UNA STORIA FANTASY

di Gaspare Burgio

Un giorno il Mago Nero si alzò, si preparò il caffè, si grattò la testa e si accese una sigaretta, mezzo rincoglionito dalla nottata passata a studiare un nuovo micidiale stratagemma per rovesciare il Regno di Potrebbia. Se ne stava così, appoggiato al davanzale della sua Torre dei Tormenti, nella Terra del Mai-da-nessuna-parte, provincia di Malregno, a guardare stormi di draghi che giocherellavano nel cielo, senza avere nessuna voglia di mettersi al lavoro.
-C’è qualcosa che non torna.-, disse a mezza voce. -Mi sento proprio depresso.
Così prese uno stallone nero e cavalcò fino alla Birreria dei Sette Inferni, un luogo piuttosto ameno ma tranquillo.
-Non è un po’ presto per bere?- disse lui il barman, un Diavolo dei cento-occhi, mentre ripuliva il bancone dai folletti che gli avventori ci avevano spappolato sopra durante la notte.
-Dammi un po’ di Sangue di Vergine.
Il Demone si sistemò il papillon e poi versò il liquido in un bicchiere.
Il Mago se ne stava mogio mogio guardando il suo Sangue di Vergine, e solo di tanto in tanto sospirava.
-Un sacco d’oro per i tuoi pensieri-, fece allora il Diavolo, versando un drink malefico anche per sè stesso.
-Non so se sia il caso.
-Ne ho ascoltate tante, di storie. Mettimi alla prova. I consigli sono inclusi nel servizio.
-Vedi, mi è venuta proprio su la netta sensazione che ci sia qualcosa che non quadra.- fece il Mago alzando le mani. -Che senso ha tutto questo?
-Problemi esistenziali, eh? Capita a tutti quanti dopo anni e anni di stress per una vita di Malvagità.
-Non è solo questo. Voglio dire, che senso ha tutto questo? Cos’è che ci muove?-
Il Diavolo si grattò il mento.
-L’odio, immagino.
-Si, ma l’odio per cosa? Se io distruggessi tutta Potrebbia, non ci sarebbe più nessuno a cui dire “Ehi, amico, vedi che vi ho fatto?”
-Potresti renderli schiavi.
-Ci avevo pensato… Ma a che fine? Nel senso, che me ne faccio di tutta quella manodopera schiava? Poi si ritorna punto e a capo. Dovrei fargli case, un sistema sanitario, fogne, mense, ci sarebbero artigiani e contadini… tutto come prima! E poi che me ne farei di metterli in miniera, se ho già tutto quanto?
-In effetti non sembra la soluzione più soddisfacente. Ma non hai proprio nessuno di cui vendicarti? La Vendetta è una buona spinta emotiva.
Il Mago Nero ridacchiò.
-Il Mago Bianco è morto da un pezzo. Una banale influenza. Che vuoi, era vecchio. E mi è arrivata addirittura una lettera, con su scritto “Grazie di aver reso la mia vita così interessante”. Ma si può? Lui era davvero quello buono, e mi ha sempre perdonato tutto…
Il Diavolo versò altro Sangue di Vergine.
-Questo lo offre la casa. Hai mai pensato a ciò che avresti se tu conquistassi Potrebbia e ne diventassi Re?
-Ecco…- fece il Mago Nero schioccando le dita, -Ecco il vero problema. Cosa otterrei se conquistassi il Trono del Regno? Oro, cibo, donne, una vita comoda. Cose che qui non ho. Mi sembra che alla fine sia umiliante ammettere che il Male è dannatamente invidioso del Bene, perchè è infinitamente più povero e triste. Noi non facciamo una bella vita, di per sè, altrimenti non avremmo tutta questa smania di conquistare Regni e via così.
-Non sono bei pensieri, in effetti.
-Invece di farci un bel regno nostro, vogliamo il bel regno degli altri. Ma sai quanto ho pagato gli Orchi nell’ultimo assedio? Potevo fare giardini pubblici per tutto il Malregno, fontane, statue, un parco giochi per bambini e magari aprire un ristorante. Sai, un posto per famiglie. E cosa ho ottenuto, invece? Un sacco di Orchi morti, un muro crollato, e le casse del tesoro un po’ più vuote. Diamine, potevo anche comprarmi una nuova tunica di seta, tutta damascata coi bottoni d’argento. Ce n’era una deliziosa, in una vetrina del Centro.
Il Mago Nero si accese una sigaretta.
-Che poi io ho imparato la Magia Nera perchè mi sembrava una bella cosa, potente, da figo. E tutto sai perchè? Per avere un futuro. Una casa, una bella moglie, dei bambini. Delle cose certe. Tutto ciò che facciamo in fondo è per essere felici. E invece mi trovo qui, a spendere la mia vita inseguendo chissà cosa. Non è che con l’attività di Usurpatore Malefico si possa davvero costruire un futuro sicuro. Potrebbe sempre arrivare un Paladino un giorno o l’altro, e poi non potrei dedicare attenzione alla casa, ai miei figli. Sarei sempre lì ad ordire, architettare, distruggere. E con le donne, poi… Che garanzie posso dare? “No, stasera non possiamo vederci, devo andare a sterminare la Tribù di tuo padre” …No, lo vedi? C’è qualcosa che non va… Stiamo sbagliando proprio tutto…-
Il Mago Nero sospirò.
-Ti ho proprio annoiato, vero?
Il Demone aprì allora una bottiglia che teneva nascosta, e ne offrì un assaggio al povero Usurpatore.
-Questo è Biancognac. Viene da Potrebbia. Mi raccomando, non dirlo a nessuno, non è che sia illegale, ma perderei la faccia.
Il Mago lo trovò delizioso. Il Barman Infernale incrociò le braccia.
-La vita non è mai una cosa semplice. Sembra di aver capito tutto, e l’attimo dopo le certezze diventano confuse e indistinte. Capita di sentirsi smarriti, anche ai malvagi più accaniti. Ma io dico: lasciamoci andare al corso degli eventi. Il tempo è come un cavallo imbizzarrito, e il destino la strada su cui corre. A tirare troppo, le redini si spezzano. In fondo non sappiamo domani cosa ne sarà di noi. Amico mio, vivi la vita che ti è data di vivere, e fatti meno domande. Non cambierà molto, ma è il miglior modo per scacciare la depressione.
Il Mago si alzò. -Parole sante, anzi, scusa, profane. Ci penserò sopra. Ora vado che ho una noiosissima esecuzione di innocenti cui badare.
Il Mago se ne andò, cercando davvero di capirci qualcosa, in tutto quanto.

Gaspare Burgio – Altri Lavori


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