THOMAS ORROW

Un raccontino alla X-Files che mi è passato per la mente quasi per caso. Non è assolutamente il mio genere, ma ci ho provato lo stesso. Spero piaccia almeno un po’…

Vincent Kalling gettò distrattamente l’occhio sul trafiletto di un quotidiano locale, lasciato sulla panca del tavolino che era intento a pulire. Vincent non leggeva i quotidiani e non gli interessava minimamente quello che potevano raccontare. Di sicuro non era ciò che succedeva là fuori. Al massimo poteva essere un concentrato di notizie appetibili per gli abitudinari dell’edicola, che nell’era di internet erano tutti over-cinquanta. No, Vincent aveva imparato a non fidarsi dei giornali il giorno in cui aveva lasciato il suo paese. Tuttavia qualcosa in quel trafiletto colse la sua attenzione, e non fu il titolo ma la foto che l’accompagnava. Mise da parte lo straccio e guardò in direzione del banco per assicurarsi che il suo capo non gli prestasse attenzione. Non gli dispiaceva lavorare come cameriere. Con un quoziente di intelligenza come il suo avrebbe potuto cercarsi qualsiasi lavoro, ma anche quella, come i giornali, era una trappola del primo mondo, e Vincent era diventato esperto ad evitare le insidie del sistema. Per dieci anni aveva viaggiato in lungo e in largo; Sud America, Europa, Africa, India, il più delle volte arrangiandosi, imparando dalla strada, respirando un concetto di libertà che né i film che aveva visto né i libri che aveva letto erano mai riusciti a mostrargli. Tre mesi prima era tornato a casa e l’aveva trovata esattamente come l’aveva lasciata. Non che si aspettasse qualcosa di diverso, però un po’ ci aveva sperato. Trentatré anni, una laurea in ingegneria e zero esperienza nel campo lavorativo, al di fuori ovviamente dei fast-food e dei caffè. Afferrò il giornale e guardò meglio quella foto per assicurarsi di non essersi sbagliato. Jordan Ross, era assolutamente lui. Eppure il trafiletto diceva che quell’uomo si chiamava Thomas Orrow. Strano, pensò, e si mise a leggere avidamente l’articolo, stando sempre attento a non farsi sorprendere dal capo.
Si parlava di un duplice omicidio, un uomo e una donna, e del fatto che il signor Orrow, il quale doveva essere un uomo di una certa importanza, era stato scagionato da tutte le accuse. La donna, a quanto sembrava, era stata la moglie di Orrow, mentre l’altra vittima, un certo Nicolas Levin, era stato l’amante di lei. Fin dall’inizio gli inquirenti avevano dato per scontato il movente passionale, ma Thomas Orrow aveva un alibi di ferro; entrambe le sere degli omicidi si trovava fuori città, e centinaia di testimoni erano pronti a confermarlo. Dopo aver seguito per oltre due mesi la pista del killer, con Orrow nel ruolo di mandante, le indagini si erano arenate e il principale indiziato per il duplice delitto era stato scagionato da tutte le accuse. L’articolo non diceva altro, ma Vincent moriva dalla curiosità di sapere come era andata per filo e per segno quella storia. C’era qualcosa di molto strano in tutto ciò. Prima di tutto il nome. Perché Jordan lo aveva cambiato? E com’è che era diventato così importante. In fondo aveva più o meno la sua età. Si era laureato lo stesso anno in cui lui era partito per il Brasile. Che cosa aveva fatto dopo?
S’infilò il giornale sotto il grembiule e lo nascose nel suo armadietto, dopo di che riprese a lavorare cercando di non pensarci più. Quando terminò il turno, Vincent corse al Caffè Internet più vicino e incominciò ad indagare più a fondo sulla faccenda. Per prima cosa scoprì che Orrow era forse la persona più ricca della città. Il suo successo in qualità di broker non aveva precedenti. In meno di due anni di attività, un ragazzo appena uscito dall’università era diventato miliardario. Poi aveva fondato la sua agenzia e collezionato un successo dopo l’altro. A poco più di trent’anni, Thomas Orrow era diventato uno degli uomini più ricchi del paese. Vincent stentava a crederci. Lo ricordava come un ragazzo relativamente normale, intelligente ed ambizioso, come lo erano la maggior parte degli studenti della sua classe. Sicuramente aveva un certo spirito creativo. Se ne veniva sempre fuori con un’idea bizzarra. Una volta lo aveva convinto a partecipare ad un esperimento che aveva a che fare con la fisica quantistica e i viaggi nel tempo. Jordan era convinto che si potesse lavorare sulla “dimensione-tempo” solo se la si trattava non come un qualcosa di lineare, ma come una serie infinita di scatole, rappresentanti infinite sequenze di eventi, parentesi, giorni, secoli