UNA QUESTIONE DI SCELTA

di GM Willo

– Signore, mi sente? Riesce a sentirmi?
– Che cosa…?
– Si alzi, su… venga con me…
L’uomo si sentì afferrare sotto il braccio da una stretta decisa che gli avrebbe senza dubbio lasciato dei segni, data la sensibilità della sua epidermide, ma non ci fece quasi caso. Si sarebbe prestato a qualsiasi tortura pur di allontanarsi al più presto da quella selva e dall’odore ormai diventato insopportabile del legno marcio e dell’humus. Se solo ne fosse stato capace, ne sarebbe uscito con i propri piedi, ma la scena a cui aveva assistito lo aveva lasciato in uno stato confusionale tale da non riuscire più a muovere un solo passo. Ricordava di essersi allontanato dalla radura con le pietre, correndo come un forsennato verso la direzione opposta dalla quale era provenuto e perdendosi irrimediabilmente nella foresta. Correndo aveva prestato attenzione a dove metteva i piedi, ma non ai rami più alti, perciò aveva sbattuto la testa ed era rimasto incosciente per un tempo a lui sconosciuto. Svegliatosi ai piedi di un tronco marcio cosparso di funghi, la foresta incombente sopra di lui, non era più riuscito a rialzarsi in piedi, non per via delle forze, che incominciavano a rifluirgli nel corpo, ma per la paura insinuatasi nel suo cuore, una bestia avida ed antica che serrava le sue membra a terra.
Si sentì trascinare dentro l’abitacolo di un auto, probabilmente un pickup, ma non poteva dirlo con sicurezza. Il suo salvatore sapeva di dopobarba al mentolo e aveva gli occhi azzurri, di questo era più che certo, perché lo aveva guardato con intensità quando gli aveva chiesto di seguirlo, come si guarda un bambino capriccioso che non vuole ascoltare. Il resto era molto confuso, persino il proprio nome. Nelson? Era forse Nelson…? No, quello era il nome di suo padre… Ma certo, lui si chiamava Peter…
L’auto sobbalzò per alcuni minuti prima di trovare una strada che potesse dirsi tale. Il bosco incombeva ancora su di lui, bigio e scheletrico nella sua veste invernale, con gli alberi ricurvi invasi dall’edera, rami contorti e protesi come tentacoli e uno spesso strato di foglie decomposte chiazzato qua e là da isole di muschio, di un verde malato. Un brivido scosse il suo corpo e temette di perdere nuovamente conoscenza.
– Signore, tutto bene? Ha bisogno di vomitare?
La voce pareva distante un milione di chilometri. Il finestrino dalla sua parte si abbassò di una spanna e un alito di aria fredda lo rincuorò. Riuscì a mettere a fuoco la strada per un po’, poi decise di chiudere gli occhi. Pessima idea, le immagini della radura gli tornarono in mente in tutta la loro efferata crudeltà, come se fossero impresse indelebilmente sulle sue retine.
– Si, temo di si… – riuscì a dire, poi l’auto si fermò inchiodando sullo sterrato, lo sportello si aprì e lui riversò fuori buona parte della colazione di quella mattina; uova al bacon, succo d’arancia, torta di mele e tanto caffè.
Trascorse il resto del viaggio in auto in uno stato di semi incoscienza. Quando il suo salvatore girò la chiave per spegnere il motore, lui si destò da un sonno leggero e privo di sogni. Per una manciata di secondi la sua mente si rifiutò di ricordare, poi l’onda tornò a travolgerlo.
– Mi guardi…
Era la voce dell’uomo…
– Signore, mi guardi… guardi i miei occhi…
Erano di un azzurro innaturale…
– Adesso mi ascolti, ascolti le mie parole e le ripeta con me: “Sono al sicuro. Sono in salvo.” Ripeta…
– Sonhal sichuo. Soho insavho…
Le parole gli uscirono strane dalla bocca, come se avesse bevuto troppo. Provò di nuovo, articolando meglio le sillabe, seguendo attentamente i movimenti della bocca del suo salvatore. Dopo cinque o sei tentativi riuscì a scandire in modo comprensibile la frase.
– Molto bene – continuò l’uomo del pickup, – adesso mi segua. Andiamo a casa, accendiamo il fuoco e prepariamo una buona zuppa di cipolle, che ne dice?
