FEAR

di Gert Dal Pozzo

Pum…
Pum…
Pumm…
Buio. Le palpebre si aprono di scatto. Altro buio
Pumm…
Si tira a sedere sul letto. Ansima.
Pumm…
La mano corre nervosamente a cercare l’interruttore della lampadina sul comodino.
Pumm…
La luce stupida e assonnata si staglia sui profili alieni di cose familiari.
Pumm…
L’aria vibra così intensamente ad ogni battito che sembra essere liquida. Le pareti sembrano non poter contenere la vibrazione. Le pareti sembrano voler esplodere.
Pumm…Pumm…
“Cazzo!”
L’imprecazione scivola fuori sibilata dalle labbra secche, dalla bocca ancora impastoiata per il sonno.
Pumm… Pumm…
“Cazzo!”
Ora lo dice a voce piena.
Pumm… Pumm…
“Cazzo! CAZZO!”
Ora l’imprecazione è un urlo, mentre la paura gli dilata le pupille e gli stringe le viscere.
Pumm…Pumm…
La coperta, calda del suo calore, gettata da parte. Si alza in piedi, i piedi nudi sul parquet. Ansima come se quello fosse l’ultimo ossigeno della sua vita. Non fa nulla. Sta solo in piedi. Lo sguardo inchiodato su un punto che non ha alcuna importanza, che potrebbe essere qualsiasi altro punto.
Pumm… Pumm… Pumm…
Il viso si contrae in una smorfia di paura, smorfia della bestia che lo ha reso l’incapacità di capire. Non c’è nulla da capire. Non c’è tempo o modo per capire. È solo troppo… grande?
Pumm… Pumm… Pumm…
Ora le sue imprecazioni sono isteriche, piange e sbava. si scava le guance con le dita. Si sente mancare.
PUMM… PUMM… PUMM…
Stavolta è tanto forte che il suo cranio, il suo petto sembrano non poter contenere la vibrazione. Il suo cranio, il suo petto desiderano esplodere. Ma lui non vuole, lui non può! Urla, urla disperato e mentre urla cerca di infilarsi in fretta sul pigiama i vestiti del giorno prima.
PUMM… PUMM… PUMM…
I jeans troppo larghi.
PUMM… PUMM… PUMM…
La felpa troppo larga.
PUMM… PUMM… PUMM…
Le fottute scarpe che non entrano, che ha lasciato allacciate, la fottuta soletta che si piega.
PUMM… PUMM… PUMM…
“Cazzocazzocazzocazzocazzo…”
Afferra, scaraventandosi fuori dalla stanza come se ossa e muscoli fossero messi insieme a caso entro l’involucro della sua persona, afferra la giacca lisa e la sciarpa di lana colorata.
PUMM… PUMM… PUMM…
La discesa dalle scale, al buio è fatta di angoli, contusioni, mancati equilibri, di un labbro spaccato e di altre imprecazioni sputate tra sangue e saliva.
PUMM… PUMM… PUMM…
La porta non si apre. La porta non si apre! L’idea della chiave che deve girare nella toppa arriva in ritardo.
PUMM… PUMM… PUMM…
“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah! Cazzo! Devo uscire! CAZZO!”
Piange. Capillari e pupille dilatate. Piange. Gira la fottuta chiave nella fottuta toppa. Non si apre! Non si apre! Gira, gira ancora. Si apre!
PUMM… PUMM… PUMM…
Il gelo della notte, che si era solo fatto intuire dallo spiffero sotto la porta, gli impatta contro come fosse solido, come potesse spingerlo indietro. Quasi cade. Resta in piedi. Una falcata ampia quanto le sue gambe corte gli possono concedere, quanto gli può concedere il cavallo basso dei suoi pantaloni troppo larghi.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
È nel vialetto. La luce della luna è incredibile. La luna deve essere piena. La luce della luna è troppa. La luna deve essere piena. Non ha ancora girato la testa verso l’alto, verso il cielo, verso la luna, ma la luce è… terribile, la luce è terribile. Sa già cosa vedrà, lo sa senza saperlo, sa già cosa vedrà. Alza la testa.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
Non è la luna. Non è la luna. Non è la luna è un occhio. Nel cielo non c’è la luna, non c’è la luna ma un occhio. Non c’è la luna ma un occhio enorme, spalancato, fisso.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
