LAPO E LUISA

di GM Willo

Lapo ha tutto il tempo che vuole, dato che è uscito prima da lavoro ed ha spinto il motorino al massimo lungo i viali, infilando le code che di venerdì si formano puntualmente già alle tre del pomeriggio. A cena stasera viene Luisa, con cui ha avuto una storia ai tempi del liceo ma che poi ha perso di vista, perché prima dei vent’anni la vita segue un suo corso, disseminato di lucciole e stelle filanti, e quello che per un momento pare non aver tempo, l’attimo dopo è già foglie secche nel vento.
Ma Luisa gli era rimasta impressa, forse a causa di quelle sue deliziose fossette, o di quella maniacale fissazione per la musica degli anni settanta, oppure per via di quel folle sabato a Genova durante il G8. Insieme, correndo mano nella mano, avevano evitato per un pelo la carica di una camionetta della polizia, tra il fumo di un auto incendiata e le urla delle sirene. Poi sul treno, mentre tornavano a casa, gli era sfiorato per un momento il pensiero che fosse proprio lei quella giusta, quella per la quale si possono buttare via gli anni del divertimento, delle cazzate con gli amici, per mettersi a fare i ragazzi seri e scoprire una volte per tutte questa strana cosa che la gente chiama amore.
A distanza di dieci anni da quell’assurda giornata, Lapo rivide Luisa al caffè della libreria Feltrinelli. Sfogliava distrattamente un portfolio di Atget con un cappuccino davanti, sempre bella come un tempo ma con un tocco in più di regalità, perché verso i trenta le donne diventano donne per davvero. Non ci era voluto molto per riaccendere la scintilla; un saluto, due chiacchiere, un sorriso, ed era come se dieci anni fossero passati in un baleno.
– Dai, perché non vieni a cena da me uno di questi giorni?
– Volentieri, la prossima settimana magari. Che ne dici di venerdì?
– Perfetto!
Lapo parcheggia il motorino in una fessura ricavata tra un Kawasaki e un grosso scooter. Si toglie gli occhiali da sole, il casco, ed entra nel portone di casa, un antico palazzo del centro, poi sale le scale tre alla volta ed infila dentro il suo dignitoso monolocale di appena 35 metri quadrati. Gli costa un occhio della testa ma lui ne va molto fiero… Incastra l’I-pod nell’impianto hi-fi e il lounge di Nicola Conte risuona con cristallina purezza dagli altoparlanti, prelibato antipasto di una serata all’insegna dell’easy-jazz e del buon mangiare. È un piacere starsene in cucina con la musica giusta, gli vien da pensare, e per fare un po’ di scena indossa il grembiule che gli ha regalato sua madre, di quelli professionali con il nome ricamato sul petto. Sorride, abbassa gli occhi, poi cerca uno specchio per fare qualche verso buffo. Le diciassette e ventitré, segna il display del forno elettrico; c’è tutto il tempo che si vuole…
Lapo apre il frigo, ispeziona gli scaffali, sposta un cesto di lattuga, una cartoncino di uova, e intanto la sua testa incomincia a lavorare con rimarchevole rapidità. È così che s’inventa i piatti, guardando dentro al frigo ed elaborando gli ingredienti dentro un programma tutto suo. “Melanzane, pomodorini cigliegini, cipolletta e mezza vaschetta di formaggio alle erbe… potrebbe andare per un antipasto. Poi ancora melanzane, zucchine, scongeliamo due filetti di pesce e doriamo tutto nell’olio d’oliva… La pastella si fa facile, con un po’ di farina, acqua e un uovo. Di primo gli faccio la carrettiera, che non mi batte nessuno…”
Lapo si convince di avere davvero troppo tempo per un menù così semplice, perciò decide di partire con calma, al passo di un pezzo lounge. Stappa un “peroncino” e si mette alla finestra a vedere la gente che passa, ma è più un pretesto per pensare a Luisa. Chissà se stasera si sentirà come si era sentito su quel treno dieci anni prima, si chiede.
La birra è fresca, la primavera è nell’aria, il menù è pronto. A questo punto manca soltanto lei…

Immagini, parole e piatti di GM Willo – Altri Lavori

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