DANZANDO HABLAVA PALABRAS DE AMOR

di Anna Lamonaca

Era innamorata e le sembrava di avere un ritmo dentro come un focoso flamenco scorrere li nell’interno delle vene. Emozione subitanea nel suo spirito, attimi vissuti che sapevano di turbamento. Una leggera felicità, mista ad allegria le sconvolgeva i sensi. In quella danza una forsennata ebbrezza la raggelava, sudore freddo in rivoli, sorriso a 32 denti. Estasi, guardarsi negli occhi e sentire di appartenersi ancora in quel giorno così strano. E tutti i sogni usciti dai cassetti, il pubblico in estasi, battiti di mano al ritmo caliente di una chitarra. Sembrava una spagnola con il suo abito rosso e una rosa tra i capelli, Pedro con la fascia in vita, i capelli raccolti in una coda, i lineamenti duri. Dio quanto lo amava! E in quei momenti se ne rendeva conto! Come ogni sera salivano sul palco e si ponevano di spalle al pubblico poi iniziavano a danzare quel ritmo andaluso e gitano che li scuoteva dal di dentro e li rendeva come invasati. Non era solo danza, era passione, vibrazione fusione di corpi e leggerezza. Quasi non vedeva tutto il mondo intorno a lei che si rigirava, vorticava. C’era soltanto lui, lei e il loro amore. Movimenti subitanei delle gambe ed avvolgerlo con tutti i sensi, con la mente, con il corpo, con il cuore. La pista completamente vuota e intorno luci ed ombre, non riusciva a distinguere i visi della gente, il sorriso, le espressioni. Feeling e sintonia, questo era il flamenco. Ma in fondo era ancora più, soltanto che lei non riusciva a descriverlo. In un tempo indefinito che appariva eterno alla sua cognizione distorta. Ma cosa le importava in fondo? Quando c’era danza non c’era turbamento. In un crescendo brividi ed attrazione, scatti subitanei. Si sentiva completamente sua. Sua, sua…. E adesso ancheggiava al suono delle nacchere, le sembrava di sentire il calore della luna accarezzarle i capelli sciolti al vento, alzava gli occhi al cielo e vedeva la luce delle stelle. Brillantini sulla sua schiena scintillavano, e lui stringendola li aveva sulle mani. Gli abiti si muovevano al ritmo della danza. Ma forse quell’emozione non sarebbe arrivata al pubblico. Poco le importava. I suoi occhi fissi in quelli di lui, scuri, profondi nascosti sotto le sopracciglia. Lontani e poi vicini con visi quasi a sfiorarsi, occhi negli occhi, non riusciva a sostenere il suo sguardo! Doveva ed intanto continuava a muovere le mani battendo le nacchere. Con il viso deciso di chi non ha paura, paura dell’amore, paura di sentire, di percepire l’altro. Magia, pura magia… Lui la chiamava zingara, le piaceva essere chiamata così! Continuava a battere i piedi al ritmo della compas. I tacchi ferrati battevano sul palco, e adesso era improvvisazione, continuava a sventolare velocemente il ventaglio e a guardarlo con intensità negli occhi. Pedro con una rosa tra le labbra continuava a muoversi e a guardarla. Lei dall’altro lato del palco gettato via il ventaglio, si muoveva al ritmo della musica carezzata dallo scialle. In un vorticare sensuale, le frange danzavano. Dondolavano a destra e sinistra come i suoi fianchi. di tanto in tanto chiudeva gli occhi e si lasciava trasportare dalle emozioni. Si lasciava guidare dalle mani, ed un fremito le percorreva le membra, Marisa lasciava che si liberasse come una febbre, che la faceva tremare. Lo scialle ruotava intorno alla testa, fasciando i pensieri che aveva in quel momento. Pedro le era entrato dentro totalmente, come quella magica danza. Esasperando i movimenti le sembrava di riappropriarsi del suo corpo, di se stessa, dei suoi sentimenti e la cosa la faceva sentire bene. Il fuoco nelle vene, lo percepiva a d ogni colpo dato da lui sul pavimento, mentre lei adesso ferma immobile lo osservava alzando una mano facendola roteare verso l’alto. La chitarra e le percussioni diventavano sempre più frenetiche e d’improvviso aveva preso a girare e lui a battere le mani fortissimo, era una lotta! Chi avrebbe vinto? Non riusciva a capirlo, in quel flamenco forse non c’erano vincitori. Incontrarsi e scontrarsi. Amarsi e liberarsi, lasciarsi andare e cantare. Incontrarsi, scontrarsi… Una melodia, un palos intervallato dal cante, e via, ad una danza che è allegria e sofferenza, è amore e morte. Lo afferri, lo stringi, lo strapazzi questo amore, lo getti, lo usi, lo possiedi. in un crescendo e alla fine lui, la afferra, la stringe e viso contro viso, respiro nel respiro, occhi negli occhi la bacia… La musica si fa più lenta e si zittisce, lasciando spazio ad un applauso è il pubblico in estasi, mentre lei con il fiatone riapre gli occhi persa nelle braccia di Pedro che la stringe forte a se e sorride.

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Anna Lamonaca – Altri Lavori

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