L’occhio lo guarda. L’occhio lo guarda e lo sguardo, quello sguardo, è terribile. Quello sguardo lo penetra lo fruga, come mille piccole mani che si muovono dentro di lui, tra organi pulsanti, in ogni viscido anfratto del suo corpo, internamente.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
Quello sguardo è pesante, lo schiaccia. Quello sguardo è bruciante, lo incenerisce.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
Ora corre. Corre lungo il vialetto. Corre perché deve correre… lungo il vialetto. Si volta. lo sguardo non lo perde mai. Lo sguardo sarebbe su di lui anche sprofondasse al centro della terra. Lo sguardo non lo abbandona.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
Ha ancora la testa girata all’indietro quando colpisce il cancello e finisce a terra seduto. Quel battito terribile, mostruoso, quel battito è di un cuore abnorme, quel battito squassa ogni cosa. Quel battito è il cuore crudele del mondo. Quell’occhio è l’occhio crudele del mondo. Si rialza.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
Urla ancora, urla e piange. Salta sul muretto di cemento alla base dell’inferriata. Si afferra al bordo metallico e scavalca di slancio. Urla e piange. L’orlo strappato dei fottuti pantaloni si incastra da qualche parte. Lo slancio lo sbilancia. Cade girando su se stesso. La testa contro le mattonelle arancioni. Piange e urla.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
Sangue. Sangue e sabbia. La testa ronza come i vecchi lampioni che fanno troppa resistenza. L’occhio lo guarda. Piange e non urla. Si rialza. Biascica imprecazioni. Si rialza ed il sangue copioso cola sul collo, appiccicoso. si alza e corre su per la rampa. Corre e non vede che contorni sfocati. Corre e non sente che ronzio. Ma l’occhio, ma lo sguardo lo sente, lo sguardo crudele dell’universo gelido. Il battito di quel cuore orrendo, immane, di quel cuore, del cuore crudele dell’universo gelido, lo sente.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
Corre sull’asfalto del parcheggio. Corre ed impreca sputacchiando sangue e sabbia e saliva e lacrime. Corre e piange. Corre e cade ed i pantaloni si lacerano al ginocchio. La pelle sul ginocchio è sangue e ghiaia mentre si rialza ancora e corre. Ora il cielo non è coperto da nulla. Ora l’occhio crudele lo scruta terribile. Ora i battere di quel cuore imponderabile fa vibrare l’orizzonte ed ogni fibra della sua carne martoriata, ed ogni lembo della sua mente martoriata.
PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM… PUMM…
Fissa ancora quell’occhio terribile. Ancora le orecchie piene di quel battito terribile, quando mette piede sulla strada. L’impatto è tremendo. La velocità è quella di uno bolide delle quattro di notte, della città deserta. Il volo è tremendo, la parabola lo scaraventa sul marciapiede davanti al cancelletto marrone di una villetta. In quel momento, l’angosciante intensità di quello sguardo si fa ancor più forte. Il battito è un vibrare di ogni piano d’esistenza mentre la vita con il sangue abbandona il suo corpo, parodia grottesca e scomposta del corpo che era.
PUMM… PUMM… PUMM…
Le palpebre incrostate di sporcizia tremano appena. Il gelo lo assale ed è un gelo che non potrà trovare mai più calore.
PUMM… PUMM…
Gli occhi si chiudono sigillati dall’ultima lacrima.
PUMM…
L’occhio terribile nel cielo piange sangue nero e chiude palpebre stellate sulla penetrante crudeltà del suo sguardo.

Gert Dal Pozzo – Altri Lavori

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