EROE PER SCOMMESSA: Quinta Parte

Continua da ieri

EROE PER SCOMMESSA V
di GM Willo

– Chi va là? – chiese una voce da oltre la porta. Numeon intravedeva la luce di una lanterna e l’ombra indistinta che la reggeva. La sua mente lavorava alla massima velocità, ma le sue membra rimanevano immobili, il libro tra le mani, il respiro sospeso.
– Chiunque vi sia, dovrà fare i conti con la guardia reale… – disse la voce, e subito dopo pronunciò al contrario le parole segrete che avevano aperto l’accesso alla biblioteca sotterranea. La pietra si mosse nascondendo lentamente l’ombra con la lanterna in mano. Numeon lasciò cadere il libro e si precipitò verso l’uscita, infilandosi con un salto disperato tra la pietra rotante e lo stipite della porta. Con una spallata fece perdere l’equilibrio al guardiano che cadde imprecando sul duro pavimento. La lanterna andò in frantumi ma fortunatamente lo stoppino si spense prima di incendiare l’olio che si era sparso per terra. Nelle tenebre del corridoio, Numeon allungò la mano sul volto del guardiano, mosse impercettibilmente le labbra e compose un incantesimo. L’uomo provò a reclamare, ma l’effetto della magia lo fece crollare da una parte e sprofondare in un sonno incantato.
Numeon adesso aveva i minuti contati. In meno di un’ora l’uomo si sarebbe svegliato e avrebbe dato l’allarme, ma un’ora forse sarebbe bastata a fare quello che si era prefissato. Uscì dalla biblioteca e oltrepassò il vialone alberato dal quale era sopraggiunto. Agile come un felino, scavalcò il cancello e imboccò la strada per il palazzo reale. Non si mise a correre per non attirare l’attenzione, usò vie secondarie tenendo sempre la testa e le mani basse. Il moschetto era ben nascosto sotto il mantello. Quindici minuti più tardi aveva raggiunto l’entrata del parco che circondava il castello della regina. Un altro cancello, ancora più alto di quello della biblioteca. Il mago dovette attingere alle sue conoscenze magiche per oltrepassarlo senza fare rumore, ed evitare di rimanere infilzato sulle sue punte. Il parco era un giardino botanico che vantava almeno duecento specie di piante. Era il vanto della famiglia reale e dei cittadini della capitale. Numeon sgusciò sotto le fronde di un albero dalle enormi foglie, per poi retrocedere tempestivamente davanti ad una Lindoria, una pianta carnivora capace di divorare un uomo in meno di dieci minuti. Non si fece prendere dal panico e continuò nella direzione in cui pensava si trovasse il castello. La vegetazione occultava la vista, e le tenebre erano quasi solide, ma Numeon aveva sempre avuto un ottimo senso dell’orientamento. Finalmente scorse le luci delle torce che bruciavano appese ai lati del ponte levatoio. La notte il ponte rimaneva sempre chiuso ed era così che si trovava anche in quell’occasione. Un altro problema da risolvere, pensò Numeon, ma non si lasciò scoraggiare. Il palazzo era circondato da un profondo fossato e non sembrava avere altri accessi, ma Numeon sospettava che ci fossero delle grate per ventilare i sotterranei, o almeno lo sperava.
Vi erano due guardie che facevano la ronda attorno al castello. Il mago raggiunse il bordo del fossato nel momento in cui una delle due uscì dalla sua visuale, mentre l’altra doveva ancora svoltare l’angolo. Una manciata di secondi appena gli furono sufficienti a conquistare la posizione che voleva. Scivolò silenziosamente nell’acqua, che gli arrivava poco sopra il petto, ed iniziò a guadare il canale. L’odore nauseabondo dell’acqua stagnante mischiata agli scarichi dei pitali era a dir poco insopportabile, ma Numoen si era trovato in situazioni peggiori di quella. Per evitare che l’acqua inceppasse il moschetto, teneva la sua arma sopra la testa. Le guardie non potevano vederlo perché il fossato era ammantato di ombre. Dall’altro lato vi era una banchina larga meno di un metro che girava intorno all’edificio. Numeon iniziò a percorrerla facendo attenzione a non farsi scoprire.
Trovò subito ciò che cercava, un cancello di ferro chiuso da un pesante lucchetto. Afferrò con entrambe le mani il catenaccio arrotolato intorno all’inferriata, chiuse gli occhi e sussurrò qualche parola. Nei suoi palmi sentì il metallo cedere con uno schiocco. Rapidamente, ma sempre senza far rumore, oltrepassò il cancello imboccando l’oscuro corridoio dei sotterranei del palazzo. Preferì avanzare al buio che rischiare di accendere una luce incantata. Intuì dall’intenso odore di formaggi stagionati, che doveva trovarsi vicino alle dispense del castello. Il corridoio terminava davanti ad una porta di legno da sotto la quale proveniva un filo di luce. Numeon accostò l’orecchio alla porta ma non percepì alcun suono. Con cautela girò la maniglia ed entrò in un ampia stanza, illuminata fiocamente da una torcia appesa a una parete. Era in effetti la dispensa del castello. Sacchi di iuta ricolmi di noci e castagne, botti di vino e di birra, salumi e prosciutti appesi al soffitto e un’ampia scaffalatura occupata da svariate forme di formaggi. A Numeon venne l’acquolina in bocca.
