IL TERRORE NON AVRÀ FINE V

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“RICORDI….”

(Passeggiando verso casa-Firenze)

Uscito dal “Punjab Kebab” l’ispettore Rizzi decise che la cosa migliore da fare per smaltire la piadina sarebbe stata quella di coprire a piedi la distanza che lo separava da casa sua. Solitamente adoprava la bicicletta per spostarsi in città, o meglio ne utilizzava due, una MTB Atala con il bel tempo ed una olandese nera quando pioveva. Comunque andasse la bici era da sempre stata il suo mezzo di trasporto preferito, sia perché gli permetteva di tenersi in forma, sia per il notevole risparmio economico cosa che, con lo stipendio da poliziotto non guastava di certo.
Quella sera non aveva né l’olandese né la MTB poiché, per una sfortunata serie di eventi si erano rotte entrambe e adesso erano dal meccanico. Il sole era quasi del tutto scomparso all’orizzonte ma la temperatura continuava a rimanere torrida; sentiva il sudore appicicarglisi addosso e la cosa non gli piaceva affatto, gli sembrava di essere maledettamente sporco. Mentre camminava sull’asfalto ribollente il calore del giorno, riprese a pensare all’avventura dell’arresto di Nusreddin…

…si era accorto troppo tardi che la macchina aveva proseguito sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno invece di imboccare l’uscita di Scandicci, verso il carcere di Sollicciano. Istintivamente si era voltato all’indietro e con orrore aveva constatato che il prigioniero era stato incappucciato e che probabilmente era svenuto o addirittura morto!
-“Maledizione, che cazzo avete fatto? Qua finiremo tutti sotto processo…”
Con il cellulare in mano aveva iniziato a comporre il numero della questura, poi improvvisamente una fitta al collo gli aveva fatto lasciare la presa… l’ultima cosa che era riuscito a vedere con la coda dell’occhio era l’ago luccicante di una siringa da insulina…
Si era risvegliato con le mani legate in quella che pareva una branda militare, il buio pesto ed un odore terribile di sudore stagnante lo avevano fatto vacillare. Inizialmente non riuscva a capire dove potesse trovarsi, poi pian piano realizzò di essere vicino ad un aeroporto. Tentava di mantenersi calmo ma in realtà era terrorizzato, cosa gli avrebbero fatto? Rivide nella mente le immagini degli ostaggi in mano ai terroristi afghani cui era stata tagliata la gola…
Mentre cercava di alzarsi sentì aprirsi una porta e si rese conto che il buio dipendeva dal fatto di avere qualcosa sugli occhi… lo avevano bendato. Passi pesanti si avvicinarono, due mani lo afferrarono per i polsi costringendolo a mettersi in piedi… meglio non reagire. Finalmente la benda gli fu tirata via, si trovò davanti ad un uomo vestito come quelli che lo avevano portato fin lì, era più basso di lui, piuttosto tarchiato, dalla carnagione scura… classico tipo mediterraneo.
-“Scusi per nostro tratamento, ni dovevamo no dare nell’occio”- La voce era profonda, gentile e ferma allo steso tempo, l’accento marcatamente americano… il tizio non pareva un terrorista.
-“Vorrei sapere chi cazzo siete, perché mi avete portato in questo posto e cosa volete da me…”
-“Scusi per no mia presentation, you know, tuto cvesto dovrà rimanere secreto, mio nome è Jack Manganelli sono detective de FBI”- mentre lo stava dicendo aveva tirato fuori il tesserino… uguale a quelli dei telefilm, wow!
-“Noi volevamo priggioniero, miei coleghi de CIA hano portato cvi, lei tra poco torna libero, all right!” Nonostante le rassicurazioni sapeva che i problemi non sarebbero finiti.
Manganelli, di origine italiana gli aveva spiegato che Nusreddin era uno fra i più pericolosi terroristi islamici in circolazione, accusato di decine di omicidi ed implicato in svariate stragi era ricercato da diversi anni. Dopo l’arresto la sua identità era stata comunicata da un informatore agli agenti della CIA in servizio al Consolato americano di Firenze. Subito la macchina dell’Itelligence si era messa in moto e la questura era stata sottoposta ad un bombardamento di “telefonate importanti” affinché Nusreddin fosse consegnato agli americani. Questo spiegava il clima pesante che aveva trovato quella mattina negli uffici, ed anche la presenza straordinaria del Questore.
Ovviamente la cosa non poteva esser fatta alla luce del sole, e così la CIA aveva organizzato quella messinscena, raccomandandosi di non avvisare in alcun modo il poliziotto incaricato della traduzione in carcere, onde evitare un possibile rifiuto. Manganelli in quel momento si trovava in Toscana per far visita a dei parenti ed era stato subito prelevato e condotto in quella che, ormai era chiaro, costituiva uno dei presidi militari USA ancora esistenti in Italia: la base di Camp Derby.
Nusreddin tra pochi minuti sarebbe stato in volo verso Guantanamo…

Immerso in quei ricordi, risalenti a qualche anno prima, Rizzi era arrivato a casa, ciò gli metteva sempre un po’ di tristezza dato che non c’era nessuno ad aspettarlo… “single per scelta” …bella cazzata!
Mentre saliva le scale pensava a Nusreddin ed al fatto che in un modo o nell’altro era nuovamente in circolazione ed era necessario dargli la caccia!

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Massimo Mangani – Altri Lavori

Foto di Jed Baxter: http://www.flickr.com/photos/jedbaxter/

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