SOLO FINO A UN CERTO PUNTO – VII

 

di Bruno Magnolfi, illustrazioni di Giulia Tesoro

…continua da ieri

Certe volte le giornate sembrano tutte uguali. Pare quasi impossibile che le stesse sensazioni provate per tante volte di seguito continuino a ripresentarsi. Andarsene a letto, addormentarsi con le stesse immagini di ogni sera negli occhi, e poi dormire come sempre, ricercando le stesse posizioni del viso e delle mani per far tornare tutto esattamente lo stesso di ogni giorno.
Certe volte invece di abbandonarmi alle stesse sensazioni e agli stessi pensieri di sempre, mi sforzo di immaginare qualcosa di diverso. Non è facile, è un po’ come nuotare controcorrente, però è piacevole quando riesco a provare la sensazione che qualcosa di importante può essere a portata di mano. Mi sforzo anche di fare progetti, e in questo modo mettere a confronto cose abbastanza realistiche con pensieri completamente assurdi. A volte arrivo a conclusioni talmente improbabili che pare anche a me impossibile. Così metto in relazione i miei pensieri con il modo di essere che era tipico di mia mamma e di mio papà, prima che venissero a mancare.
Penso: “chissà cosa avrebbero detto in questo caso?”, e così trovo una moderazione e una supervisione delle mie riflessioni che non mi fa perdere mai il senso delle cose. E’ come se il loro ipotetico giudizio, a volte anche severo, funga come monito per il doveroso contenimento dei miei voli di fantasia.
Mi sono anche sforzato, qualche volta, per trovare uno stile di giudizio altrettanto moderato anche in altre persone; un modo di pensare e di essere che fosse paragonabile a quello che era dei miei genitori, ma per un motivo o per l’altro mi è sempre sembrato, il loro, il miglior metro di misura.
Così da qualche tempo mi si è conficcata nella testa la credenza che il miglior pensiero al mondo sia quello moderato. Rifletto che mescolando tra loro i vari giudizi di tante persone si arriva ad un pensiero che si innalza cercando di contenerli tutti, e questo punto di arrivo non contrasta con nessuno di loro, mostrando un alto punto di equilibrio. Manca di passione, è vero, un modo d’essere del genere, però permette di mantenere indifferenza e neutralità nei confronti di tutto o quasi.
Sorrido a tutti con la mia certezza in tasca, senza esagerare; vado in ufficio e non ho da guardare nessuno di traverso per i piccoli torti che a volte subisco; incontro i miei vicini di casa che hanno sempre da ridire per quelle rare volte che il mio cane abbaia, per un gatto che sente miagolare o per un rumore insolito, e mi sento al di sopra di tutto questo, quasi superiore nei miei punti di arrivo. Mi sento tollerante, morigerato, a posto e in pace con il mondo.
Però quando vado a letto e cerco di prendere sonno, tutt’altre idee iniziano a passarmi per la testa. Mi sento vuoto nella mia moderazione, e la giornata trascorsa mi appare inutile, priva di elementi significativi che siano in qualche modo ricordabili. E’ assurdo, ma è come se mi mancasse qualcosa di importante, ed il mio sonno arriva in modo agitato, come se qualcosa dentro di me reagisse ai miei comportamenti pacati e tranquilli tenuti durante la giornata. I miei sogni sono forti, a volte violenti, rapidi, tanto da non lasciare traccia nella mia memoria del mattino, solo il sapore di qualcosa che è passato in fretta, ed ha scaricato dentro di me reazioni convulse e contraddittorie.

Ho sognato di starmene in un piccolo albergo di campagna, per non so quale motivo, assieme ad un mio vecchio amico che purtroppo da molto tempo ho ormai perso di vista. Si sta seduti nel giardino, e con tutta la calma che può infondere un luogo come quello, si parla di un vecchio film di cui lui è stato autore. Ma mentre si parla, forse grazie al potere forte di immedesimazione, ci si ritrova ambedue sopra ad un autobus che ci porta da qualche parte poco chiara.
Cambia la scena e ci ritroviamo ai piedi di un enorme palco dove tra poco dovrà esibirsi qualche musicista che però non so chi sia. Io e il mio amico ci muoviamo tra le file di sedie in maniera nervosa, e si continua sempre a parlare di qualcosa, come cercando nervosamente di riempire qualsiasi vuoto ed ogni pausa silenziosa. Lui non mi guarda mai, continua a muoversi e a parlare, gesticolando espressivamente con un’immancabile sigaretta accesa tra le dita.
Ad un tratto io mi ricordo di avergli scritto una lettera, diversi anni fa, alla quale lui non ha mai risposto. Gliene chiedo il motivo, interrompendolo bruscamente e quasi in malo modo, ma lui non dà importanza alla cosa, ed anche adesso, nuovamente, neppure mi risponde.

Mi prende sempre una certa apprensione quando passo davanti al cortile della bicicletta. Mi soffermo sempre un po’ troppo ad osservarne la posizione, ne soppeso ogni particolare e confronto la forma ed il colore con ciò che avevo in memoria. Ho immaginato che qualcuno da qualche finestra possa essere lì ad osservarmi certe volte, senza alcun altro intento se non quello di capire cosa io cerchi, che cosa mi passi per la testa.
Ritengo odioso dovermi difendere da certi curiosi sempre in agguato, ma sicuramente non posso fare molto, se non guardarmi attorno con circospezione cercando di intuire qualsiasi sguardo. Naturalmente il pericolo maggiore da cui mi tengo distante più che da qualsiasi altra cosa, resta l’incontro improvviso e accidentale con lei. Tremo solo all’idea di farmi sorprendere mentre osservo il cortile o la sua bicicletta; non sarei più capace di tornare fino lì se questo succedesse, e meno che mai di metterle un altro biglietto sotto alla leva del freno.
Così rallento impercettibilmente il passo osservando con la coda degli occhi ciò che mi interessa, e continuo ad approfittare del mio cane, che sembra abbia capito, ed annusa con insistenza sempre in quella zona, tanto da farsi richiamare, e invitarlo a continuare dritto per la strada. Sono innocenti sciocchezze, penso, ma non posso fare a meno di rincorrere per tutta la giornata, a volte, quel momento in cui potrò passare da lì. Contemporaneamente rifletto e immagino ciò che potrò scriverle ancora, come e fino a che punto potrò incuriosirla, farle capire quanto possiamo essere simili.
In genere continuo a camminare con il mio solito passo cadenzato, e immagino, tanto per dare colore ai miei pensieri, che lei esca dal suo portone, raggiunga in fretta, senza essere vista, la sua bicicletta ancora fresca delle carezze del mio sguardo, ed arrivando al marciapiede mi osservi allontanarmi lentamente, solo col mio cane. E’ un pensiero così forte, intenso, ricorrente, che certi giorni mi pare sia già accaduto, ed allora sogno accada ancora. Sarebbe come se all’improvviso la mia personalità fosse svelata e riconosciuta degna di attenzione.

Continua

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