IL TERRORE NON AVRÀ FINE – XLII

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“LA TANA”

Erano finalmente giunti a destinazione, adesso non rimaneva che attendere… tirarono fuori il ragazzino dal bagagliaio ed entrarono nell’edificio, un grande capannone industriale dismesso situato in una vecchia zona commerciale ormai completamente deserta. Il piccolo si era svegliato, era legato mani e piedi ed un pezzo di nastro adesivo nero gli tappava la bocca. Tremava come una foglia e dai suoi occhi scendevano calde lacrime che gli rigavano il volto pallido; i capelli biondi erano arruffati ed impregnati di sudore. Ogna volta che singhiozzava stringeva gli occhi per il dolore provocato dalla colla del nastro adesivo che gli tirava le labbra.
Doroteo aveva insistito per portarlo in collo, un modo discreto per palpeggiarlo un po’: in fondo non sapeva quale sebbe stata la reazione del suo compagno difronte a quel tipo di comportamento. Luis più di una volta era stato spietato e quando avevano eliminato i Locos non aveva esitato a sparare in faccia ad un bambino piangente… ma davanti ad un pedofilo (benché Doroteo non si considerasse tale) facile che avrebbe estratto la 44 per mirare alle palle… quella era la legge degli avanzi di galera!
Doroteo aveva dedicato allo stupro una parte consistente della sua carriera di fuorilegge finendo più volte nei guai con la giustizia, ma mai aveva provato attrazione per i bambini. Nel caso del piccolo Peter era scattato qualcosa… probabilmente si era innamorato della madre durante i pedimanti e adesso trasferiva questo amore sul figlio che le assomigliava in maniera impressionante. Questo però i suoi compagni non lo avrebbero compreso e neppure il capo, per cui doveva stare attento a non scoprirsi troppo!

Gli uomini armati che presidiavano il rifugio indicarono a Doroteo e Luis un locale dove mettere il prigioniero che fu adagiato su un giaciglio di fortuna. Luis si avvicinò al piccolo, lo prese per i capelli e lo tirò a sé, i nasi quasi a sfregarsi -:”Allora stronzetto, sai chi stiamo aspettando? Il tuo paparino… appena arriva gli facciamo la festa!”
Con un movimento brusco allungò una mano e gli strappò il nastro adesivo dalla bocca… il bambino urlò dal dolore…-“Puoi urlare quanto cazzo ti pare, tanto nessuno può sentirti”.
Luis uscì dalla stanza, Doroteo indugiò ancora un pò sul prigioniero poi se ne andò anche lui… l’attesa non sarebbe stata molto lunga!

Il Confine con il Messico ormai era vicino, probabilmente i bastardi avevano cambiato targa ed erano riusciti a passare senza essere fermati dalla polizia di frontiera… Jack era sempre più disperato, pensava al suo bambino e davanti agli occhi gli scorrevano i precedenti di Gonzales ed Arango… lo turbavano molto i reati di natura sessuale del secondo… si impose di pensare ad altro…
Rizzi osservava il paesaggio scorrere dal finestrino: -“Ormai saranno già a Tijuana… probabilmente avranno seminato tracce per farsi raggiungere, dovremo cercarle e seguirle… magari sarebbe buono chiedere rinforzi…”
-“La polizia messicana non ci darà alcun aiuto” esclamò Doroteo Gonzales che solo allora si rese conto di chiamarsi come i due banditi… in un colpo solo! ” anzi, ci metteranno i bastoni tra le ruote in ogni modo possibile ed immaginabile… meglio cavarcela da soli!”

Mezz’ora dopo il SUV percorreva le strade polverose di Tijuana-Messico!

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Massimo Mangani – Altri lavori

Immagine di http://www.flickr.com/photos/chijs/

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