8 MARZO

di Rosanna Bassani

Carla guarda dal finestrino le ragazze dell’est, su tacchi improbabili aspettano i clienti della sera. Il labbro le fa male, ma gli occhiali scuri nascondono il resto. Nella testa che scoppia rimbombano le parole di sua madre “se lo denunci poi chi ti mantiene?”.
Nawesi seduta accanto sembra una montagna, solida e regale, un donnone che nella carne tiene stretta la sua ferita eterna portata dal Mali, quando hanno ucciso il suo essere bambina e il suo piacere. Ricorda ancora l’offesa e lo sbigottimento, il dolore colato lungo le gambe.
Pilar è due sedili più avanti, fa la badante e manda al paese i soldi dello stipendio, così le sue due figlie non devono fare lo straordinario nella fabbrica di mattoni. Sono 2 anni che non le vede, costa troppo il biglietto.
Rosa ha nella borsa la lettera della ditta, gliel’hanno data 3 giorni fa; delocalizzazione è una brutta parola che ha appena imparato, e ora le tocca anche il peso degli occhi di suo marito, quando dovrà spiegargliela.
Rosalba invece ha firmato oggi una lettera di dimissioni in bianco, ovviamente non le hnno dato a la copia, ma era l’unica possibilità per poter avere quel lavoro.
Il treno ha uno scossone, ma Satja guarda a terra, come fa sempre; è salita dietro suo fratello, non gli cammina mai a fianco; le prime volte la gente la guardava per il viso coperto dal velo, ora ce ne sono tante come lei e nessuno ci fa più caso. Lui s’è seduto, lei è rimasta in piedi che non c’era posto. Ma è abituata, anche a casa, prima lo serve a tavola finchè ha finito di mangiare poi mangia lei.
Suor Giuseppina le assomiglia, è un velo diverso il suo ma forse neanche tanto. Da bambina voleva fare il prete, magari diventare persino papa.
Davanti siede Angela, nemmeno 16 anni, il ticchettio delle sue unghie laccate sul cellulare , scrive convulsa sms al suo ragazzo: ha fatto il test stamattina, “positivo CAZZO, avevi detto ke c stavi attento adesso cm faccio”
Maria ha il sacchetto della Caritas pesante e le gambe le fanno male, ma le hanno dato la pasta il riso e il latte, almeno per un po’ di giorni sarà a posto. Suo figlio si è dimenticato di lei da tempo, le mamme povere sono più difficili da ricordare. Guarda incantata la ragazza bellissima seduta di fronte a lei
è Lavinia, trucco impeccabile, anelli alle dita, abito aderentissimo. Solo la voce la tradisce quando risponde al cellulare. Lavinia pensa che le piacerebbe fosse anche la sua festa oggi ma quel coso tra le gambe la inchioda a un’identità imprecisa .Per ora se lo tiene, le dà da vivere, forse un giorno chissà… potrebbe farsi operare. Lavinia guarda il signore elegante dall’altra parte della carrozza, ha lo sguardo tenero, le ricorda sua padre che amava così tanto.
La bimba che è con lui è Giada; seduta a fianco a quell’uomo dal bel cappotto di cachemire, si stringe nel sedile quasi a volersi mimetizzare: in grembo la cartellina dei disegni, è il suo scudo. L’altra sera il nonno che adesso l’ accompagna le ha detto “non dirlo a nessuno che è un segreto tra noi”. Lei ha stretto le labbra forte per non urlare, sa che non dirà niente perchè è una cosa vergognosa quella che le fa fare.
In fondo alla carrozza Elisabeth guarda correre i pali della luce, sta morendo di fame e di autocontrollo, attira gli sguardi della gente la sua magrezza. Lei la indossa fiera, come un abito d’alta moda.
Carolina di fronte a lei respira male, ha lavato per trent’anni i panni polverosi del suo Bruno, operaio all’Eternit, mai andata in fabbrica lei. Mesotelioma polmonare, ha detto il dottore; Bruno fammi posto che presto ti raggiungo.
Il treno si ferma. I venditori di mimose alla stazione offrono i loro mazzetti sgualciti, qualcuno li compra per festeggiare.
Il treno riparte. La strada che manca è ancora molto lunga.

Rosanna Bassani – Altri Lavori

Foto di Willoclick – Altri Lavori

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