IL TERRORE NON AVRÀ FINE – XII & XIII

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“INIZIANO LE INDAGINI”

(Uffici della Questura-Firenze)

Dopo la notte pressoché insonne, Rizzi si era alzato presto, aveva come al solito fatto un’abbondante colazione con pane, burro, marmellata, caffé forte e latte freddo e si era messo in moto. La temperatura era già estremamente elevata e quel senso di “appiccicume” sulla pelle non lasciava tregua un istante. Aveva preso l’autobus per arrivare in ufficio, non vedeva l’ora di riprendere le biciclette dal meccanico poiché aveva impiegato un tempo assurdo per percorrere pochi chilometri, per di più pigiato come una sardina. Una volta dietro la scrivania accese il computer e controllò le mail, il fascicolo su Nusreddin era arrivato e fortunatamente possedeva il programma per decriptarlo. Lo lesse con crescente orrore, si domandava come un uomo potesse essere capace di compiere tali nefandezze, tralasciò le fotografie, sapeva che gli avrebbero tolto il sonno per settimane.
Non sapeva assolutamente da che parte cominciare, l’unica cosa che gli venne in mente fu di tornare alla pensione dove aveva arrestato Nusreddin e tentare di scoprire se all’epoca ci fossero anche possibili complici che gli erano sfuggiti. Benché fosse passato qualche anno, l’archivio telematico avrebbe dovuto essere ancora intatto ed un controllo incrociato con l’Interpol e l’FBI forse avrebbe condotto a qualcosa di utile per partire con l’indagine. In fondo tutti si erano concentrati soltanto su Nusreddin ma nessuno si era premurato di controllare approfonditamente gli altri fermati che se l’erano cavata con pochi mesi di galera ed un rimpatrio nei rispettivi Paesi d’origine.
Al Quaeda tuttavia operava anche in Nord Africa e spesso alcuni suoi membri si infiltravano in organizzazioni criminali per confondersi meglio rischiando al massimo di essere rispediti al mittente. Decise di aspettare che un paio di agenti fidati prendessero servizio, poi avrebbe fatto una visitina giù in centro sperando di trovare qualcosa… ancora non sapeva a cosa stava andando incontro!

“IL PREMIO”

(Un appartamento a Ciudad Juarez)

Le ragazze erano state portate nell’appartamento da Rodriguez, tutte giovanissime fra i quattordici e i diciannove anni oltre ad una bambina di circa dieci, destinata al più piccolo della banda. Il “premio” per la missione andata a buon fine, quello di cui gli spietati killer dei Locos avevano bisogno per ristorare i loro corpi provati dalla battaglia. Quella sera fiumi di coca, cerveza e sperma sarebbero scorsi nella casa, fra grida di piacere e urla di dolore, fino all’alba ed anche oltre. Le ragazze sarebbero state al gioco, ignare della fine che le aspettava; dato che non era possibile lasciare testimoni scomodi, sarebbero state tutte uccise senza pietà.
Per la maggior parte erano figlie di famiglie povere della città che sopravvivevano facendo lavori umilissimi ed arrotondavano prostituendosi; non era difficile reclutarle per i festini, bastava la promessa di qualche dollaro, che ovviamente non avrebbero mai neppure annusato. Sia i detective della Policia Federal che numerosi giornalisti si erano occupati del fenomeno delle sparizioni di giovani donne a Ciudad Juarez, ma ogniqualvolta erano arrivati vicino alla verità, erano stati brutalmente assassinati. In fondo quelle sgualdrinelle non valevano nulla, nessuno ne sentiva la mancanza e comunque la dura legge imposta dai narcotrafficanti prevedeva che nessun “esterno” che avesse avuto contatti con loro potesse rimanere vivo.

Tutti si spogliarono, corpi nudi iniziarono a vagare per l’appartamento, incontrandosi ed unendosi in amplessi selvaggi, intervallati da bevute e sniffate di cocaina. Talvolta anche due, tre maschi si accoppiavano contemporaneamente con la stessa ragazza che, inizialmente riluttante si lasciava poi trascinare nel vortice animalesco di quella passione artificiale. Le voglie perverse furono sfogate anche sulla bambina che, strappata piangente dalle braccia del “nino” fu posseduta a turno da tutti i maschi, completamente ubriachi e strafatti.
Finalmente la spossatezza iniziò a prendere il sopravvento, le ragazze si assopirono mentre i membri della gang, complice la “bamba” sniffata, rimasero ben svegli, pronti a portare a degna conclusione la festa. Per terra, sui divani e su qualunque altro giaciglio improvvisato, giovani corpi femminili nudi giacevano decadenti, i seni che si alzavano ed abbassavano regolarmente seguendo il ritmo del sonno profondo. Anche la piccola si era addormentata su un tappeto per terra, rannicchiata in posizione fetale, il pollice della mano destra in bocca, il volto congestionato dal pianto. In un silenzio quasi surreale Rodriguez fece un cenno ai suoi che, ancora nudi, si mossero in punta di piedi.
Lame di coltelli iniziarono a balenare nella semi oscurità… la mattanza ebbe inizio!

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Massimo Mangani – Altri Lavori

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