LEZIONE DI FEDE

di GM Willo

L’ubriaco abbassò gli occhi sul mio corpo agonizzante e mi offrì lo sgrondino della bottiglia di scotch che teneva in mano. Io rifiutai con un sorriso, anche se ne avevo un bisogno matto. L’ambulanza sarebbe arrivata presto, mi ripetevo. Credevo di sentirne già la sirena…
Il dolore al petto, dove la pallottola era penetrata, si faceva più sopportabile e la cosa era poco rassicurante. Avevo sempre supposto che quando il dolore di una ferita grave svanisce significa che si è già con un piede nella fossa.
– Non temere, ce la farai… – biascicò l’ubriaco. Mi si annebbiò la vista, non so se per via della ferita o del suo alito.
– Che ne sai te… – risposi io sputando sangue.
– Perché ce la fanno tutti… – disse lui di rimando, portandosi la bottiglia alle labbra.
– Che vorresti dire? – domandai, mentre sentivo uno strano calore salirmi dal petto alla testa. Lui allora avvicinò il suo testone barbuto al mio, reggendosi a malapena sulle gambe. Mi guardò con due occhi liquidi e profondi come il mare.
– Ce la facciamo tutti… – ripeté. Poi con un ultimo sorso terminò la sua bottiglia di whisky e la gettò lontano, dietro i cassonetti di quel vicolo in cui pochi attimi prima un ragazzino si era fatto scappare un colpo di pistola mentre cercava di derubarmi. Il ladruncolo era rimasto più sorpreso di me, che me ne stavo in ginocchio con un buco di pistola all’altezza del torace, ed era fuggito tra le ombre della città dimenticandosi completamente del mio portafoglio.
– Hai chiamato l’ambulanza? – chiesi all’ubriaco con un filo di voce. Lui sorrise, o così mi parve, sotto la sua barba ispida e puzzolente.
– Si, sta arrivando. Non preoccuparti… ti salverai! – La sua espressione era diventata improvvisamente lucida e la sua voce era ferma come quella di un dottore che spiega la diagnosi al paziente.
– Ma come fai ad esserne così sicuro?
– Perché tutti ci salviamo. Solo gli altri non ce la fanno… Non te ne sei mai accorto?
– Cosa? – esclamai, senza capirci niente. Lui continuò con voce sicura ma col fiato alcolico.
– Incidenti, terremoti, guerre, ogni giorno la morte si manifesta tra noi in tutta la sua crudeltà, sussurrandoci che presto potrebbe arrivare il nostro turno, eppure questo non accade, come se le tragedie di cui appendiamo notizia servino solo a ricordarci la nostra fortuna. E lo sai perché?
– No…
– Perché tutti quanti siamo destinati ad una lunga vita.
– Lunga quanto? – il dolore intanto era cessato del tutto, insieme alla sensazione di bagnato e appiccicaticcio provocata dal sangue sulla camicia.
– Molto lunga… novanta, cento anni, forse di più…
– Ma come può essere? – L’idea era ridicola, ma avevo bisogno di aggrapparmi a qualcosa. Era certo che se non lo avessi fatto ci avrei lasciato le penne in quel vicolo.
– Perché ognuno di noi percepisce solo la sua vita, il suo sogno… – continuò lui.
– Ma allora perché dobbiamo vivere nella paura di morire?
A questo punto lui si fece ancora più vicino e per un istante pensai di stare per affogare nei suoi occhi.
– Per imparare a credere… – rispose.
Dopodiché credo di avere perso i sensi. Mi sono risvegliato il giorno dopo in un letto d’ospedale. Ero stato operato, il proiettile fortunatamente era di piccolo calibro e per miracolo non era riuscito a perforare il polmone.
Ho ripensato molte volte alle parole del vecchio ubriaco, mentre uomini, donne, bambini, amici e parenti morivano attorno a me, per malattie o incidenti o altre strane cause del destino. Ci penso ancora adesso, alla vigilia del mio novantasettesimo compleanno, e sorrido.
Se ho imparato a credere? Si, ho iniziato ad imparare il giorno dopo la rapina nel vicolo. E ho vinto anche la paura della morte. Anzi, se devo dirvi la verità, non vedo l’ora che mi venga a fare visita.
Si, credo di essere pronto, adesso.

GM Willo – Altri Lavori

Foto di http://www.flickr.com/photos/fiftypercentchanceofrain/

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2 risposte a “LEZIONE DI FEDE

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