IL TERRORE NON AVRÀ FINE – XVI & XVII

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“GLI ARCHIVI”

(Pensione Miranda – Firenze)

Come tutti gli alberghetti di infima qualità, la Pensione Miranda in Via Nazionale era un covo di puttane e spacciatori che veniva tollerata dalle forze dell’ordine per l’unico motivo che era più semplice tenere sotto controllo i loschi traffici che vi si svolgevano. La vicinanza con la stazione di Santa Maria Novella facilitava molto l’arrivo di “merce” ed il ricambio di puttane provenienti dall’Est Europa ma anche dall’Africa. Insieme all’Assistente Capo Rangoni ed all’Agente Scelto Forconi, l’Ispettore Rizzi percorse a piedi il tragitto dalla questura di via Zara a via Nazionale, macinando l’asfalto rovente a passo svelto. Attraverso le lenti degli occhiali da sole si gustò la camminata fino a Piazza San Marco poi, invece di accorciare la strada svoltando in via XXVII Aprile, impose ai suoi uomini di tirare diritto verso Piazza Duomo dato che, da quando era stata pedonalizzata provava un piacere immenso ad attraversarla, fermandosi ogni volta ad ammirare, come un turista qualsiasi, la Cupola del Brunelleschi.
Una volta arrivati a destinazione, gli sbirri entrarono nella pensione ed un puzzo di muffa, fermentata dalla canicola li fece restare secchi per qualche secondo. Il portiere, un anziano fiorentino conosciuto più per la lunga fedina penale che per gli studi alberghieri li accolse alzando gli occhi al cielo. Rizzi gli si parò davanti menre i colleghi si disposero ai lati, leggermente spostati all’indietro. Non ci fu bisogno di mostrare i tesserini dato che i tre erano volti arcinoti negli ambienti della “mala”: -“Oooo, i tre dell’Apocalisse, posso aiutarvi?” – La voce roca e gracchiante si addiceva al faccione rotondo dell’uomo, rasato a zero e con un grosso orecchino al lobo sinistro.
-“Smettendo di fare lo spiritoso e lasciandoci dare un’occhiata agli archivi….” – Uno degli accordi stipulati fra la pensione Miranda e la polizia consisteva nel fatto che tutti i clienti, clandestini e non dovevano essere registrati, anche se fornivano nomi falsi o “nomignoli”, pena l’immediata chiusura dell’attività. In caso di ripulitura degli hard disk, una copia degli elenchi doveva essere trasferita su CD-ROM ed archiviata per anno. Il portiere schioccò la lingua, passò una mano sulla chiazza di unto che campeggiava sulla canottiera bianca ed uscì dalla reception: -“Mmmm, cercate qualche pesciolone, venite con me vi accontento subito!”
Rangoni e Forconi si guardarono negli occhi mentre Rizzi, sempre con i Ray Ban sul naso fece il gesto di dare uno scappellotto alla zucca pelata che li precedeva.

Dietro una porta di legno, in quello che avrebbe dovuto essere uno sgabuzzino c’erano alcuni scaffali dell’Ikea pieni di custodie di plastica contenenti CD. Rizzi accese quella che avrebbe dovuto essere una luce, si tolse gli occhiali da sole e cercò la copertina con l’etichetta corrispondente all’anno dell’arresto di Nusreddin. Vide che non tutti i CD erano archivi di clienti, ma ce n’erano alcuni con scritte in pennarello nero, probabilmente musica scaricata da Internet e chissà cos’altro.
-“Pirateria informatica… forse…” pensò dentro di sé, avrebbe potuto servirgli in caso di scarsa collaborazione da parte del “personale” della pensione… la minaccia di sguinzagliare la polizia informatica a scandagliare gli hard disk dei PC dell’albergo e dei clienti avrebbe sicuramente funzionato da deterrente contro possibili ostacoli all’indagine.
Trovò quello che gli serviva mentre i suoi uomini intrattenevano una conversazione con il portiere, allungò le mani anche su una custodia che recava scritto “Huey Lewis & The News-The very best” e se la prese.
-“Questi li prendiamo noi, appena ci sono serviti li rimandiamo…”
-“Commissario, in fatto di musica anche lei è un buongustaio…”
-“ISPETT-ORE, prego, musica? che musica?”
-“Vada via, lei è una bella lenza, mi raccomando l’archivio… sennò poi i suoi colleghi mi fanno storie!”
Mentre stavano per uscire una ragazza scese le scale che portavano alle camere, posò la chiave sul bancone ed uscì. Rizzi la guardò, era molto bella, vestita con un top bianco attillato che le metteva in risalto un seno piccolo e sodo ed una mini nera, aderente che lasciava libere due gambe da favola. Il suo volto era contratto dal pianto… avrà avuto sì e no vent’anni.
Quella sera, dopo il lavoro avrebbe telefonato a Caterina… il bisogno chiamava!

“LA NOTIZIA”

(Appartamento di Jack Manganelli-L.A.)

