IL MARINAIO

Nel cuore della tormenta, mentre la tua vita è appesa a un filo, puoi riuscire a vedere una luce. Magari è solo un riflesso, o forse addirittura un abbaglio, un inganno dei tuoi occhi, ma la sua vista ti porterà a dover scegliere se credervi oppure no. La differenza tra il credere alla luce e l’ignorarla è pari allo scegliere tra il vivere e il morire, perché anche quando sei in balia delle forze della natura, la tua vita dipende sempre dalle tue scelte.
Il capitano Kruchek era un tipo prudente, conosceva i venti e le stelle, fiutava le tempeste e aveva un sesto senso particolare per evitare le correnti pericolose e gli scogli affilati. Credeva che nessuna onda anomala, nessun ciclone, avrebbe potuto ribaltare la barca di un bravo marinaio, e in tutto il paese si diceva che non esistesse un uomo di mare abile quanto lui. La sua barca si chiamava Betulla, una galea leggera dalle bianche vele che solcava veloce i grandi mari. La sua ciurma era sempre la stessa da molti anni e per lui era come una famiglia. Di rado scendeva a terra, perché lo sciabordio delle onde e il movimento continuo dello scafo gli davano conforto. Kruchek era un capitano premuroso e si prendeva cura dei suoi compagni di viaggio. I marinai della Betulla erano ben ricompensati per il loro lavoro e venivano trattati sempre con grande dignità dal loro superiore. In questo modo Kruchek sapeva di poter contare ciecamente su ognuno di loro.
Altro vanto del nobile marinaio era il modo in cui si prendeva cura della sua galea. Si occupava personalmente delle riparazioni, e prima di prendere il largo si assicurava più volte delle condizioni delle vele, degli alberi, del sartiame, e non c’era mai nulla che poteva sfuggirgli. La Betulla aveva attraversato i mari più impervi, le tempeste più devastanti, e niente l’aveva mai fermata.
Poi arrivò la fatidica tormenta di quel nove di novembre.
Il suo fiuto l’aveva avvertito che i venti erano cambiati, ma mai avrebbe immaginato che la furia dei sette cieli e dello spietato dio degli abissi si sarebbe abbattuta con tale violenza su di lui. Mentre la pioggia gli grondava sul volto e il tuono squassava la notte, Kruchek non vide la grande onda che si andava formando nell’oscurità davanti alla prua. Quando la scorse, provò a cavalcarla, come aveva fatto mille altre volte, ma neanche la forza e leggiadria della sua Betulla furono in grado di competere contro quella massa d’acqua.
Kruchek si ritrovò ad annaspare nel mare gelido, a gridare e a piangere per i suoi compagni che, uno ad uno, venivano sopraffatti dalle onde. Provò ad urlare la sua disperazione al cielo e agli dei, ai quali non aveva mai creduto, ma nessuno gli rispose, e già sentiva le sue forze abbandonarlo. Allora una forza ancora più distruttiva di quella tormenta ghermì il suo cuore, una sensazione che non aveva mai provato prima e che gli tolse il respiro. Era la paura. La paura di aver sbagliato qualcosa, di aver sacrificato la vita dei suoi compagni per colpa di un banale errore. Se avesse puntato verso est invece di seguire la rotta incontro alla tempesta forse a quest’ora sarebbero stati tutti salvi. Se avesse virato prima dell’impatto con l’onda o anche solo se fosse riuscito a vederla prima… La paura lo stava soffocando e l’avrebbe ucciso prima della furia del mare.
Fu in quel momento che scorse una luce, uno squarcio nell’oscurità, forse l’occhio della luna che per un attimo ammiccò verso di lui. Inconsapevolmente seppe che cosa voleva dire quella luce. Doveva scegliere, anche solo per quegli ultimi minuti che gli rimanevano da vivere, lui doveva scegliere se avere paura oppure no.
Allora una voce dentro di lui sembrò sussurragli alcune parole: “tutto andrà bene…”
Il capitano Kruchek accolse il gelido abbraccio del mare, mentre un senso di pace si adagiava sul suo cuore. Aveva scelto di non avere paura.
“Tutto andrà bene…” continuò a sussurrare, mentre le onde si alzavano sopra di lui. “Tutto andrà bene…”

GM Willo – Altri Lavori

Immagine di http://vale-ra.deviantart.com/

Questo racconto compare nella raccolta Rivoluzione Creativa III

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Una risposta a “IL MARINAIO

  1. Danzare nell’insicurezza, ogni certezza spazzata via…raccogliere tutte le forze e radunarle al proprio centro.
    Inizio e fine formano un cerchio da cui non si può fuggire…se non scegliamo la vita lo fa per noi.

    Sono bellissimi i tuoi racconti!

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