o ere geologiche. Fantasticava di un dispositivo, una sorta di porta, per viaggiare dall’oggi al domani. Attingendo liberamente alle teorie quantistiche, Jordan pensava che vivessimo l’oggi in una determinata scatola, e che questa fosse legata ad un numero infinito di scatole di possibili domani. Dalla maggior parte di queste non ci si poteva aspettare delle sorprese. In fondo il domani di ogni persona, anche se non è prevedibile al cento per cento, lo è almeno in buona parte. Ma, secondo la teoria di Jordan, se qualcuno avesse alterato anche una sola scatola di questi “probabili domani”, sarebbe riuscito a stravolgere l’intera previsione. Vincent ricordava di averlo aiutato a formulare alcune equazioni, più per sfida personale che per reale interessamento al progetto. Lo aveva frequentato per un paio di mesi, ed era anche stato nel garage dei suoi genitori, adibito per metà a laboratorio. Poi, dopo la laurea, se ne era andato e non ci aveva più pensato.
Dopo aver letto un paio di articoli sulla vita ed il successo di Thomas Orrow, Vincent cercò gli eventi più recenti della sua storia; il duplice omicidio della moglie Linda e del suo amante. Entrambi erano stati uccisi con la medesima arma da fuoco, un’arma di piccolo calibro, con proietti sparati da una distanza ravvicinata. Nicolas Levin, impiegato dell’azienda di Orrow, aveva iniziato una relazione con la moglie del suo capo circa un mese prima della sua scomparsa. Probabilmente era stato freddato nel soggiorno del suo appartamento da qualcuno di sua conoscenza, dato che la porta non aveva subito alcuno scasso. Stessa sorte era toccata a Linda un paio di giorni dopo. Anche in questo caso la porta non era stata forzata. Il corpo era stato trovato riverso sul sofà dell’appartamento dei coniugi Orrow, in uno dei più moderni e lussuosi grattacieli della città. Ovviamente tutti gli indizi puntavano al delitto passionale, ma la sera del primo omicidio, Thomas si trovava dall’altra parte del paese per una conferenza, mentre la notte in cui la moglie fu uccisa, era impegnato in un altro viaggio d’affari. Mentre leggeva e rileggeva quegli articoli di cronaca nera, Vincent non poté fare a meno di pensare a una teoria tutta sua, anche se del tutto campata in aria. Uscì dal caffè e camminò su e giù per il marciapiede, mentre le luci della città incominciavano ad accendersi. Una parte di sé voleva disfarsi di quella storia. Che cosa c’entrava lui con Orrow, dopotutto. Erano passati così tanti anni che di sicuro non si sarebbe neanche ricordato di lui. Tuttavia qualcosa si era insinuato nella mente di Vincent, un piccolo tarlo che rosicchiava silenzioso, il seme di un mistero troppo affascinante per potersene disfare senza almeno aver tentato qualcosa.
Ci dormì sopra ma non riuscì veramente a dormire. Il giorno dopo si recò presso gli uffici dell’azienda di Orrow e chiese di farsi ricevere. Rimase impressionato dall’eleganza ed il prestigio dell’edificio. Disse di essere un vecchio compagno di scuola del proprietario e di essere in cerca di lavoro. Non si aspettava che le porte gli si sarebbero spalancate, e rimase sorpreso quando la segretaria gli disse sorridendo che il signor Orrow lo avrebbe ricevuto nel suo ufficio il giorno dopo.
Vincent si recò a lavoro e passò la giornata a rimuginare sulle cose che aveva letto sul conto dell’uomo più ricco della città, e a quello che riusciva a ricordare del giovane Jordan Ross. Pensò a cosa gli avrebbe detto, a come avrebbe girato intorno all’argomento per cercare negli occhi del vecchio compagno di scuola una risposta alle sue più indicibili domande. Forse era tutto tempo sprecato, ma che importanza poteva avere. Al limite ci guadagnava una piacevole chiacchierata insieme ad un amico che non vedeva da tempo.
Il giorno dell’appuntamento si alzò presto e se la prese comoda. Vincent viveva in un monolocale nella città vecchia, piccolo ma pulito. S’infilò in bagno e ringraziò mentalmente l’inventore della doccia. Amava farsi scivolare addosso quella sensazione di calore liquido. Si rasò completamente una barbetta incolta che teneva ormai da diversi anni, pensando di acquistare così un po’ più di autorevolezza. Si guardò allo specchio, fece qualche boccaccia, ripassò velocemente le frasi che si era preparato e infine uscì dal bagno. Thomas Orrow era davanti a lui.
– Ciao Vincent. Quanto tempo…
