CALOR BIANCO

di Gert dal Pozzo

Da leggere con Scary World Theory dei Lali Puna come colonna sonora

Le foglie verdissime stormiscono al vento, in alto, sopra le loro teste. Avanzano vicini sul vialetto di ghiaia bianca che scricchiola sotto i loro piedi. Lui gesticola, appassionato dal suo discorso. Lei lo ascolta attenta, concedendogli, di quando in quando, lunghi, profondi sguardi castani. Sorride impercettibilmente mentre lui, per vie intricatissime raggiunge le sfere celesti argomentando dei massimi sistemi.
Un cigno incede, bianco, nel piccolo laghetto recintato da una staccionata di legno grezzo. Alberi dai tronchi scuri e umidi sporgono le loro chiome sopra di esso, evocando una frescura rilassata.
Il sentiero li ha condotti entro una piccola grotta di pietra, ammorbidita da sbuffi muschiosi.
– Che bello questo posto… ci sono sempre passata vicina, ma non ci sono mai entrata.
Lui smette di parlare, si guarda intorno. Il vecchio custode armeggia con un grosso paio di cesoie nella serra addossata al muro perimetrale. Una giovane donna viene loro incontro spingendo una carrozzina. Il bambino che vi dorme è incredibilmente ricciolo. Lontano, dall’altra parte del parco, il suono ritmico di bonghi ed un chiacchiericcio allegro. Il verde è talmente acceso che sembra avere vita a se, sembra liquido, sembra che possa gocciolare dalle foglie ad ogni refolo. La pioggia, le gocce calde e rade, cessata da poco, ha riempito l’aria di odori: l’erba, la terra, la polvere, l’asfalto appena oltre il muro, il cemento del muro stesso.
Raggiungono una panchina, si siedono, in silenzio. Lei guarda il cigno sulla riva sassosa del laghetto. Con l’ala alzata si liscia il piumaggio. Con una mano si sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Restano in silenzio. Lui è nervoso, lascia che lo sguardo vaghi intorno senza posarsi su nulla per più di qualche istante. Il silenzio lo spaventa, lo atterrisce. Lei sente il suo nervosismo, la diverte. Si volta ad incontrare il suo sguardo, ancora quel sorriso appena accennato sulla labbra. A lui quel sorriso pare ad un tempo dolcissimo e terribile, quelle labbra morbide, si piegano in una curva tanto delicata quanto tagliente. Il viso è caldo, più di quanto la temperatura dell’aria non giustifichi. Il cuore risale fastidiosamente l’esofago.
– Cosa dicevo…?
Disingaggia il suo dallo sguardo di lei.
– Non resisti per molto tempo.
Perplesso torna a guardarla.
– Non resisto a cosa?
– Non resisti per molto al silenzio. Credi di dover dire sempre qualcosa di intelligente? Credi davvero di poterci riuscire?
– Io…
Lo sguardo torna a fuggirla, l’espressione si rabbuia.
– Pensi che qualcuno possa riuscirci davvero, ma soprattutto, credi sia così importante, che sia necessario, che abbia un senso?
Lui rimaneva in silenzio e fissava la ghiaia. Lei ancora manteneva il sorriso appena accennato e l’aria tranquilla, ma cominciava a preoccuparsi, a temere di essere stata troppo brusca. Le era venuto spontaneo rispondere così. Per qualche motivo che non riusciva a spiegarsi, era convinta che anche lui si aspettasse, addirittura che desiderasse essere fronteggiato in quel modo.

