FIRENZE NOIR

Incomincia oggi una nuova entusiasmante avventura firmata Massimo Mangani, ovvero “The Patrolman”, una storia cruda e spietata sullo sfondo della sua amata città: Firenze.

FIRENZE NOIR
di Massimo Mangani (The Patrolman)

Dedicato alle “infanzie” rubate

La Prostituta (part.1)

Mirela non aveva ancora quindici anni quando era stata venduta dalla sua famiglia ad una banda di magnaccia di Durazzo.
La notte era fredda e suo padre, se così si poteva definire, l’aveva fatta salire sull’Ape tutta scassata dove trasportava i ferri vecchi, dirigendosi poi verso il porto.
Ricordava ancora la mamma che piangeva disperata cercando di convincere il marito a ripensarci e lui che per tutta risposta le aveva ammollato uno schiaffone che le aveva fatto sanguinare il naso.
Almeno ci fosse stato Alban, sicuramente avrebbe dato una bella lezione a quello stronzo ma purtroppo suo fratello era finito nei guai l’anno precedente, quando era stato beccato a smontare auto rubate in Italia per rivenderne i pezzi ai ricettatori di Tirana.
La transazione era stata assai rapida e in quattro e quattr’otto si era ritrovata su una lussuosa auto tedesca, con i sedili in pelle ed i vetri fumé, seduta in mezzo a due energumeni che la guardavano sorridendo.
Durante il tragitto le vennero spiegati dettagliatamente i termini del contratto: avrebbe dovuto lavorare fino a quando non avesse saldato il debito che il padre aveva contratto con loro, una somma così elevata che ci sarebbero voluti almeno dieci anni.
Mirela non aveva idea di quale lavoro avrebbe dovuto svolgere, immaginava qualcosa di simile a sua cugina che era emigrata in Germania ed assisteva una coppia di vecchi. Pulire il culo alle persone le faceva abbastanza schifo ma ci avrebbe fatto l’abitudine.
Improvvisamente uno degli energumeni disse all’autista di fermarsi, il posto andava bene, nessuno li avrebbe disturbati. Mirela iniziò a tremare, fuori era molto buio, con un filo di voce chiese perché si fossero fermati, l’uomo che le sedeva alla destra rispose con voce gentile: -“Ora ti insegneremo il mestiere, è molto importante che tu impari bene piccola!”
Ebbe un sussulto, con la coda dell’occhio vide l’uomo alla sua sinistra farsi sempre più vicino, si voltò di scatto, l’uomo si teneva l’uccello con la mano destra, con l’altra aveva iniziato ad accarezzarle i capelli; Mirela iniziò a gridare, voleva fuggire via, lontana da quei mostri.
Sentì due mani enormi stringerle la gola, le mancò l’ossigeno, l’uomo la costrinse ad abbassare la testa all’altezza del membro, la obbligò a prenderglielo in bocca, credette di morire soffocata!
La violentarono a turno per tutta la notte, le fecero provare ogni sorta di perversione, ad ogni minimo accenno di protesta fu schiaffeggiata selvaggiamente. Appena il sole iniziò a sorgere, Mirela svenne dal dolore e dalla vergogna.
La portarono in uno squallido appartamento alla periferia di Tirana, come primo lavoro la costrinsero a scopare con ragazzini della sua età davanti ad una videocamera digitale, gli energumeni dicevano che il porno illegale rendeva molto bene.
Quando ne ebbero abbastanza la caricarono su un camion insieme ad altre due ragazze, il camion trasportava carne semi–avariata da vendere ad alcuni fast food in Slovenia, fu un’esperienza allucinante: la puzza era talmente insopportabile che arrivarono a destinazione quasi morte.
Dalla Slovenia passarono in Italia nascoste nel bagagliaio di alcune auto nuove trasportate da una bisarca, le sue compagne di viaggio furono fatte scendere a Trieste mentre Mirela proseguì fino a Firenze, dove uno degli energumeni l’avrebbe avviata alla prostituzione.

La Prostituta (part.2)

