SC O P P I A M I D E N T R O

Nel buio nebbioso che si alza tra queste pietre antiche distinguo la sua forma di donna: rannicchiata all’angolo del letto dorme e sorride. La guardo. Un lampo sibila nel volo dei corvi e la sveglia. Mi sorride ancora. Il suo sapore affiora ovunque, deglutisco forte annusando la sua intimità a fior di pelle. E’ notte alta.
Spiegamelo ora questo tempo che si ferma, il piccolo punto che diventa il perno di una ruota girando lentamente, mentre la tua pelle incontra i pensieri; abbandono devoto nelle tue mani, presente che ride di inganni, future parole. Ora sono sola tra i tuoi denti – mi dice.
Per me è strano! Le mie parole si sfaldano tutte sulla superficie liscia delle sue cosce. Mi infrango contro di lei, e un’onda di calore mi risucchia dentro sommergendo i pensieri, sento il morso delle viscere che si piegano come burro fuso lungo la linea sinuosa dei suoi fianchi. Il morso che spezza unisce i corpi in un bacio denti a denti, un ghigno di gioco che si fa sbranare per amore. Non piove ancora, ma l’aria e’ gonfia. Il temporale lontano dietro le montagne, distante da noi.
Ho conosciuto silenzi distanti un giorno di cammino eppure la donna era là vicina, ora con te io raggiungo velocemente il cuore, al centro del letto, nel piccolo punto che diventa il perno. Sei una bambina che si muove già grande. Ti muovi dentro la mia mente, a tuo agio, assecondando il ritmo del mio corpo. Con un rapido gesto della nuca scopro il tuo collo sotto la massa nera dei capelli. Sfioro il mio sesso con le mani.
Tu sai che i sapori non sono acerbi, come il tempo che ci dà ragione non è un gioco nè un desiderio, ma un sogno che trasporta un sapore sincero, chiaro.
Mi accarezzi, rassicurandomi: Sono sveglia ed ho il tuo sorriso. Come io che guardo e penso, sciogliendomi nel pudore e nell’estremo confine.
Rizzi tutto intero il mio desiderio e nello stesso istante il cuore, con un solo gesto rapido e l’espressione di un’intensa voluttà bastarda. Sussurri ancora, mentre le finestre volano in pezzi dentro il rombo di un tuono, mi parli di noi: Eccomi qui, finalmente, le tue mani piccole che accarezzano le tempie. Sarò per te un libro bianco, una storia che desidero scrivere. La pagina bianca come volto sorridente, la tua mano trattenuta all’ombra di una sola parola, scoppiami dentro, senza mai aver iniziato, senza conoscere il finire.
Sono scoperto alle tue parole, completamente nudo, il cuore nudo in pasto ai tuoi morsi sul collo. Segnami qui. Insegnami l’amore, segnando il confine del desiderio con i tuoi denti sulla mia pelle.
Le nostre lenzuola fresche di bucato non sanno di fretta, non rotolano in terra presto dimenticate e affidate ad altri corpi.
Le uniamo un lembo alla volta per fuggire insieme da questa prigione di carne che alla fine ci libera dentro di noi. Il temporale che si avvicina sembra darci la voce. Mi chiami, giochi, ti dimentichi di me per finta, poi ti giri e mi abbracci senza respiro. Non ho piu’ bisogno del mio respiro. Io e te siamo Uno. Respiro dentro di te, nel tuo seno, nel tuo corpo, nel tuo fiato che sa di baci nudi e sigarette. Mi indichi un punto lontano nel cielo e un punto vicino sul pavimento, dove rotolare sotto la luna, in tondo nel cerchio della luna. Canti nel buio mentre mi tocchi: la luna ferma tutto il tempo che ci resta e poi all’improvviso le pazzie, i sogni ad occhi aperti, quel profumo che ci inebria, libera verità che ci fa grandi, nessuno spettro infelice che si affaccia al rogo, poi sul tuo ventre il mio capo a sentire i suoi battiti, uscirai con me.
Ora ti ricordi di me. Mi hai riconosciuto a pelle e solo dopo hai pensato di avermi riconosciuto. Ma la tua pelle non mentiva. Ora vuoi che scriva col tuo sapore. Intingo la mia lingua e scrivo versi sciocchi sulle tue labbra, desiderando che la luna non fugga, che il giorno diventi ancora ogni giorno il nostro unico testimone di luce.
Ti vedo risplendere nei cerchi di luce: ora io ti inseguo, ma poi non fuggirò, disegnerò ciò che l’anima vuole tra il profumo di ginestre ed il sorgere dell’alba come una donna. Occhi intenti, tra innocenti sapori e lamenti, ispireranno il canto, le mani strette ed i giorni senza rimpianto.
Solo ora scopro un giardino segreto che stilla profumi carnosi e inebrianti che danno alla testa. Voglio perdermi dentro di te. Dimenticare tutto, ricordandomi solo di te. Mi abbandono al battere e levare della tua schiena, che si gonfia e si distende per seguire il piacere. Sono ancora adolescente quando mi distendo accanto al tuo sapore vagamente speziato, che mi racconta di mare grosso in tempesta e di sale e di spazi infiniti negli occhi scuri.
Ti domino dall’alto di un letto basso che si mette in viaggio verso il tuo corpo e tu mi lasci fare. Poi ti ritrovo come un’isola in alto mare e tu senza pericolo mi accogli, salendo dentro di me per inchiodarmi a questo momento.
Voglia d’amore disperata, non si rassegna, dove il sentimento appare. Ti agiti chiudendo gli occhi per imparare finalmente a tacere. Io torno da te non solo come antico vissuto, ma come giusta porzione nel confondersi delle espressioni. Sarò la prima via – dici – per regalarti di quest’amore il profumo e una lanterna per seguirti nell’ovunque.
Scoppiami dentro ora, come temporale che rasserena l’aria viziata dalle nostre stanchezze: spossatezza di corpi antichi che ora svaniscono nell’aria; statuine di creta deformi che il loro artefice ha bruciato. Noi costruiamo la nostra nuova forma, ed è perfetta in Uno. Col dito la seguiamo e la inseguiamo. Trovo il tuo cuore forte e vigoroso e là mi sciolgo liquido dentro di te, superando ogni resistenza che ancora si attardava dentro i miei muscoli. Tu lo senti che ora cedo, ridi, sai che combaceremo ancora mille volte stanotte e domani e fino a quando le stelle ci indicheranno la strada della prima via.
Sarà l’unica che percorreremo, confondendo le tracce sotto i nostri piedi. Tu me l’hai indicata prima quando giocavi con le dita nell’ombra indicando la luna. Polvere d’argento e pulviscolo azzurrino sotto il baldacchino giallo complice del nostro amore.
Raccogli una pesca e me la porti alla labbra, qui a due passi dal diluvio, dopo averla addentata. Chi si attarderebbe ora sui frammenti di vita se possedesse un’intera pesca da portare alle labbra, succhiando maliziosamente le sue dita?

Scoppia il diluvio ora, fragoroso, e tu scoppiami dentro, confondendo il tuo respiro con il mio nella tempesta.

Miriam Carnimeo e Dario De Giacomo

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3 risposte a “SC O P P I A M I D E N T R O

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