– Come sei entrato? – chiese stupito il ragazzo, fermandosi l’asciugamano bianco alla vita. Thomas si trovava in piedi accanto al letto, in completo blu scuro, con una vistosa cravatta scarlatta. Con movimenti lenti e precisi si portava alla bocca una sigaretta, tenendo l’altra mano infilata nella tasca della giacca. Aveva i capelli lunghi e tirati all’indietro col gel. Aspirò avidamente dal filtro della sigaretta con le sue labbra carnose, lo sguardo perso oltre la finestra sulla strada più sotto.
– Ti dispiace su fumo? – non era una vera e propria domanda. Vincent ebbe una strana sensazione di disagio.
– Cosa ci fai qui?
– Beh, avevamo un appuntamento, no?
– Si, tra due ore circa, nel tuo ufficio… – puntualizzò Vincent, avvertendo un lieve brivido, forse causato dal freddo della stanza sulla sua pelle bagnata.
– Ho dovuto ripianificare i miei impegni, e la mia segretaria non ha fatto in tempo ad avvertirti. Mi dispiace. – Ma nella sua voce non traspariva alcun rammarico.
– Capisco… Non mi aspettavo però che ci tenessi così tanto a vedermi…
– Oh, invece ci tengo molto. Quanto tempo è passato? Dieci anni? Undici? Un’eternità…
– Beh, si… E vedo che di strada ne hai fatta…
– Già… Proprio così. – Nel parlare, Thomas continuava a fissare la strada. La luce che proveniva dalla finestra gli illuminava in pieno il volto. Quando terminò la sigaretta finalmente guardò negli occhi il suo interlocutore.
– Stai cercando lavoro?
– Beh, si, anche se la finanza non è proprio il mio campo…
– Non lo era neanche il mio, per questo… – precisò sorridendo Orrow, e di quel sorriso Vincent ne avrebbe fatto volentieri a meno.
– Già, ricordo che avevi altri interessi…
– È vero…
Ogni frase, ogni parola, ogni sillaba di quel dialogo nascondeva mille significati. Vincent non aveva più freddo. Un paio di gocce gli scivolarono da un lato del volto, e non a causa dei capelli bagnati. Stava sudando.
– Tu sai perché volevo vederti, vero?
Thomas Orrow ritirò la mano dalla tasca ed estrasse una pistola di piccolo calibro, metallica e lucente. L’arma sembrava scomparire nella sua mano tanto era minuta, ma il foro d’uscita in fondo alla piccola canna era largo e profondo, come un occhio sulle tenebre più buie. Vincent guardò dentro quel foro e si sentì mancare il fiato.
– Li hai uccisi tu, non è vero?
– E come avrei potuto? Ero dall’altra parte del paese…
– La porta… La porta che stavi progettando dieci anni fa. Ce l’hai fatta…
– La porta sul domani… – Thomas Orrow pronunciò quelle parole con arrogante soddisfazione.
– È così che hai potuto prevedere gli andamenti finanziari e diventare miliardario in meno di due anni, vero? Ti è bastato dare una sbirciatina ai giornali del giorno dopo e puntare sul sicuro…
– La più grande invenzione di tutti i tempi… – Orrow sembrava non ascoltare, perso in un delirio di auto glorificazione. Era tornato a guardare fuori dalla finestra, la pistola sempre puntata sull’uomo che gli stava davanti.
– E poi gli omicidi… Sei andato da loro e li hai fatti fuori, mentre l’altro “te” era a centinaia di chilometri di distanza. L’alibi perfetto… – Vincent parlava veloce e non riusciva a staccare lo sguardo dal foro della pistola. – E poi c’è il nome, Thomas Orrow. Lo hai cambiato dopo il tuo primo viaggio nel domani, non è vero?
Orrow annuì impercettibilmente. – Tutto giusto, caro Vincent. Il problema sarà provarlo, non credi? Almeno che tu non voglia rischiare di finire in una casa di cura…
– Esattamente. Per questo motivo non riesco a capire perchè sei venuto.
– Beh, forse non potrai provare nulla, ma il fatto che tu conosca la verità mi dà più di una ragione per non dormire tranquillo la notte. Ed io, mio caro Vincent, adoro dormire tranquillo…
Gli occhi di Orrow tornarono a guardare davanti. Il dito sul grilletto incominciò a tendersi.
– Aspetta. Te la sei cavata in due occasioni, ma questa volta è diverso. Non hai alcun alibi al quale aggrapparti. Ti scopriranno… – Vincent sentiva il cuore rimbombargli nelle tempie. Orrow inclinò la testa e sorrise.
– Vedi, c’è una cosa che non sai…
Vincent strinse gli occhi e fece un passo indietro, mentre il cuore pareva sul punto di balzargli fuori dal petto – Cosa? – chiese tremando.
Thomas Orrow, allungò il braccio e gli puntò la pistola in faccia. – Oggi, per te, è già domani.

GM Willo – Altri Lavori

Add to FacebookAdd to DiggAdd to Del.icio.usAdd to StumbleuponAdd to RedditAdd to BlinklistAdd to TwitterAdd to TechnoratiAdd to Yahoo BuzzAdd to Newsvine

Like This!

Annunci

3 risposte a “THOMAS ORROW

  1. Pingback: THOMAS ORROW « WILLOWORLD·

  2. Pingback: LETTURE SUL TRENO « I Silenti·

  3. Pingback: OSSERVARE « RIVOLUZIONE CREATIVA·

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...