L’asfalto del viale ribolliva quella notte d’Agosto, il termometro luminoso dell’ipermercato segnava 32°C ed in giro non c’era quasi nessuno. Mirela ormai da tre anni batteva nella zona di Novoli, vicino al nuovo polo universitario, una delle zone di Firenze maggiormente trafficate sia di giorno che di notte, tranne che in quel periodo ovviamente.
Il quartiere, fatto di casermoni popolari ed edifici commerciali, era stato rivalutato negli ultimi anni con la costruzione della nuova università, del palazzo di giustizia e di un mega centro commerciale con multisala annessa.
Data la vicinanza all’aeroporto ed al casello autostradale, il transito notturno era pressoché continuo e clienti arrivavano anche all’alba in coincidenza con l’apertura del mercato ortofrutticolo.
Ovviamente nei mesi estivi gli enormi alveari si svuotavano e le varie attività della zona andavano attenuandosi fino ad essere quasi nulle nelle settimane centrali del mese d’Agosto. Il magnaccia la mandava comunque a passeggiare, anche quando la città era deserta, tanto prima o poi qualche vecchio bavoso in cerca di carne giovane sarebbe spuntato fuori.
L’orologio segnava le 23.30, Mirela si aggiustò le calze, le faceva davvero troppo caldo ma ai clienti le calze piacevano per cui le avrebbe tenute. D’un tratto udì lo scampanellio che ormai da qualche sera la perseguitava, alzò gli occhi al cielo: “maledizione ancora quegli stupidi ragazzini”!
Arrivavano come sempre in sella alle loro biciclette, maglietta e calzoncini corti, la circondavano e si mettevano a dirle cose sconce: tutto era nato qualche giorno prima quando cinque o sei mountain bike le si erano fermate vicino e i ragazzini che le cavalcavano le avevano chiesto quanto voleva. Inizialmente aveva pensato ad uno scherzo, il più grande non arrivava a tredici anni poi però, con suo immenso stupore uno di loro, probabilmente il capo era sceso dalla bici, le si era avvicinato e ridendo le aveva infilato la mano sotto la minigonna.
Mirela si era ritratta, non le era mai capitato niente di simile, eppure di gente strana ne aveva vista tanta, ma ragazzini di quell’età mai si erano fermati a chiederle niente.
Il teppistello non si era arreso ed aveva afferrato Mirela per un braccio: -“Lurida puttana, se noi ti paghiamo tu ci fai scopare tutti chiaro?”
Gli altri ragazzini stavano ridendo, Mirela si era sentita tanto umiliata che aveva mollato uno schiaffone così forte a quel moccioso da fargli uscire il sangue dalla bocca.
-“Troia maledetta!” il ragazzino si era messo a piangere –“questa me la paghi puttana!”
Era risalito in sella e il branco si era allontanato, i muscoli delle gambe tesi nello sforzo di pedalare il più rapidamente possibile.
Da quel giorno, tutte le sere i ragazzini tornavano a farle il giro attorno e ad offenderla e la cosa era stata notata anche da suo protettore. –“Quei piccoli bastardi devono abbozzarla, con le buone o con le cattive!”
Mirela era rabbrividita, quel discorso significava che se i ragazzini pagavano doveva farsi scopare, altrimenti li avrebbero comunque allontanati a bastonate.
Ora stavano tornando, Mirela decise di farsi coraggio, in fondo meglio un branco di preadolescenti piuttosto che il solito vecchio bavoso, anche se la cosa non le piaceva affatto.
I piccoli cavalieri in sella alle MTB si fecero sempre più vicini, la circondarono, Mirela notò una luce strana nei loro occhi, cercò di fissarli con uno sguardo il più accattivante possibile, mentalmente stava cercando le parole migliori per l’approccio; anche non avessero avuto soldi, avrebbe comunque evitato loro il pestaggio.
Il primo fendente la raggiunse mentre stava tirandosi su la minigonna, uno schizzo di sangue finì sul manubrio della bici del capo banda; Mirela, senza capire bene cosa stesse accadendo finì distesa per terra, le gambe larghe, le vergogne in bella mostra.
I ragazzini fermarono le bici, scesero, la circondarono ghignanti, Mirela vide che c’erano rappresentanti di varie razze anche se il capo era sicuramente italiano, sentiva un dolore lancinante al fianco destro, una chiazza gelida continuava ad allargarsi sulla maglietta. Un silenzio irreale faceva da colonna sonora alla scena, il ragazzino che lei aveva schiaffeggiato si chinò su di lei, le avvicinò le labbra alle sue e contemporaneamente le mise una mano in mezzo alle cosce: -“Allora puttana, ora non scappi più vero? Ora ti fai scopare senza tante storie!”
Mirela riconobbe lo sguardo, lo aveva visto centinaia di volte negli occhi del suo protettore, il ragazzino aveva sniffato.
La paura lasciò il posto ad una sorta di rassegnazione, le dita del moccioso scorrevano lungo il solco delle grandi labbra, ogni tanto si fermavano ed un dito si infilava più in profondità, evidentemente non era la prima volta che faceva una cosa del genere.
Mirela decise di farla finita, nonostante il dolore atroce prese la mano del ragazzino e la allontanò, poi cercò di alzarsi.
La lama recise di netto la giugulare, la vita di Mirella se ne andò insieme al fuggi fuggi di biciclette e alle grida di bambini terrorizzati.

Continua…

Massimo Mangani – Leggi anche The Patrolman e  Il Terrore non avrà fine

Immagine di http://www.flickr.com/photos/rbertoli74/ 

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