BUFFO GIGANTE

di Gaspare Burgio

Si dice che HaiTong si cavò gli occhi per non consegnare ad un nobile arrogante il tesoro destinato alla costruzione del Buddha gigante che stava scolpendo a Shelang. Questo Buddha avrebbe protetto le popolazioni locali dal fiume che spesso esondava, provocando disastri e tragedie nella regione. Il monaco HaiTong morì prematuramente e furono i suoi discepoli, novant’anni dopo, a terminare la colossale opera. Era così grande che per prendere le proporzioni occorreva salire su una barca e andare molto lontani, per averne una visione d’insieme. Il Buddha di Shelang è infatti alto 75 metri e se ne sta seduto su un trono di roccia con sguardo sereno rivolto al fiume.
A causa di un certo romanziere tedesco abbiamo un’immagine di Siddharta fin troppo cupa e intimista. Eppure il Buddha, anche quello di Shelang, sorride pacifico e sornione.
Quando il principe Siddharta vide per la prima volta il mondo, fuori dal suo castello, fu colpito nello scoprire che esistevano la Fame, la Fatica, la Malattia e la Vecchiaia, e si interrogò sul perché la vita dovesse offrire sofferenze.
Dunque, vinto da queste visioni, si ritirò in una foresta coi Brahamini, evitando volontariamente di occuparsi delle cose del mondo. Se impari a vivere isolato, senza nulla, allora il male non ti toccherà mai, perché nulla potrai mai perdere.
Siddharta però intese qualcosa. Ovvero che il trionfo sul dolore non era escludersi dal mondo e dalle sue sofferenze. Se non partecipi ad una corsa certo non perderai mai, ma neppure avrai mai fatto un passo. Il dolore dei tuoi piedi testimonia che hai compiuto un lungo tragitto importante.
Così lasciò i Brahamini e viaggiò, prendendo il nome di Shakyamuni, Imperatore Silenzioso, e cercò nel mondo la sua risposta. Un giorno si fermò sotto un albero e provò a meditare in silenzio su quanto aveva visto e conosciuto. I demoni lo assalirono: l’Invidia, il Desiderio, la Paura, la Collera. Li guardò con fermezza, sereno, senza chiudere gli occhi, senza che queste Illusioni lo coinvolgessero. Queste dimostrarono il loro inganno: non potevano nulla contro di lui, se lui non voleva. Così sparirono e Shakyamuni divenne in quel momento l’Illuminato.
E, come capita a noi quando magari facciamo un gol da centrocampo, o mandiamo la palla in buca al primo tiro, o facciamo canestro all’ultimo secondo, si sarà fatto pure una gran risata.
Il Buddha di Shelang ride pure lui, e il fiume non ha più esondato.
Le pietre usate per scolpirlo, finite chiaramente nel fiume, ne hanno ridotto la portanza rendendolo un rivoletto innocuo. Si può così asserire senza ombra di smentita che sia stato proprio il Buddha gigante di Shelang a proteggere le persone dal fiume impetuoso, sebbene non come lo stesso HaiTong supponeva. Poiché, se grande e inarrivabile è la saggezza dei Buddha, tanto che le azioni di questi paiono imperscrutabili, allora nel sorriso di quello si potrà intravedere una nota beffarda, compiaciuta, quasi a dire “Non sarò io a fermare le acque, ne contemplerò soltanto lo scorrere tranquillo, ora che ho perso l’inutile roccia che mi appesantiva”.
Il Buddha prende così in giro tutti, ma è così che va: chi è saggio è perlopiù anche molto buffo.

Gaspare Burgio – Altri Lavori

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