NEI GIORNI IMPORTANTI

di Gaspare Burgio

Ho preso fiato stamani, mi sono svegliato. Ho provato a dirle qualche parola ma lei non mi ha ascoltato. Forse dormiva ancora, ma non ne sono sicuro.
Ho sceso le scale e mi sono messo a sedere sull’ultimo gradino. Avevo freddo ai piedi, ma sono rimasto lo stesso ad ascoltare il niente. L’alba aveva il colore del cemento, e la città sembrava dipinta con un acquerello nero. Piove sempre, nei giorni importanti.
Probabilmente, ho pensato, ciò che mi rende forte è quello che mi fa sbagliare ogni volta. È così per molta gente, immagino. O almeno voglio sperarlo.
Ho cercato di ascoltare i suoi respiri. È una delle cose che almeno sono rimaste, ma era troppo lontana. È sempre lontana, e alle volte pare che mi guardi attraverso come fossi un alone sul vetro della finestra, cercando qualcosa nel giardino davanti casa. Una strada che va via, che si perda oltre i palazzi accatastati.
Non ho la chiave del suo cuore, e non riesco ad entrare in quel mondo segreto. Forse neanche lo voglio davvero. Certe volte dagli occhi o fra le parole si intravede uno sprazzo di luce, come da imposte consunte, ma sono solo istanti. Poi ritorna il vuoto.
La caffettiera sul tavolo della cucina attende di essere riempita. Il giornale è quello di ieri. C’è un piatto nel lavandino, ma non credo che lo pulirò, stamani. Mi guardo le mani, poi mi stringo in un abbraccio poco convinto. Non c’è molto da fare. Non ricordo com’era la vita prima di lei, non so dire se peggiore o migliore.
Ma lei esiste. Esiste, dorme al piano di sopra, o fa finta, giusto per evitarmi. La odio. Mi ha incastrato in questa cosa, togliendomi tutta la mia libertà.
Perchè resta? Perchè non imbocca davvero quella strada che va via? Certe volte tornando a casa immagino di non trovarla, e mi chiedo cosa cambierebbe.
Non immagino grandi conseguenze. In fondo, ciò che facciamo è condividere uno spazio limitato, restando comunque ciascuno impermeabile. Le piante si stanno seccando tutte.
Forse è solo per il bambino. Non lo avevamo previsto, non lo avevamo voluto, e forse è stato un errore avere un figlio così presto. Credo proprio che sia solo lui a farci restare qui, in questa casa, a farci vivere questo niente, stamani, questo niente continuo.
È strano. Non è come gli altri bambini. Certe volte pare che il nostro vuoto gli sia entrato nel cuore. Dice cose che non comprendo, fa cose che non capisco.
Resta in silenzio e guarda il mondo. Probabilmente si chiede la ragione del niente da cui è venuto fuori. È piccolo, ma alle volte ne ho così paura. Anche perchè non ho nessuna risposta da dare, e non credevo arrivasse mai a fare proprio questa domanda, e così presto. Non sono pronto.
Si nasconde negli angoli e scrive, allontanandosi ogni giorno di un passo, inesorabile. Già adesso non ha più nulla di mio. Lo perderò presto, se mai l’ho avuto.
Non so se diventerà qualcuno, un giorno. Un dottore, un avvocato, o magari nulla di nulla.
Per ora, tiene in piedi questa casa. Una casa che odio, divisa con persone che odio.

Gaspare Burgio – Altri Lavori

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