SCRIVETE UN RACCONTO DI NATALE

 Ogni anno di questi tempi ripubblico una raccolta di racconti natalizi e la infarciso con nuove piccole storie. L’ebook si chiama smplicemente Storie di Natale e quest’anno sarà alla sua terza edizione. Se volete partecipare al progetto, spedite al più presto una storia natalizia a questo indirizzo: info@willoworld.net.

Qui sotto un raccontino fresco fresco.

NATALE DA SOLO

di GM Willo

Se avessi saputo di ritrovarmi il giorno della vigilia di natale, alla tenera età di sessantanove anni, da solo nel mio appartamento fuori centro, a guardare uno stupido programma alla TV a volume azzerato e ad ascoltare mielose canzoni natalizie, avrei lo stesso perseguito fino all’ultimo i miei ideali ed ascoltato in modo così caparbio il mio cuore?
La prima voce dell’anima ha risposto con un secco “no”, ma poi quella più calda, quella che vive nel profondo all’altezza del petto, quella che mi ha sempre fatto fare le scelte più scomode, le più difficili, ma anche le più giuste, mi ha sussurrato la risposta che cercavo. Lei è sempre lì, con il suo tono pacato e rassicurante, una voce che si fa sentire solo quando ne ho davvero bisogno. In parte è anche la mia voce, ma non è solo mia, e questo lo so già da un po’ di tempo e mi dà tanta forza…
Dalla mia prima moglie ho avuto due figli bellissimi. Li ho cresciuti con amore, da solo, perché Veronica se ne andò un giorno di autunno verso un destino fatto di stelle filanti e brillantini. All’inizio l’ho odiata, come si odiano gli amici quando ti pugnalano alle spalle, una reazione di autodifesa che in quei momenti ti è necessaria per sopravvivere. Ma era la paura che mi faceva odiare, ed io non potevo permettermi di avere paura con due figli piccoli da tirare su… perciò smisi di odiarla, e ad un tratto tutto divenne più facile, più giusto. Davide e Matteo sono cresciuti con me, sono diventati due uomini dal carattere un po’ difficile, proprio come quello della loro madre, ma con un grande cuore. Certo, forse non sarebbero diventati quello che sono oggi senza l’aiuto di Mirella, la mia seconda moglie, che ho amato tanto quanto ho amato Veronica. Anche lei se n’è andata, ma non è stata una sua scelta. Potrei scrivere che il cancro me l’ha portata via, ma sarebbe ingiusto. Mirella non è mai stata mia, come non lo è mai stata Veronica o i miei due figli. È la lezione più dura da imparare. Quando passi una vita a sacrificarti per le persone che ami, sviluppi inconsciamente un malsano sentimento di possesso, che rimane pericolosamente sopito fino al giorno in cui queste persone reclamano la loro libertà. Ne hanno tutto il diritto, e nonostante tu ne sia cosciente, quel sentimento ti frega. Ma ho imparato a riconoscerlo, a combatterlo, e non mi fa più paura.
Davide vive all’estero con sua moglie e i suoi tre figli. Mi ha appena chiamato per farmi gli auguri. I piccoli ancora non parlano bene l’italiano ma lui ce la sta mettendo tutta per insegnarglielo. Mi ha promesso che verranno a trovarmi a fine gennaio, che andremo tutti quanti a fare un bel pranzo fuori, come facevamo un tempo, e magari potremo invitare anche dei vecchi amici. Si, forse faremo proprio così…
Matteo è impegnato con il suo nuovo locale. Lo ha inaugurato qualche giorno fa e sarà costretto a lavorare per tutte le festività natalizie. L’ho visto stamattina, è passato a trovarmi insieme al suo compagno, Nicco. Si, mio figlio Matteo è gay e sono molto fiero di lui, o forse sono fiero di me per non averlo mai messo in imbarazzo ed averlo cresciuto senza la paura di non essere accettato. A scuola mi sono scontrato un paio di volte con i genitori di alcuni bulletti che lo prendevano in giro, e una volta addirittura con un professore. Non sono mai stato un tipo violento, ma quel giorno non riuscii a trattenere un pugno sulla faccia di quell’occhialuto ed antico docente. Oggi che ci penso me ne pento un po’, perché anche le persone più ottuse meritano rispetto, anzi, forse lo meritano più degli altri…
Però direte voi, e gli amici? Dove sono i tuoi amici?
In realtà non ne ho avuti molti di amici, ma forse di quelli veri ne ho avuti molti di più di quanto ne possa vantare tanta gente. Tre, quattro forse… Due di loro li ho persi, per le stesse ragioni per le quali ho perso le mie due mogli; il tradimento e la tetra signora. Strana la vita, che si ripete come un vecchio film natalizio in bianco e nero.
Me ne restano due, Sandro che vive lontano ma che ho sentito anche questa sera per telefono, e Carlo, che mi ha invitato domani al pranzo di famiglia e che io ho preferito declinare. Vederlo felice, circondato dalla moglie, i figli e i nipoti mi avrebbe sicuramente commosso, e non so se sarei riuscito a trattenere le lacrime. L’ultima cosa che voglio è la commiserazione, e poi perché mai dovrei, dato che non c’è niente per cui commiserarmi. Da solo, alla vigilia di Natale, davanti a un programma col volume azzerato e un albero di plastica di appena trentacinque centimetri… Volete sapere se sono infelice, se mi sento solo, o se sono arrabbiato con la vita e gli eventi che mi hanno condotto fino a qui? No, non sono arrabbiato, e non sono neanche infelice. Ma vi dirò di più, non mi sento neanche solo, perché con me c’è sempre quella voce, delicata, serena e rassicurante. Mi sta dicendo “Buon Natale”, anche adesso, come io lo dico a voi.
Buon Natale, allora.
Buon Natale a tutti!

GM Willo – Altri Lavori

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