio tormento, e ognuna delle mie esperienze sono un dolore, una piaga, eppure ognuna di loro mi rappresenta e fa di me ciò che io sono, non vi rinuncerei per nulla al mondo. Il dolore mi ha fatto conoscere la compassione, il vero amore, il senso della giustizia e lo spirito di sacrificio. È un misero prezzo da pagare che chi non si accontenta, altri lo troverebbero insostenibile. Invidia, odio e risentimento mi hanno camminato accanto sussurrandomi con lussuria le loro tentazioni. Non sono un uomo perfetto, la mia vita è uno schifo, ma io sopravvivo grazie a quei No. I No, mi hanno permesso di non perdere la mia coscienza. Li vorresti, ora ho capito cosa sei, non li avrai, ne ora ne mai. Immagino per te sia un bene prezioso. Sono pochi a fabbricare questi no. Tieniti la tua esistenza senza coscienza, mi accontento di pochi attimi di vera felicità, piuttosto che un indotto senso di appagamento privo di colpe. Non fare quella espressione di disprezzo, mi fai quasi ridere, tua è la quasi totalità degli uomini, fattene una ragione, non mi avrai neppure per questa volta. Io mi sono svegliato anche questa volta e conto di svegliarne molti altri.”
Suonò la sveglia, aprii gli occhi, una nuova giornata era cominciata.

Hermes – Altri Lavori

Elaborazione grafica di Willoworld

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