IL TERRORE NON AVRÀ FINE – XXIII

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“UN IMPREVISTO”

(Un luogo imprecisato di Ciudad Juarez)

Il trasporto del carico di cocaina pura sarebbe dovuto avvenire senza intoppi ed in effetti il furgone blindato era scortato da due autopattuglie della Policia Municipal… potere dei “Locos”. Rodriguez guidava ed accanto a lui Manuel ascoltava i Calexico nel suo Mp3, muovendo le mani a ritmo della musica e scuotendo la testa di tanto in tanto. Nascosti dietro, insieme al carico di roba c’erano una decina dei suoi uomini migliori, compreso el nino alla sua prima vera missione importante. Nonostante le misure di sicurezza adottate e la sorveglianza dei poliziotti corrotti, un agguato da parte di una banda rivale doveva essere sempre messo in conto, dunque erano tutti armati fino ai denti anche con bazooka e granate antiuomo.
La carovana procedeva nel caldo torrido di Ciudad Juarez, il capo li stava aspettando nel capannone che da quella sera sarebbe divenuto il più grande deposito di droga dell’intero Messico, d’altronde il Distreto Federal era davvero grande da rifornire, fosse altro che per la presenza del “Monstruo”. La coca sarebbe rimasta in deposito per qualche giorno, giusto il tempo di organizzare la nuova base a Città del Messico, poi sarebbe ripartita… milioni e milioni di dollari sottoforma di polvere bianca… Il pensiero di sottrarne un po’, a Rodriguez era passato per la testa soltanto una volta, poi aveva assistito alla fine che facevano i “furbi” e non gli aveva più fatto gola. Ricordava le grida disperate del ragazzo, colpevole di essersi venduto autonomamente un paio di dosi, mentre gli scagnozzi del capo gli cavavano lentamente gli occhi con un cacciavite… il poveretto aveva agonizzato per diverso tempo prima che un moto di pietà avesse fatto spingere più in profondità la punta dell’attrezzo dentro l’orbita… una colata di materia cerebrale ne era uscita mettendo fine a quello strazio.
Finalmente erano giunti al capannone… le due pattuglie si dileguarono… Rodriguez fermò il furgone e fece cenno a Manuel di aspettarlo, poi scese ed andò ad aprire il portellone posteriore. Decise di portare con sé il nino e altri tre ragazzi, gli altri sarebbero rimasti a fare la guardia alla merce. Lentamente si incamminarono verso il deposito, bussarono alla porta… rumore di chiavistelli… il gorilla fece cenno di entrare.
Rodriguez notò subito che il capo aveva cambiato guardie del corpo, non erano le stesse che lo avevano accolto qualche giorno prima… il capannone era sgombro, le scatole di legno erano state portate via… probabilmente vendute… giunsero alla botola… iniziarono a scendere, un gorilla per primo, poi Rodriguez seguito dal nino e dagli altri tre e, a chiudere quel sinistro corteo l’altro gorilla.
Arrivati in fondo furono introdotti nell’appartamento, l’aria era molto pesante, uno strano odore aleggiava… Rodriguez avrebbe giurato che si trattasse di odore di morte… lui se ne intendeva. Furono fatti accomodare nello studio ma questa volta l’oscurità era davvero impenetrabile… nel buio qualcosa stava in agguato, Rodriguez si mise sul “chi vive”… quando improvvisamente la luce si accese, fu un tutt’uno vedere la testa mozzata del capo sulla scrivania e udire le mitragliette che si armavano… una raffica lo raggiunse alla nuca facendogli esplodere il cranio mentre altri colpi ravvicinati facevano a brandelli i suoi compagni.
Solo il nino era riuscito a nascondersi sotto la scrivania; spaventato a morte si era rannicchiato in posizione fetale con le mani incrociate dietro la nuca… schizzi di sangue e cervello gli imbrattavano la faccia. Uno dei gorilla lo afferrò per i capelli trascinandolo fuori dal nascondiglio e costringendolo ad alzarsi in piedi. Ebbe un attimo di esitazione quando si rese conto che si trattava di un bambino singhiozzante, con il moccio verde che colava dalle narici e ad ogni spasmo rientrava dentro per poi uscire l’attimo dopo. L’uomo guardò verso la sua destra, poi annuì e si girò nuovamente guardando il piccolo dritto negli occhi.
-“Mi spiace doverlo fare…”
Puntò la mitraglietta in mezzo agli occhi del nino, sul cui volto imberbe scendevano calde lacrime… un forte odore di merda si diffuse nell’aria… il piccolo si era cacato addosso… l’uomo sbirciò fra le gambette tremanti del bambino e vide una chiazza scura ingrandirsi a più non posso… decise di mettere fine a quell’agonia…

All’esterno Manuel e gli altri ragazzi erano stati storditi con i taser e sgozzati uno ad uno come agnellini… gli artefici del massacro si riunirono, salirono sul furgone e partirono a spron battuto…. la musica dei Calexico continuava ad uscire dalle cuffiette rimaste sul terreno polveroso assieme ai cadaveri… la cosa davvero inquietante fu che nessuno seppe dire chi fosse stato l’autore di quell'”imprevisto!”

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Massimo Mangani – Altri Lavori

Foto di http://www.flickr.com/photos/phoelix/

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