IL TERRORE NON AVRÀ FINE II

…CONTINUA DA IERI…

“L’ITALIANO”

(In un fast food “Punjab Kebab”-periferia Sud di Firenze)

Mentre addentava la sugosa piadina ripiena di kebab e salse varie, frutto del miscuglio “etnogastronomico” all’italiana (chissà a chi era venuta per primo l’idea di ficcare del kebab dentro la piadina romagnola), l’Ispettore capo Lorenzo Rizzi rifletteva sul colloquio avuto poche ore prima con i suoi superiori.
Da un lato era piuttosto soddisfatto che avessero scelto lui per quella missione, ma si rendeva perfettamente conto che i rischi che avrebbe corso sarebbero stati enormi.
Del resto anche la prima volta che aveva arrestato Nusreddin Gezgin, non solo aveva rischiato di rimetterci la pelle ma poi era finito in guai grossi.
Per la verità tutto si aspettava meno che durante una normale operazione antidroga, fra gli arrestati fosse finito per caso uno dei più pericolosi terroristi islamici al mondo, rifugiatosi a Firenze per nascondersi da una dozzina di polizie internazionali che lo cercavano per tutto il medio oriente. L’operazione era stata normale routine e gli immigrati nordafricani che gestivano il racket, sorpresi nel sonno in una pensioncina di via Nazionale, non avevano opposto alcuna resistenza all’arresto.
La loro mitezza era parsa fin da subito molto strana, soprattutto quella di un ragazzo tarchiato, con la barba lunga e la pelle molto scura, tipica di alcuni paesi asiatici, il quale cercava di far di tutto per assecondare gli agenti che, dopo averlo perquisito, lo avevano fatto salire su una volante.
Che qualcosa non tornasse in quell’individuo era fin troppo palese, non fosse altro per il fatto che sicuramente non proveniva da un paese nordafricano, ma piuttosto dall’India o dal Pakistan.
Poi, durante il trasporto in questura era avvenuto il fattaccio: l’uomo, probabilmente ben addestrato in qualche campo di Al Qaeda, era riuscito a liberarsi delle manette e con un temperino sfuggito al controllo degli agenti, aveva ferito alla gola il sovrintendente che guidava l’autopattuglia, facendola sbandare.
Fortunatamente l’urto contro l’albero non era stato eccessivamente forte e ne erano usciti tutti pressoché incolumi, compreso il prigioniero.
Ricordava di averlo guardato fuggire in mezzo a viale Strozzi, facendo un pericoloso slalom fra le auto, cosa che che rendeva impossibile potergli sparare senza il rischio di colpire qualche automobilista.
Nel frattempo le volanti che seguivano si erano fermate per dare l’allarme, mentre la pattuglia di motociclisti che chiudeva il “corteo” si era lanciata all’inseguimento dell’uomo.
Il collega ferito rantolava e per un po’ gli altri poliziotti credettero che stesse per morire, fin quando si resero conto che lo squarcio fortunatamente era superficiale e la carotide non era stata recisa.
Il fuggiasco era stato catturato qualche ora più tardi, mentre all’aeroporto di Peretola cercava di acquistare un biglietto per Monaco di Baviera.
All’arrivo in questura ricordava di essersi subito reso conto dell’aria pesante che tirava, i suoi superiori parevano contrariati per qualcosa e, fatto alquanto anomalo, pur essendo appena l’alba era già presente nel suo ufficio il signor Questore.
Il Commissario Biancone, suo diretto superiore, lo aveva convocato urgentemente per comunicargli che, visto che l’arresto era stato operato dai suoi uomini, spettava a lui condurre il prigioniero, cui nel frattempo era stata data l’identità di “Nusreddin Gezgin” nel carcere di Sollicciano.
Mentre parlava, gli occhi del Commissario lo evitavano… percepì puzzo di inghippo nell’aria…
Espletate tutte le pratiche di rito, aveva preso in custodia l’uomo ammanettato seguendo il Commissario nel parcheggio.
L’aria era sempre più pesante, mentre attraversavano i freddi corridoi della Questura, sentiva gli sguardi dei colleghi puntati su di lui, quasi fosse un “dead man walking!” Un’auto scura li stava aspettando con il motore ed il lampeggiante magnetico accesi.
Aveva fatto salire Nusreddin sui sedili posteriori tenendogli una mano premuta sulla testa… forse a causa dell’oscurità non aveva riconosciuto nessuno degli uomini sulla macchina, probabilmente erano agenti della Penitenziaria.
Si era seduto accanto al guidatore che vestiva in borghese, anche se i suoi abiti erano davvero insoliti: completo nero, camicia bianca ed occhiali fumé… alle 6 del mattino! Erano partiti sfrecciando per le stradine strette del centro, il lampeggiante che illuminava ad intermittenza quella fredda mattina invernale, una sottile pioggerella che ticchettava sul vetro anteriore.
Si era assopito, quando si rese conto che qualcosa non andava era troppo tardi…
Interruppe quei pensieri, la piadina stava per finire, fuori dal fast-food il traffico sul viale Giannotti si attenuava man mano che il cielo si faceva arancione… i tramonti estivi a Firenze sono fantastici, anche su un anonimo viale di periferia!

…continua a leggere…

Massimo Mangani – Altri Lavori

Immagine di Adelight: http://www.flickr.com/photos/adelight/

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3 risposte a “IL TERRORE NON AVRÀ FINE II

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