LA CANZONE DELL’ANELLO DI FUMO

di GM Willo (immagine di: http://www.flickr.com/photos/kristof_home)

Esistono delle domande così banali che spesso pensiamo non valga neanche la pena porsele. Ad esempio: per quale motivo quando fumiamo un buon sigaro, ci perdiamo a volte nel futile gioco degli anelli di fumo? Penserete ovviamente che non esista un motivo particolare, ma che sia semplicemente una conseguenza casuale, un mero gioco per intrattenersi. Beh, che ciò sia casuale è sicuramente vero, ma c’è di più. Premetto che non voglio assolutamente convincere nessuno; si tratta solo di una spiegazione come mille altre.
Ebbene, se l’Etere fosse visibile ai nostri occhi, scopriremmo un’infinità di sorprese galleggiare attorno a noi. Una di queste sono delle creature che chiamerò “Tuffatori”. Il motivo per il quale assegno loro questo nome è che hanno la curiosa proprietà di passare il tempo a tuffarsi dentro gli anelli di fumo. Appaiono d’improvviso, anche se non li vediamo, e si posizionano sulla testa del fumatore. Aspettano gli anelli e poi vi si tuffano dentro.
Ovviamente non tutti ci riescono, ed ecco perché subito dopo l’anello si dissolve nel nulla (sembra che i barboni dell’etere raccolgano il fumo disperso per rifumarselo; ma questa è un’altra storia).
Se si accorgono che il fumatore non sa fare gli anelli o nemmeno ci prova, se ne vanno da un’altra parte, e a volte, qualche soggetto più dispettoso, può invocare la malasorte contro di lui. Ma allo stesso modo, chi riesce a comporre gli anelli più belli, viene premiato dalla buona sorte.
Capisco che tutto ciò suoni incredibile, ma esiste una canzone, persa nelle pagine del tempo, che conferma in parte quello che ho appena raccontato.

Un cuor di dama volle conquistare
Il più prezioso e raro monile
Il principe promise di donare
Alla fanciulla dal volto gentile

Ogni dove in cui lui si spingeva
Di mille ori venne in possesso
Ma lei ogni volta respingeva
L’amor che un dì avea promesso

La fanciulla di malvagia indole
Il principe aveva accecato
Colla bellezza del rovente sole
Gli occhi di lui avea bruciato

Ma lui non si disse affatto vinto
E ad un saggio chiese consiglio
Poiché per amor sarebbe giunto
Fin’anche all’ultimo suo miglio

Il vecchio di un antico oggetto
Spiegò le magiche proprietà
L’anello di fumo del folletto
Che si dissolve se non v’è verità

Dopo mille cerche ed una di più
Il principe l’anello alfin trovò
E cento speranze ed una in più
Alla sua dolce dama regalò

Quando lei vide quel raro prezioso
Un finto sorriso a lui rivolse
Ma poi lo indossò, e fu curioso
Al dito della dama si dissolse

Entrò così il saggio nella stanza
Si avvide dell’insolita malia
E subito espresse la sentenza
La dama proferiva una bugia

E dalla corte fu scacciata
A se stessa abbandonata!
E dalla corte fu bandita
Nessuno più l’avrebbe amata!

GM Willo

Tratta dal libro: Favole dal paese senza eroi

 

 

 

 

 

 

 

 

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