NUVOLE DI PASSAGGIO

Ero rimasto tutto il pomeriggio a sorseggiare vino e a fotografare nuvole, con la voce del mio vecchio che dall’altro mondo mi ammoniva dicendomi che invece di perder tempo avrei dovuto fare qualcosa di costruttivo, tipo aiutare mio fratello a risanare i conti dell’azienda che ci aveva lasciato in eredità, oppure rimboccarmi le maniche e dare una mano agli operai alla fabbrica, o al limite trovarmi una donna, magari ricca, e sistemarmi una volta per tutte. Insomma, anche da morto quel povero cristo tornava ad assillarmi con le solite menate, come se non fosse stato abbastanza chiaro durante i nostri innumerevoli scontri aperti, e mia madre che dalla cucina faceva finta di non sentire, per poi consolarmi in segreto con un panino al prosciutto e una Ceres ghiacciata come piaceva a me. È stata lei a salvarmi da questa macchina infernale, e gliene sarò eternamente grato…
Le nuvole di passaggio sono una vera e propria figata. Fotografarle non è di certo un’idea geniale, ci aveva già pensato Stiglitz negli anni trenta, perciò sono in ritardo di quasi un secolo, ma quando le si riguarda sullo schermo fanno sempre un bell’effetto e mi ricordano che anche noi come loro siamo solo di passaggio. È anche vero che noi possiamo sempre osteggiare i venti e trovare le nostre rotte, ma quanti uomini riescono ancora a convincersi di non essere in balia delle correnti? Io ci provo, nel mio piccolo… ma dopo il secondo bicchiere le sfumature prendono il sopravvento conducendomi davanti alla solita scelta; avrò ancora bisogno di confini oppure sono finalmente pronto a prendere il largo?
Mi hanno dato dell’ubriacone ma chi lo ha detto aveva più malizia che ragione. Posso arrivare al terzo bicchiere, anzi ci arrivo molto spesso, ma poi mi fermo sempre, perché odio le conseguenze della sbornia, e non sopporto quando il piacere di un leggero galleggiamento si trasforma in un volo sfrenato e fuori controllo.
Due giorni fa mio fratello Gaetano, impeccabile nel suo completo da ufficio, mi ha accusato di non essere né carne né pesce. “Almeno se devi fare il barbone fallo come si deve, invece neanche lì riesci a deciderti!” ha sbraitato, dopo avermi chiesto con la sua solita arroganza di portare dei documenti dall’avvocato di famiglia. Io sono rimasto fermo, col bicchiere in mano e il sole in faccia, e in un modo a dir poco perverso mi è dispiaciuto per lui, piccolo uomo del terzo millennio convinto che esista un solo modo per fare lo sfaccendato… questo suo bisogno di categorie, ruoli, funzioni, etichette mi mette i brividi. Fancazzista di professione, oppure “pastore di nuvole”, un termine che mi si addice perfettamente.
“E dai, fai qualcosa… portami questi fogli!”
“No Gaetano, non posso proprio. Non lo vedi che devo star dietro a tutte queste nuvole… se mi scappassero dal cielo sarebbe un bel guaio!”
A lui la battuta non è piaciuta, io invece l’ho trovata particolarmente astuta.
Papà se ne veniva sempre fuori con la storia della moglie ricca, perché il figlio più piccolo è un po’ pigro ma le donne lo trovano affascinante, complice quel ciuffo sbarazzino e quella sua sicumera, o forse semplicemente perché le donne hanno tutte un’innata e malsana inclinazione per i ragazzi sbagliati. Ecco come entrò Laura nella mia vita, un incontro organizzato dalle famiglie più ricche del paesino, come succedeva nel medioevo. Decisamente più interessante il modo in cui la ragazzina dagli occhi timidi e dai riccioli d’oro alla Candy Candy uscì dalla mia vita.
“Laura, diciamocelo sinceramente, io e te non funzioneremo mai…” le dissi quel giorno assolato, mentre lei si riagganciava il reggiseno al bordo del mio letto. Mi aspettavo una reazione più movimentata, invece lei scoppiò in un pianto frenetico, che riuscii a calmare solo dopo averla ingannata nuovamente con il solito cocktail di parole dolci e sesso orale. Mi ci vollero una decina di sedute terapeutiche della stessa specie per mettere finalmente la giusta distanza tra noi.
Ed eccola là, la piccola Laura, una nuvola di passaggio che adesso viaggia insieme ad Antonio, meno ricco di me ma sempre un bell’affare.
Sorseggio il terzo bicchiere (ve lo dicevo che si arrivava a tre!) e continuo a cercare nel cielo la mia nuvola. Dove si sarà nascosta… Forse è quella laggiù, più scura delle altre, e pronta a piangersi addosso.
E che male ci sarebbe! Dopotutto le nuvole servono proprio a questo!

GM Willo – Altri Lavori

Immagine di Willoclick

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