Da quando lo aveva conosciuto, appena tre settimane prima, per caso in un locale, ne era rimasta subito affascinata. Lui aveva bevuto qualche birra di troppo e probabilmente questo gli aveva dato una mano a trovare il coraggio per lasciare i suoi amici e andarsi a sedere al tavolo dove lei sorseggiava un cuba.
Era sola quella sera, ogni tanto le piaceva uscire a fare quattro passi, ma la pioggia improvvisa l’aveva costretta a riparare nel bar. Lui si era seduto, l’aveva guardata per qualche minuto con sbilenca intensità, poi, a bruciapelo, tutto serio le aveva chiesto:
– Che ne pensi della solitudine?
Da quella inusuale domanda era iniziata una lunga chiacchierata che, partendo dal tema originario, aveva poi toccato praticamente qualsiasi ambito.
Inizialmente stranita e anche un po’ preoccupata, non aveva potuto evitare di farsi prendere dal discorso. Parlando lui usava spesso termini eccessivamente ricercati e sembrava che lo preoccupasse parecchio l’idea di non sembrare abbastanza intelligente ed interessante. Ciononostante i suoi intricati ragionamenti erano molto lucidi, stimolanti, originali, ma soprattutto le sembrava di poter percepire la passione con la quale li aveva elaborati, passione con la quale argomentava e riusciva a rendere chiare anche le affermazioni più astruse.
Avevano parlato per oltre due ore, senza che lei se ne accorgesse. Lo salutò, lui le chiese se volesse essere accompagnata, ma lei declinò, aveva smesso di piovere. Negli occhi di lui, sotto l’euforica umidità dell’ebbrezza, per un attimo passò un lampo di delusione.
– Senti, ti va se domani pomeriggio prendiamo un caffè?

I loro incontri a seguire non avevano fatto altro che confermarle l’impressione che aveva avuto. Le piaceva stare con lui, passava da momenti di umorismo paradossale a momenti di profondità a volte gratuita. Poteva sembrare saccente, e forse un po’ lo era, ma tutte quelle improbabili, singolari nozioni, riguardanti gli argomenti più disparati parevano connesse tra loro, in un unico flusso di pensiero che riusciva ad essere in qualche modo coerente… armonioso.
Lui la faceva sentire bene, la stimolava, la intrigava, la divertiva e, in un modo che non riusciva a spiegarsi, riusciva a anche a tranquillizzarla… eppure… eppure anche quella sua ossessione di non apparire all’altezza, quella sua insicurezza, la paura che il contatto con lei sembrava provocargli e che si scontrava con l’evidente attrazione, anche tutto questo si confermava. Lei non riusciva a capire il motivo di tutto questo, la incuriosiva e a volte la innervosiva pure. Si divertiva di quando in quando a stuzzicarlo, rispondendo in modo opposto a quello atteso alle domande retoriche che ogni tanto infilava, a caccia di conferme, nei suoi torrenziali discorsi o mettendolo in imbarazzo con quesiti impertinenti che lo coglievano alla sprovvista. Il fastidio, per quel poco che ne aveva manifestato, era stato solo iniziale. A lui quel gioco sembrava piacere molto, tanto che a volte era come se le fornisse le occasioni per portarlo avanti. Dal canto suo lei si era lasciata prendere la mano sempre di più, senza preoccuparsi di stare esagerando… fino a quel momento.

Mentre lui le nega i suoi occhi, persi nel vuoto tra i sassolini bianchi del sentiero, il sorriso impertinente di lei va sfumando. Una punta di rimorso comincia a gravarle nel petto: “e se avessi esagerato?”. Ha voglia di chiedere scusa, di abbracciarlo, di dirgli che non voleva ferirlo.
Non sorride più, lo guarda e allunga una mano verso di lui. Improvvisamente lui si gira, la fissa intensamente negli occhi profondissimi, scuri nella fresca ombra di quell’antro. Lo sguardo sembra durare un tempo infinito. Il cuore di lui batte forsennato, tanto forte da sbilanciarlo. La decisione l’ha già presa, oramai è irreversibile, ma il tempo che si dilata lascia spazio ad una paura infinita.
Lei lo fissa, non capisce, accade tutto troppo velocemente perché possa pensare, solo… nei suoi occhi vede una luce strana, una determinazione, una… chiarezza, simile a quella della prima sera, ma molto più intensa. Lui si sente cadere verso di lei, verso le sue labbra così morbidamente dolorose, verso i suoi occhi, stelle di luce scura. Con una mano le cinge il fianco, con l’altra le accarezza la guancia… e la bacia, con delicatezza. Per un istante per lei c’è solo il calore, il calore e come tensione elettrica a fior di pelle. Sotto le labbra di lui, così delicate, sente una passione, un desiderio che contiene a stento, aspettando d’essere ricambiato. L’istante dopo anche le braccia di lei cingono lui e la sua bocca si fa vorace nel cercare quella passione e quella passione scatena. Ora entrambi bruciano e in quella fiamma tutto il resto scompare, resta solo la fisicità unica e inequivoca dei loro corpi, congiunta nel punto perfetto e cangiante del desiderio reciproco.

Gert Dal Pozzo – Altri Lavori

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