ALIEN/IDEM

di Gert Dal Pozzo

“Veramente strano…” disse l’alieno.
“Occasionalmente mi faccio di beat, occasionalmente però, mai con troppa assiduità o regolarità: l’estraniazione è il mio pane, l’estraniazione è il mio pene.”
Rosso l’alieno… rosso, il colore della passione, della rabbia, della vita. “Rosso è il sangue. Il sangue scorre sotto la pelle. La vita scorre sotto la pelle.”
“La certezza non è mai più che un istante, ma gli istanti possono dilatarsi… si dilatano si, ma mai all’infinito”
“La vita è ordine, la vita è caos. Il cambiamento e la stasi copulano allegri, fottendosene della limitatezza nel concepire di chi li guarda, copulano e figliano vita, esistenza. Stremati sognano il possibile dopo aver generato il reale.”
Ancora si interroga l’alieno mentre avanza per vicoli brulicanti, scuri e bui, illuminati da infiniti mozziconi ardenti, da infiniti occhi lucenti.
“E’ umido…” Nota l’alieno… e avanza. I corpi sono avviluppati e sporchi, unti mentre scivolano l’uno sull’altro.
“C’è dolore e sofferenza…” Dice, “C’è godimento e desiderio…”
Scende scale larghe e tortuose, un budello nel ventre di palazzi altissimi, grigi, fatiscenti e gravi di muschi. La luce è molto più alta, nebulosa. In quelle profondità i corpi sono molteplici, in ogni angolo e anfratto, abbandonati su ogni gradino, adagiati contro muri di mattoni sbrecciati. Si muovono i corpi, ora sincopati, ora sinuosi, l’uno sull’altro e tra loro. Cala l’alieno in quei visceri urbani. Distinto si sente il suono… il beat… le pareti vibrano… ogni cavità di quei corpi è cassa di risonanza per quella vibrazione profonda.
Ora batte anche dentro l’alieno. Un’alta arcata, appuntita e stretta alla fine di quella scala. Oltre la soglia il buio e totale, ma si sente frescura, un fluire liquido, uno sgorgare, un odore penetrante che gli sommuove i visceri, ma è profumo, solo molto più interno e carnale. Varca la soglia l’alieno e sparisce nel suono, sparisce nell’odore, sparisce nel contatto e nel calore, nell’oscurità umida… e non è più alieno.

Gert Dal Pozzo – Altri Lavori

Questo racconto fa parte della raccolta: Il Giardino del Mago

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