Nella tenue luminescenza il mago riuscì a muoversi più velocemente. Imboccò una rampa di scale che saliva al piano di sopra, percorrendo gli scalini con la delicatezza di un gatto. Conosceva solo una parte del palazzo, quella riserbata alle prigioni, e il percorso che aveva fatto in compagnia delle guardie quando lo avevano portato al cospetto della regina. Il castello era una costruzione massiccia, la più grande di tutta la città. Al tempo dell’impero l-intero edificio era di proprietà della famiglia reale, ma adesso i primi due piani erano al servizio degli enti cittadini. Solo il terzo ed ultimo piano era riserbato alla famiglia reggente, ed era lassù che si trovavano gli appartamenti di Aliana e dove, presumibilmente, si trovava la camera da letto del ragazzo.
Raggiunse le cucine e proseguì sicuro oltre un corridoio che immetteva nella mensa delle guardie. La trovò vuota, ma sentì dei rumori provenire da oltre una porta. Intuiva che durante la notte almeno una decina di guardie rimanessero regolarmente dentro al castello, ma dopo l’incursione dei briganti, la regina doveva aver come minimo raddoppiato quel numero.
Aveva un piano, e come tutti i piani non era esente da rischi. Volutamente ribaltò una delle sedie della mensa, che cadendo sul pavimento piastrellato provocò un tonfo secco che rimbombò nella stanza. Numeon si appiattì dietro un armadio pieno di stoviglie, mentre il chiacchierio delle guardie si interrompeva. La porta venne aperta e due figure fecero il loro ingresso nella mensa.
– Chi va là? – chiese una di queste. Numeon attese paziente che i due si chiudessero la porta alle spalle.
– Forse era un gatto… – suggerì l’altra guardia.
– Meglio andare a vedere nelle cucine… – Poi i due chiusero la porta e attraversarono la sala. Numeon, appena li ebbe entrambi nella sua visuale, lanciò loro un incantesimo di sonno, l’ultimo che gli era rimasto. I suoi poteri, come quelli di ogni mago, erano limitati.
I corpi dei due uomini si afflosciarono al suolo come delle vesti vuote. Subito il mago li trascinò fuori dalla mensa, oltre il corridoio fino alle cucine. Qui si sfilò gli indumenti ancora bagnati ed indossò quelli della guardia che calzavano meglio. Poi, concentrandosi sul volto dormiente dell’uomo, prese le sue sembianze. Era un incantesimo complesso che poteva avere anche alcune fastidiose ripercussioni. Una volta si era slogato malamente la mascella e ci era voluto un mese perché il dolore se ne andasse.
Grazie a quel travestimento, uscì dalla mensa e si trovò nell’atrio del castello, quello dove si trovava la rampa di scale che portava ai piani superiori. Due guardie gli andarono incontro.
– Ehi Audar, dove è andato Uilair?
– Doveva svuotare la vescica – rispose prontamente il mago, intuendo che Uilair doveva essere il nome di una delle due guardie che adesso dormivano beatamente nelle cucine.
Numeon attese che i due si dileguassero in un corridoio laterale ed imboccò la scalinata che portava al piano di sopra. Anche se travestito da guardia, salì lentamente ed in silenzio per evitare di dare nell’occhio. Due soldati di ronda al piano superiore passarono vicino alla rampa ma non lo scorsero. Il mago conquistò la seconda scalinata e si avviò verso gli appartamenti della regina. Un piccolo manipolo di uomini sostava sul pianerottolo del secondo piano, di guardia agli appartamenti reali. Cinque uomini in totale, tre dei quali giocavano a carte attorno a un tavolino, mentre gli altri due montavano rigorosamente la guardia ai lati della porta che immetteva nel salone delle udienze. Un soldato con i gradi di capitano si girò verso l’uomo che saliva le scale.
– Audar, c’è qualcosa che non va? – chiese, lasciando le sue carte coperte sul tavolo.
– Sto cercando Uilair, il mio compagno di ronda. Mi ha detto che andava alle latrine ma non riesco più a trovarlo. Pensavo fosse qui… – Rispose Numeon, coprendo con passi lenti e precisi la distanza tra lui e il tavolino.
– No, qui non si è visto – disse il capitano con un’alzata di spalle. Poi riafferrò le carte e tornò a giocare, o almeno quella fu la sua intenzione. Le sue membra si tesero appena sentì il freddo metallo del moschetto di Numeon toccargli la nuca. Il mago lo aveva estratto da sotto la divisa così rapidamente che nessuna delle guardie ebbe il tempo di reagire.
– Dite solo una parola e faccio esplodere la testa del vostro capitano – sibilò tra i denti il mago. Un silenzio carico di tensione nelle sale del castello. Numeon sentì una goccia di sudore colargli da una tempia. “In che guaio mi sono cacciato”, si sorprese a pensare, poi tornò a concentrarsi sui volti delle guardie, sulla porta che dava accesso alle stanze di Aliana e sul grilletto del moschetto su cui era appoggiato il suo indice. Queste furono le ultime tre cose che riuscì a ricordare al suo risveglio, perché il colpo alla testa che lo sorprese da dietro e lo fece stramazzare al suolo non riuscì proprio a sentirlo.
Fuori intanto un tuono annunciò l’arrivo della tempesta.

Continua

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