Tornato in possesso di un po’ della sua sanità mentale, Peter seguì l’uomo dagli occhi azzurri, sentendosi come un funambolo in bilico sull’abisso della follia.
Dormì per alcune ore in un comodo letto al piano di sopra. Il cottage sorgeva sulla sponda di un piccolo lago, poco distante dalla foresta, e combinava in modo esclusivo il rustico con il moderno. Su un tavolo artigianale ricavato da un tronco grezzo spiccava la mela morsicata di un portatile. Peter si alzò a sedere sul letto e il profumo che proveniva da basso gli fece brontolare lo stomaco. Zuppa di cipolle, come promesso…
I ricordi erano da qualche parte dentro la sua testa, ma sembravano sistemati in modo più ordinato. In qualche modo riusciva adesso a dar loro un posto, anche se forse non sarebbe mai stato in grado di dare loro un senso. Afferrò la sua giacca, che era stata ordinatamente riposta sulla spalliera di una sedia, e lasciò la camera per scendere al piano di sotto. Trovò il suo salvatore intendo a rimescolare un crogiolo d’acciaio collocato sopra le fiamme di un camino.
– Mi fa piacere vederla in piedi… Come sta?
– Meglio, grazie…
– Ha fame? La zuppa è quasi pronta…
– Si, credo di potercela fare a tenerla dentro…
Mangiarono in silenzio, mentre le ombre della sera calavano inesorabilmente sul cottage e sul bosco vicino. La zuppa era saporita e si lasciava accompagnare magnificamente da un vino rosso di carattere. Dopo il primo bicchiere Peter si sentì finalmente in grado di affrontare l’orribile episodio di cui era stato testimone.
– Mi spiace averle causato tanto disturbo… – esordì, portandosi ancora il bicchiere alle labbra.
– Nessun disturbo, ci mancherebbe – rispose l’uomo dagli occhi azzurri. Adesso riusciva finalmente a vederlo per quel che era, non un vecchio ma un uomo maturo, con una folta chioma argentata tenuta legata da un elastico, e un sorriso gentile e sincero. Poteva essere suo padre, tutto sommato.
– Beh, non so davvero cosa mi sia capitato…
– Invece credo che lo sappia, ma non le va di ricordarlo… – lo corresse il suo salvatore, sorridendo affabilmente.
Un silenzio educato ma ingombrante calò sui due, rotto soltanto dal crepitio del fuoco.
– Non sono il primo, vero? – chiese allora Peter, allungando il bicchiere verso il suo ospite. Il vecchio, senza esitare, afferrò la bottiglia e ne versò il contenuto.
– No, lei non è il primo che trovo nel bosco… – ammise poi, – e non sarà neanche l’ultimo.
– Che cosa succede laggiù? – riuscì a chiedere finalmente.
– Finiamo di mangiare… – rispose il vecchio, – e di bere. Esistono modi e tempi per parlare di certi argomenti…
Mezz’ora dopo, davanti al fuoco scoppiettante e ad un bicchiere di cognac, continuarono la discussione.
– Se la sente adesso di raccontarmi? – domandò l’uomo dagli occhi azzurri al suo ospite.
– Penso di si… ma è tutto così confuso, cosi insensato…
– Non ci pensi… Valuterò io se è insensato…
– Beh, stavo passeggiando, come faccio ogni domenica, solo che questa parte della foresta non l’avevo mai esplorata. Sulle mappe è segnata come zona inaccessibile, perciò sono rimasto sorpreso quando mi sono accorto che non vi era alcuna recinzione. Ho seguito il percorso da trekking per un po’ poi ho deviato per un sentiero di cinghiali. Ho sentito dei rumori strani e ho pensato si trattasse di un branco di verri, perciò mi sono avvicinato facendo attenzione, poi ho trovato la radura, e quelle strane pietre… La conosce?
– Si, la conosco bene…
– I rumori provenivano da laggiù. Vi era qualcosa, un grosso animale, chino su una preda… da dove mi trovavo le proporzioni non avevano senso. Poteva trattarsi di un cinghiale molto grosso chino su un cucciolo di daino, ma la cosa non mi tornava. Mi sono avvicinato, facendo sempre molta attenzione, e ad ogni passo la scena diventava più nitida, per quanto diventasse sempre più assurda. Temo che l’immagine conclusiva che si è formata nella mia testa adesso mi sfugga, come se una parte del mio cervello non riesca ad accettarla. Oh mio dio, che animale era mai quello? E quella povera ragazza… appena adolescente…
