A MIO PADRE

di Rosanna Bassani

Quando mi scoppiò dentro l’adolescenza eri già troppo vecchio persino per darti contro. Più nonno che padre, ti ascoltai poco, non avevi messo semi profondi nel mio terreno. T’avevo combattuto fin da bambina ribelle qual ero, da sempre troppo matura per l’età che mi toccava e inadeguata come buona figlia. Darti contro era un gioco che non mi appassionava più perché da sempre l’avevo fatto.
Mi era fastidiosa l’oratoria retorica con cui pretendevi d’incantare. L’orgoglio puerile con cui mi descrivevi agli altri credendo di conoscermi. E se arrossivo era più per contenere la rabbia, che per vergogna.
Non sentivo la tua mancanza se c’eri né se andavi via. Non ti odiavo nemmeno e questo era anche peggio.
Non ero riuscita ad amarti, non ti era riuscito insegnarmelo.
Fu la malattia a legarmi a te.
Eri imploso ma lentamente senza nulla trapelare finchè la devastazione della tua mente fu evidente ma ormai irreversibile.
Eri pensieri che perdevano peso e consistenza. Più ti allontanavi dal reale più non resistevo a spiarti.
Ma illanguidivo nel tuo crescente bisogno d’esser accudito, nelle tue manie dementi che devastavano le mie giornate. Non mi capacitavo della tenerezza che
m’ispiravi, del benessere che provavo quando eri sereno, quando ti stavo accanto. Ti tenevo le mani in un contatto che non ci era mai appartenuto.
Non capivo cosa avesse sciolto la mia indifferenza in quella specie di amore che mi stava crescendo.
Era un desiderio di padre, di padre comunque fosse? Un accettare finalmente i tuoi limiti ed apprezzarti per quel poco che eri? Bastavano la pena e la compassione a spiegare questo nuovo sentimento con cui mi toccava fare i conti?
Perché era mio il bisogno di accarezzarti, unica comunicazione possibile, da quando la parola decise di assentarsi per sempre dalla tua gola. Era mia la soddisfazione quando sapevo che avevi mangiato con gusto, digerito, dormito, che eri andato di corpo. Non avevo che prendermi cura della tua fisicità, scaldarla, lavarla, rinfrescarla, nutrirla… niente altro. Un tornare bimbo e genitore a ruoli invertiti, sconvolgente e rassicurante ad un tempo. Un debito di vita ancora aperto, interessi pesanti, che andavo saldando a rate, terrorizzata per non saperne la scadenza e insieme acquietata per aver finalmente trovato un modo per esserti figlia. Non seppi mai, e ancora oggi mi interrogo, se ti accorgessi di me o mi confondessi tra le ombre che ti oscuravano la mente. E quando un giorno vidi una smorfia sul tuo viso volli leggere un sorriso che fosse tutto per me. Non ero lì quando ti si spezzo l’ultimo respiro ma non me ne crucciai: da tempo ti avevo dato il mio estremo saluto.

Rosanna Bassani – Altri Lavori

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