L’ULTIMA STAZIONE

Un biglietto d’amore senza ritorno,

mai vecchio,

nel suo ruvido abito di cui avidamente mordo il nome.

Chi tra i due sarà il bersaglio?

Chi il bacio e chi il peccato.

Nessuno dei due vide avvoltoi, le mutilazioni in volo,
né l’ozioso tempo giocarsi destini con carte di pelle e segni senz’arte.

Quando le parole ormai svegliarono il nostro giorno, ci fecero trovare corpi estranei alla periferia di una casa che smettemmo di chiamare nostra.

Mai più prigionieri.

Adesso l’alba che brucia ogni illusione non canta più che sono sola.

Mi siedo quieta sui sogni abbattuti , rido dei loro occhi, trovo il tempo di farlo anche da nuda,

senza dubbi né accusatori.

Scopro le spalle dalla finta vergogna,

mostro le mani alla mia scrittura,

pago me stessa con quest’amore,

perché io sono mia,

io sono ora.

Nella notte non più vedova che si avvicina al giorno,

libera anche dal vento e dai suoi scherzi d’acqua.

Miriam Carnimeo – Altri Lavori

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