IL TERRORE NON AVRÀ FINE – XIV & XV

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“TRACCE”

(Matteo’s Pizza-North La Brea Avenue-L.A.)

Jack guardava Peter mangiare la pizza, un moto di tenerezza lo spinse ad arruffargli i capelli biondi, somigliava tutto a Kathyleen, una bellezza straordinaria. La giornata era stata abbastanza proficua, il “pellegrinaggio” alla moschea di Irvine aveva prodotto qualche risultato, anche se per ora era troppo poco. Aveva parlato direttamente con l’Imam chiedendogli se negli ultimi tempi avesse notato qualche comportamento sospetto da parte di alcuni fedeli. Chiaramente doveva stare molto attento a non offendere la sensibilità del religioso visto che la stragrande maggioranza dei frequentatori erano ottime persone, gente che dopo l’11 settembre aveva condannato l’estremismo collaborando con le autorità federali per scoprire eventuali cellule terroristiche “dormienti”. Da parte loro i dirigenti dell’FBI di Los Angeles avevano garantito la massima trasparenza in eventuali indagini mantenendo ottimi rapporti con tutta la comunità islamica.
Jack non si aspettava certo di avere informazioni su Nusreddin, ma se l’esplosivo che era arrivato in Turchia fosse stato destinato ad un attacco contro gli USA (questo era il pensiero dei servizi segreti), magari qualche contatto doveva già essere presente sul territorio; intuitivamente aveva pensato ad Irvine, anche come possibile obiettivo. Il colloquio con l’Imam era stato molto cordiale, davanti ad una buona tazza di tè alla cannella il religioso gli aveva mostrato l’elenco dei fedeli che avevano prestato giuramento nell’ultimo anno, Jack fu colpito da un paio di nomi, li trascrisse per controllarli sul “data base” del Boureau. Dato che si stava facendo tardi, Jack salutò l’uomo e si avviò verso Los Angeles, voleva passare a prendere suo figlio in orario.

Peter lo aveva accolto con un lungo abbraccio, gli occhi arrossati dal pianto; nonostante i suoi dodici anni aveva compreso fin troppo bene quello che era accaduto fra il padre e la madre.
-“Andiamo a farci una pizza pa’?”
-“La migliore di tutta la California, ragazzo!”
-“Stasera mi porti a dormire da te vero?”
-“Benone, staremo alla grande vedrai, d’altra parte dovremo abituarci no?”
-“La mamma tornerà?”
-“Ora non pensiamoci, la chiamiamo più tardi, ok?”
-“Ok pa’ ”
-“Raccontami cos’hai fatto a scuola…”

…La pizza era buonissima, anche se Jack, dopo aver assaggiato quella italiana non era più riuscito a trovarne una davvero uguale. Peter aveva le mani sporche di pomodoro e del formaggio fuso gli era rimasto appiccicato sul mento, sorrideva mentre guardava suo padre e non aveva più accennato neppure ad una lacrima. Jack era felice di stare insieme al suo ragazzo, così felice che non si accorse dell’uomo al tavolo accanto che li stava fissando intensamente… molto intensamente…

“IL PIANO”

(Da qualche parte)

Nusreddin aprì gli occhi, fu colpito dal bagliore del monitor del suo laptop, il segnale di “messaggio ricevuto” continuava a trillare. Stancamente si alzò dal letto, doveva aver dormito molte ore, aveva la testa pesante e la bocca amara come fiele. Si infilò le pantofole e si mosse verso la scrivania senza accendere la luce, dalle tapparelle abbassate il giorno tentava di farsi largo nell’oscurità producendo strisce luminose che si infrangevano sul soffitto.
Rumori tipici di una strada sovraffolata invadevano la stanza, clacson, rombi di autobus, voci concitate.
Nusreddin aprì la casella di posta elettronica, due messaggi nuovi erano in attesa di essere letti, spostò il cursore sul primo e cliccò due volte. Ovviamente era in codice, spedito dal contatto di Istanbul per informarlo che l'”azione” era andata a buon fine, il loro “uomo di fiducia” stava volando verso gli USA.
Lesse l’ora di spedizione, fece i dovuti calcoli col fuso orario… ancora qualche ora ed avrebbe acceso Al-Jazeera per le ultime notizie. Aprì il secondo messaggio, anche questo in codice, un certo turbamento lo pervase. Uno dei suoi emissari presso la moschea di Irvine lo informava che uno sbirro ficcanaso aveva chiesto di lui all’Imam, la descrizione corrispondeva a quella di Jack Manganelli… maledetto!
Proprio in quel momento “il contatto” lo stava tenendo d’occhio, erano in un ristorante italiano di Los Angeles, lo sbirro cenava insieme a suo figlio… buono a sapersi!
Decise di non rispondere subito dato che il messaggio sicuramente proveniva dal Blackberry del suo uomo e magari la suoneria avrebbe potuto farlo notare, con i maledetti sbirri americani non si poteva mai sapere! A Nusreddin bastava che la situazione fosse sotto controllo, in fondo fino a quel momento il suo piano stava funzionando a meraviglia!
Spense il laptop e si rimise a letto, avrebbe atteso ancora un po’, poi si sarebbe alzato, avrebbe preparato un tè e, prima di lasciare definitivamente anche quel nascondiglio avrebbe inviato altre disposizioni ai suoi “contatti” sparsi per il Mondo.
Sorrise al pensiero che ciò per cui aveva speso una vita intera, presto si sarebbe realizzato… moooolto presto!

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Massimo Mangani – Altri Lavori

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Una risposta a “IL TERRORE NON AVRÀ FINE – XIV & XV

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