DELIO E LA NOTTE MANCANTE

di Gaspare Burgio

C’era una volta, ed è questa volta, un giovane uomo chiamato Delio, nato in circostanze assai particolari, molto diverse da quelle comuni. Era stato trovato nel cavo di un’albero comparso dal niente nel mezzo di un deserto arido e vasto, un’albero che tutti giuravano non c’era mai stato. Nessuno sapeva chi fossero i suoi genitori, nè perchè lo avessero lasciato nel cavo di quell’albero misterioso. Un pellegrino solitario, stanco del suo viaggio, si era riposato sotto le fronde dell’albero per godere di un po’ d’ombra, ed aveva sentito venire di dentro qualcosa, come un pianto. Immaginate la sua meraviglia quando, strappata un po’ di corteccia, vi aveva trovato dentro proprio Delio, il bambino di cui stiamo parlando.
Questo bambino era comunque singolare per un’altra questione: all’interno del suo cuore stava il seme di una pianta. Medici, scienziati e giardinieri interpellati al riguardo alzavano di spalle senza alcuna risposta da offrire. Si trattava di un caso che non aveva precedenti. Tutti, comunque, concordarono su un punto: si trattava di un seme notturno, che sarebbe germogliato solo al calare delle tenebre. C’erano al mondo diverse specie di piante e di fiori che si comportavano a quel modo, stando nascoste col sole e aprendosi di notte, e quel seme pareva davvero di quella razza. Non era dato sapere cosa sarebbe accaduto a Delio con lo sbocciare del seme, ma certo era meglio non fare prove e non rischiare. Così fu costruita per lui una mongolfiera e fu affidato ai venti del Giorno.
Delio partì solitario, ancora bambino, per un viaggio infinito e senza approdo, seguendo sempre il sole che per lui non tramontava mai. Crescendo solcò le terre, gli oceani, le città, senza potersi fermare neppure una volta. Non vide mai le stelle, non sapeva cosa fossero il buio, la luna, i fuochi d’artificio, non vide mai un lampione acceso o una candela, nè udì le campane della sera. Viaggiava stando dentro un Giorno che non aveva albe o tramonti, col sole sempre lassù sopra di lui, e il mondo di sotto era sempre quello sveglio e affaccendato.
La sua occupazione principale era starsene a guardare le città e i paesi della Terra, che sfilavano sotto di lui come dipinti su un pavimento lontano, mentre le correnti diurne lo soffiavano via. Gli capitava allora di essere un po’ triste e di mettersi una mano sul cuore, sentendo il peso di quel seme che non gli permetteva di fermarsi. Ma erano solo momenti: c’erano comunque diverse cose di cui occuparsi. La prima erano gli stormi degli uccelli migratori i quali, stanchi del loro lungo volo da un capo all’altro del mondo, prendevano la sua mongolfiera come un divano. Delio aveva il suo bel daffare a tenerli lontani, perchè gli stormi appollaiati rischiavano di farlo cadere, o tenevano basso il pallone col pericolo di andare contro una guglia, un campanile o peggio ancora la cresta di una montagna.
L’altra cosa che impegnava Delio era la sua Mappa. Una Mappa dettagliatissima, in cui segnava però le parti a suo modo: solo le più curiose, belle e interessanti, quelle che un giorno, se mai avesse potuto farlo, gli sarebbe piaciuto visitare con calma e coi piedi ben piantati a terra.
Delio crebbe restando sempre sulla sua mongolfiera. Pur avendo sorvolato e visto tutto il mondo e chi lo abitava, non sapeva davvero nulla di come funzionassero le faccende delle persone. Non aveva amici e non festeggiava mai il suo compleanno.
Tuttavia la cosa cambiò quando, sorvolando un vasto ed arido deserto, si trovò nel pieno di una grande tempesta di sabbia. Il suo pallone aerostatico fu preso da un turbinare di venti impetuosi che lo agitavano, trascinavano e facevano mulinare come un tappo di sughero sopra un mare in burrasca.
La sua cesta si ribaltò e Delio precipiò a terra.
All’inizio fu molto spaventato, e provò ad inseguire il pallone che i venti torridi e agitati soffiavano via, sempre più lontano oltre l’orizzonte. Poi si accorse che era troppo tardi, e non vi era più nulla da fare.
Per la prima volta in vita sua si trovò fermo, con le cose che non scappavano via intorno o sotto di lui: non sapendo bene cosa fare, si sedette ed aspettò che accadesse qualcosa.
Dopo una certa quantità di tempo, che a Delio sembrò infinita, accadde qualcosa al sole che lui non aveva mai veduto prima: divenne tutto rosso e andò verso la terra. Il cielo si tinse di colore dell’oro e tutte le cose intorno si facevano luccicanti e infuocate, anche la pancia delle nuvole, che lui aveva vedute sempre molto bianche o tutte nere quando tempestose.
Il sole divenne come un biscotto che piano piano si immergeva nel caffellatte, e più scendeva scomparendo più la sua luce si faceva rossa e splendente. Era uno spettacolo incredibile.
Ma la meraviglia di Delio crebbe a dismisura quando tutto il cielo si fece nero più del nero. Restò senza fiato quando mille, anzi milioni di piccole scintille lo riempirono tutto. Sembravano messe alla rinfusa, ma a guardare bene alcune sembravano disegnare delle figure. Non si capiva se fossero vicine e piccole, o grandi e molto lontane, e neppure era possibile contarle tutte da quante ve ne fossero. Sembravano piccoli soli, e ovunque si volgesse lo sguardo ve ne erano un numero infinito.
Delio sorrise, immaginando che per ciascuno di quei soli vi era qualcuno con un seme nel cuore, che viaggiava sempre nella sua luce, fino a che un giorno si sarebbe fermato. Forse tutti i viaggiatori, quella notte, si erano fermati e guardavano la meraviglia di tutte quelle stelle, senza curarsi della pianta che già cominciava a sbocciare dentro di loro.
Delio non si sentì solo.
Il mattino seguente un viandante solitario, stanco del suo lungo cammino, trovò in quel punto un albero. Già trovare un albero nel cuore del deserto era singolare, ma la sua sorpresa fu enorme quando, seduto all’ombra delle fronde, sentì un suono venire di dentro la corteccia. Pareva davvero il pianto di un bambino.

Gaspare Burgio – Altri Lavori

Foto di http://www.flickr.com/photos/alwyncooper/

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