IL TERRORE NON AVRÀ FINE – XLI

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“SULLE TRACCE”

-“Ma come hai fatto a capire che il barista non stava dicendo la verità?”
Rizzi era rimasto seriamente impressionato dalla performance di Jack, era andato così… a colpo sicuro, certo di non star fracassando la faccia ad un povero diavolo.
-“Il suo sguardo… non era sincero, dopo una vita che faccio questo lavoro di merda ho imparato a capire quando qualcuno mi racconta balle… ma se c’è di mezzo mio figlio, io le balle non le voglio sentire!”
Rizzi sentì che la sua stima per Jack cresceva a dismisura, lui sì che era un vero sbirro… provò una profonda pena per la situazione in cui si trovava e dentro di sé decise che lo avrebbe aiutato ad ogni costo…!

Doroteo Gonzales stava pestando sull’acceleratore, il grosso SUV nero sfrecciava a tutta birra con i lampeggianti accesi: una pattuglia della stradale aveva avvistato la Ford sulla Interstate 5 in direzione Sud, l’obiettivo era raggiungerla prima che potesse attraversare il confine con il Messico… se guerra doveva essere, meglio combatterla in casa!
Evidentemente i banditi (o terroristi, o come cazzo avrebbe dovuto chiamarli) volevano essere raggiunti e sicuramente avevano in serbo qualche bello scherzetto per Jack, e forse il tutto era stato preparato oltre il confine, anche se nessuno riusciva a spiegarsi perché Nusreddin aveva cercato agganci con i narcos e soprattutto cosa avesse davvero in mente.
Con il rombo del motore al massimo dei giri, nella canicola serale, la periferia di San Diego iniziò a materializzarsi all’orizzonte!

Il bambino aveva pianto e strillato per ore prima di cadere in un sonno profondo, Doroteo Arango e Luis Gonzales ci avevano quasi preso gusto, in fondo la sofferenza altrui li mandava su di giri.
Il capo li stava aspettando, sicuramente felice per la riuscita dell’operazione e soprattutto per aver attirato quegli sbirri pericolosi nella trappola mortale preparata apposta per loro! Ci sarebbe stato davvero da divertirsi!
Il confine si avvicinava, era arrivato il momento di cambiare la targa e spedire il piccino nel bagagliaio in modo da non farsi fermare alla frontiera. Entrarono nell’area di servizio che il sole era già calato all’orizzonte, parcheggiarono in un angolo riparato, lontano da sguardi indiscreti… Luis Gonzales scese dalla Ford con la targa in mano… una targa che avrebbe fatto varcar loro il confine senza rogne… una targa che apparteneva ai Servizi di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti…
Mentre Luis cambiava la placca, Doroteo, seduto sul sedile anteriore si mise a guardare il bambino che dormiva. I suoi tratti delicati gli fecero venire in mente quelli della madre, ripensò alle sue gambe perfette, al corpo sinuoso… iniziò a massaggiarsi il cazzo da sopra i pantaloni… prima di taglirgli la gola avrebbe dovuto trovare il modo di rimanere un po’ da solo con il ragazzino… ormai era diventata la sua ossessione!

Continua a leggere…

Massimo Mangani – Altri lavori

Immagine di http://www.flickr.com/photos/28011810@N04/

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