Peter sentì la zuppa tornargli a gola ma riuscì a riprendere velocemente il controllo, respirando profondamente e concentrandosi sul movimento ipnotico delle fiamme del camino. Poi si portò il bicchiere alla bocca e tracannò d’un fiato il suo cognac.
– Posso averne un altro per piacere?
– Ma certo… – rispose il vecchio, alzandosi per prendere la bottiglia. – Ecco qui. Contro le follie di questo mondo è la medicina migliore… – affermò, versando dolcemente due dita di quel liquido ambrato.
– Lei mi sa dire che cosa ho visto? – chiese allora Peter, mentre il suo ospite riprendeva posto davanti al fuoco.
– Si, forse potrei, ma la domanda che dovrebbe farsi è un’altra…
– Quale?
– Vuole davvero saperlo?
Il silenzio gravò sui due uomini. Peter si pose mentalmente quella domanda; desiderava davvero cercare un significato alla scena a cui aveva assistito, o sarebbe stato più saggio dimenticarsi di tutto e tornare alla sua semplice vita di assicuratore ed escursionista occasionale? Si rispose con l’ennesima domanda; aveva forse una scelta?
– Bene allora… – esordì il vecchio, – si metta comodo. Ne avremo per un bel po’…
Fu così che Peter venne a conoscenza della Confraternita, un gruppo di eccentrici uomini d’affari, banchieri, politici e altolocati personaggi della borghesia occidentale, selezionati accuratamente dai discendenti delle famiglie più nobili d’Europa per preparare l’umanità all’avvento dei Grandi Antichi, Dei ancestrali e spietati destinati a dominare nuovamente la terra, come già successo in epoche antecedenti l’avvento dell’uomo. I sacrifici alla progenie di tali Dei rientravano nelle pratiche più comuni della Confraternita; animali, fanciulle, bambini… La radura con le pietre era solo uno dei numerosi templi a cielo aperto disseminati ai quattro angoli del pianeta. Ma in fondo il sacrificio di una giovane donna era ben poca cosa in confronto alle guerre che questi stessi personaggi finanziavano grazie alle loro sottili armi di condizionamento mediatico. Che dire poi della schiacciante morsa fiscale studiata a tavolino e rilasciata in tutta la sua sfrontatezza con l’inganno della crisi economica? Quanti uomini, quante donne pagavano giornalmente il prezzo di tali manipolazioni…? Ma questi sono solo alcuni dei sistemi adottati dalla Confraternita per stritolare l’umanità e prepararla all’avvento del grande Cthulhu, che attende negli abissi e dorme il sonno del tempo. Cocktail di medicinali sedanti iniettati nei cibi a basso costo, vaccini studiati apposta per annichilire le menti, gas palliativi spruzzati dal cielo e fatti passare per scie di condensa, terremoti e maremoti mirati e poi tanta, tanta, tantissima pubblicità. Quando il vecchio terminò di parlare Peter non potette fare a meno di nascondere i suoi dubbi. Chi era quell’uomo? Un saggio che aveva deciso di ritirarsi lontano dalle follie di questo mondo, oppure un paranoico che aveva letto troppe fantasticherie su internet?
– Mi crede matto, non è vero? – chiese allora il vecchio, sorseggiando il suo cognac.
– Beh, no… però…
– Allora forse è stato tutto un sogno. Si è solo addormentato sotto quell’albero ed ha avuto un incubo, possibile no?
– No, non voglio dire questo… La verità è che..
– Non si preoccupi – lo interruppe il vecchio, – la verità è una questione di scelta. Prenda quella che preferisce. È così che funziona, e Loro lo sanno bene.

GM Willo – Altri Lavori

Questo racconto compare nella raccolta: L’Ombra dei Grandi Antichi

Immagine di http://www.flickr.com/photos/14551936@N03 

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