IL POLIZIOTTO CHE LEGGEVA RAYMOND CARVER

di Massimo Mangani

Finì di leggere il racconto, si versò un’altra tazza di caffè poi iniziò a vestirsi; fra meno di un’ora sarebbe iniziato il suo turno e non poteva certo permettersi di arrivare in ritardo.
Si aggiustò il cinturone, dette un’ultima sistemata all’uniforme e si preparò ad uscire.
Sua moglie lo osservava seduta sulla sedia di legno in salotto, la sigaretta appena accesa fra le dita: probabilmente l’ennesimo amante stava aspettando un segnale da qualche parte fuori in giardino, ma a lui non importava più un granché.
Come fossero arrivati a quel punto non sapeva dirlo, in fondo all’inizio le cose erano filate lisce e ci erano scappati anche due figli, poi lui aveva fatto quell’errore madornale ed ogni cosa era andata a puttane.
Ancora dopo tutto quel tempo spesso rivedeva la faccia di sua moglie congestionata dalla rabbia, poteva sentirne le urla e le imprecazioni mentre i bambini erano a letto, poi i giuramenti di vendetta.
Dopo un po’ le cose parevano essersi sistemate, almeno finché non fu lui a trovarla a letto con un collega.
Forse lei si aspettava una reazione forte ma non era successo nulla, si era limitato a tenere la porta aperta mentre l’uomo usciva con aria imbarazzata, poi si era seduto sulla poltrona e si era versato un Vecchia Romagna.
Aveva continuato così per tutta la notte finché si era addormentato, poi il pomeriggio, come se nulla fosse, se ne era andato via di casa e ci era restato per un mese.

Chiuse la porta e salì sulla bicicletta, si diresse alla centrale, quel giorno era di pattuglia.
Prima di salire sulla volante tracannò un paio di caffè e mangiò una merendina dentro un sacchetto di plastica, ormai era abituato a convivere con i bruciori di stomaco e non ci faceva neanche più caso.
Quando arrivò la chiamata stava parlando del più e del meno con il collega alla guida, pareva una cosa seria: la foto segnaletica era girata su tutte le televisioni e una grossa taglia era stata promessa a chi avesse aiutato le indagini.
Raggiunsero a tutta birra il luogo indicato e trovarono un capannello di gente con le dita puntate nella stessa direzione.
Da quella strada partivano numerosi vicoletti che portavano giù verso il porto e la possibilità di riuscire a raggiungere l’uomo erano minime, comunque si misero a correre dove l’istinto li guidò.
Sulla banchina non trovarono nessuno, una grossa nave da cargo stava per salpare e decisero di rinunciare per tornare su alla volante.
Con la coda dell’occhio vide il movimento, si girò di scatto con già in mano la rivoltella e riprese la corsa verso i grandi container adagiati sul molo.
Il collega non fece in tempo a scattare e rimase indietro, incitandolo a raggiungere l’uomo.
Una volta che lo ebbe nel mirino iniziò a premere il grilletto, era sicuro che lo avrebbe centrato in pieno alla coscia destra.
Probabilmente sarebbe diventato un eroe, sarebbe stato intervistato alla televisione ed avrebbe avuto un encomio direttamente dal Ministro.
Con il braccio teso ed un occhio chiuso intimò l’alt all’uomo come da protocollo: non si spara a qualcuno senza prima averlo avvertito.
Proprio in quel momento gli tornò alla mente Carver: in fondo lo amava perché parlava di lui, nei suoi racconti ci si ritrovava in pieno.
Pensò a sua moglie, ai suoi seni che ballonzolavano avanti e indietro, al piede avvolto nella calza di nylon perfettamente disteso, in linea con il resto della gamba, sentì l’incitamento non rivolto a lui: “dai, dai, daiiiii!!!”
In fondo siamo tutti protagonisti di misere storie del quotidiano; nulla ci viene risparmiato.
Basta un piccolo episodio per far cambiare le cose nel bene e nel male mentre sarebbe più opportuno che tutto rimanesse immobile.
A che scopo? Continuava a pensare, sentì l’incitamento, questa volta tutto per lui: “spara, spara, sparaaaaa!”

Massimo Mangani – Altri Lavori

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