Dopo la pizza Jack e Peter se n’erano andati al cinema a vedere l’ultimo cartone della Disney in 3D, poi se l’erano filata a casa, avevano fatto una bella doccia e si erano infilati sotto le lenzuola a guardare la TV. Benché fosse Giovedì, Jack aveva deciso di tenere a casa Peter l’indomani per passare con lui la mattinata, poi l’avrebbe riportato da sua sorella e sarebbe andato in ufficio. Il ragazzino si era addormentato con la testa appoggiata alla spalla di suo padre, respirava regolarmente quando Jack lo scostò delicatamente e rimase a contemplarlo per un po’; vederlo dormire gli dava un senso di pace e sicurezza ma anche di profonda tristezza per quello che era accaduto. Inconsciamente sapeva che la colpa non era tutta di Kathyleen ma non riusciva ad ammetterlo, forse un po’ di terapia gli avrebbe fatto davvero bene…
Dette un bacio sulla fronte al piccolo che si girò su un fianco, poi si alzò ed andò in cucina a prepararsi un caffé decaffeinato che lo aiutasse a scacciare i cattivi pensieri. L’indagine capitata fra capo e collo non gli avrebbe impedito di prendersi una decina di giorni di ferie fra Agosto e Settembre, aveva intenzione di portare Peter in Italia, fargli visitare Roma, Firenze, Venezia e magari, ci fosse rientrato col tempo e con i soldi, anche Napoli. Da parte aveva qualche risparmio e sentiva che investirlo nell’educazione di suo figlio sarebbe stata la cosa migliore, ed un viaggio come quello che aveva in mente sarebbe valso più di un anno passato sui libri. Ne avrebbe parlato con Kathyleen anche se con un po’ di riluttanza, non perché temeva avesse qualcosa in contrario, ma perché sapeva che avrebbe insistito per contribuire alla spesa e questo lui non lo avrebbe retto, non ancora almeno.
Quando la macchina del caffè iniziò a sibilare, prese una tazza dalla dispensa, la sciacquò nel lavabo e si versò una dose generosa di deca, non che gli piacesse ma a quell’ora bere del caffé normale avrebbe significato non chiudere occhio tutta la notte. Mentre sorseggiava quella brodaglia rifletté sui nomi che aveva trascritto dalla lista dei fedeli della moschea, non gli dicevano granché e probabilmente il database federale non avrebbe riscontrato grosse cose, ma dentro la sua mente qualcosa gli diceva che doveva prenderli comunque in seria considerzione… in fondo se era arrivato ad essere uno dei migliori agenti federali dello Stato era anche grazie al fiuto di segugio che raramente lo aveva tradito.
Appena ebbe finito di bere, tolse il filtro dalla macchina, lo buttò nei rifiuti organici, mise tazza e bricco nel lavabo e tornò in camera da letto. La TV era ancora accesa su un programma di attualità, la spense e si infilò sotto le lenzuola. Dette un altro delicato bacio a Peter, provò un brivido nel sentire i suoi piedi nudi appoggiarglisi alla coscia, per nulla al mondo avrebbe rinunciato a suo figlio e per la prima volta provò un moto di gratitudine verso Kathyleen che, nonostante la separazione non aveva cercato di portarselo via!
Appoggiò un orecchio sul petto del ragazzo e si addormentò ascoltando il battito del suo cuore…

…Su un un prato verde lui e Peter stavano giocando a football mentre Kathyleen li osservava sorridente, era bellissima con il suo cappello di paglia ed il vestito di lino bianco. Era Domenica ed avevano davanti tutta la giornata, il cestino con il pranzo non aspettava altro che di essere aperto e saccheggiato dai due “uomini” affamati! Intorno a loro altre famiglie felici si godevano lo splendido sole primaverile losangelino, una miriade di bambini scorrazzavano felici urlando a più non posso. Jack fece l’ultimo lancio, poi guardò sua moglie: “Prepara i sandwich amore, ho una fame da lupiiiiiiii…” si lanciò di corsa fra le sue braccia e rotolarono all’indietro: -“Jack, ma che faiiiiiiii, il bambino ci sta guarando..!”
Peter era rimaso fermo con il pallone in mano, li osservava ridendo come un matto: -“Io faccio ancora un altro paio di Touch Down pa’!”
-“Sì ma sta’ attento figliolo!”

Improvvisamente la scena era cambiata, pesanti nubi nere avevano oscurato il sole, un capannello di gente si era radunata attorno ad una zona del prato, anche Jack e Katheleen erano accorsi: in mezzo al cerchio di persone c’era loro figlio Peter, giaceva per terra a faccia in giù in una pozza di sangue
-“Per carità chiamate un’ambulanza… oddio… l’ambulanza!” Kathyleen strillava mentre Jack la stringeva forte, paralizzato dal terrore non riusciva a dire nulla. Il suono della sirena gli penetrò improvvisamente nel cervello…

…Si tirò su completamente bagnato di sudore, il respiro affannato, un trillo insopportabile negli orecchi, la prima cosa che fece fu controllare che Peter fosse accanto a lui, sperava non si svegliasse. Si rese conto che quello che udiva non era la sirena di un’ambulanza ma il trillo del telefono… si precipitò giù dal letto, arraffò il cordless e corse in cucina, l’orologio segnava le 5 e 30… brutto segno!
-“Jack Manganelli……..”
Ascoltò attentamente, le gambe iniziarono a tremargli, un brivido gelido gli attraversò la schiena, non riusciva a credere a ciò che stava sentendo. Senza dire una parola riagganciò, si sedette ed accese la TV con le lacrime agli occhi…….le “Breaking News” parlavano di un aereo esploso in volo sull’Oregon, poche miglia a Sud di Portland, ancora le cause non erano certe ma lui già sapeva… l’aereo veniva da Istanbul!

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Immagine di Minniebeach: http://www.flickr.com/photos/minliu/

Massimo Mangani – Altri Lavori


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