EROE PER SCOMMESSA: Terza Parte

Continua da ieri

EROE PER SCOMMESSA Pt III
di GM Willo

Oltrepassare di nascosto le porte della capitale durante la notte era sempre stato un gioco da ragazzi. Numeon ne aveva avuti in passato di motivi per non farsi sorprendere dalle guardie reali, ma con l’aiuto delle tenebre e di un buon incantesimo, nessuna sentinella avrebbe mai potuto scorgerlo, almeno fino a quella notte. La regina aveva ordinato di triplicare gli uomini alle porte e il consiglio cittadino aveva subito avallato la procedura. Erano diventate rare le occasioni in cui i venti consiglieri si opponevano alle richieste di Aliana. Quella sera, neanche un calabrone sarebbe potuto entrare in città senza essere notato, un bel problema per il mago che non vedeva l’ora di trovarsi faccia a faccia con donna che lo aveva ingannato.
Era rimasto nascosto per tutto il giorno sulla chioma di un albero, ad osservare tranquillamente i cavalieri sguinzagliati dalla regina, che si aggiravano confusi nei pressi del boschetto in cui il mago era svanito. L’incantesimo lo aveva nascosto alla loro vista, ma i soldati avevano continuato a cercarlo per tutto il pomeriggio, imprecando sagacemente contro di lui ma anche contro la prima cittadina. Numeon si era dovuto più volte trattenere dal ridere. Se Aliana avesse saputo che cosa pensavano i suoi fedeli cavalieri del suo bel didietro, sarebbe corsa ad infilare la testa dentro la serra del castello, proprio come uno struzzo.
Prima del tramonto un uomo a cavallo aveva raggiunto il boschetto e richiamato la pattuglia in esplorazione, menzionando anche le ultime disposizioni ordinate dal consiglio cittadino sul controllo delle porte della città. Gli uomini avevano fatto ritorno alla capitale e Numeon era finalmente sceso dal suo nascondiglio per raggiungere i margini del bosco. Gli era bastato un sguardo per rendersi conto della situazione; se voleva entrare in città, doveva trovare un’altra via. E quella via esisteva, anche se dal punto di vista economico non era certo la strada più conveniente.
Si mosse veloce attraverso la collina, un’ombra tra le ombre sotto il cielo limpido, sul quale splendeva una falce sottilissima di luna. In fondo alla valle riuscì a scorgere le luci di una fattoria. Vi era un recinto con dei cavalli ed una stalla, e mentre vi passava vicino fece attenzione a non disturbare gli animali. Un nitrito avrebbe attirato l’attenzione, e le porte della città non erano molto distanti da lì. Conquistò il portico della casa del fattore, l’unico edificio illuminato della zona, si sistemò meglio il cappello in testa, bussò piano e attese. La notte era tiepida, ma il calore del fuoco e magari un buon bicchiere di vino non avrebbero certo guastato.
– Chi diavolo è a quest’ora? – domandò una voce grossa, con un forte accento del sud.
– Mastro Jarod? Apri, sono io…
– Che mi venga un colpo – disse il fattore, armeggiando con il catenaccio. La porta si aprì e la luce di una lanterna si accese in faccia al mago. – Numeon, lo stregone pistolero! Dammi un buon motivo per il quale non dovrei subito andare a chiamare le guardie? – chiese l’uomo, scostandosi dall’uscio per fare entrare il suo ospite. La casa di Jarod era composta da una grande stanza centrale nella quale ardeva un allegro fuoco. Una porticina su un angolo dava sulla dispensa, mentre al piano di sopra c’erano le camere da letto. Sotto invece c’era la cantina.
– Ho bisogno del tuo aiuto. – Numeon andò subito al sodo. Si sedette al tavolo di quercia in mezzo alla stanza e indicò la brocca che stava al centro. – Posso? – chiese.
– Certo, ti porto una tazza… – rispose Jarod, muovendosi verso una madia piena di stoviglie. – Ecco qua – e gli porse la coppa. Il mago la riempì di vino fino all’orlo e la svuotò in due grandi sorsi, poi se ne riempì un’altra.
– Il tuo vino è il migliore del paese, lo sai vero?
– Si, me lo hai detto più di una volta, ma non ti servirà a tirare sul prezzo. Hai bisogno di un passaggio, non è vero? – il contadino aveva intuito fin da subito il motivo di quella visita inattesa.
– Jarod, non posso pagarti adesso. Devi fidarti di me e farmi entrare nella città.
– Fidarmi di te? Questa è buona!
– È una questione importante!
– Non ne dubito, pistolero, ma gli affari sono affari…
– Domani mattina sono qua a saldare il debito, a costo di vendermi il cappello!
Era un cappello magico, anche se nessuno sapeva come funzionasse, e in effetti poteva valere molte corone d’oro. Numeon lo aveva vinto a dadi da un viaggiatore ubriaco, che poi gli si era rivoltato contro con degli incantesimi che nessuno aveva mai visto da quelle parti. La taverna era letteralmente esplosa, ma Numeon era stato abile ad estrarre il suo moschetto, mirarlo alla testa dell’uomo e fare fuoco. Era successo tre anni prima, e da quel giorno Numeon non si era mai separato da quel cappello. Neanche lui sapeva come farlo funzionare, però diceva che gli portava fortuna, e a lui questo bastava.
– Mi hai dato un’idea – propose il contadino. – Perché non mi lasci il cappello in pegno. Domattina torni a riprenderlo, che ne dici?
– No, mai! – replicò secco il mago, scattando in piedi.
– Abbassa la voce. Mia moglie e i bimbi dormono al piano di sopra… – spiegò Jarod, indicando con un dito il soffitto.
– Scusami, ma no, non posso lasciarti il cappello. È il mio portafortuna…
– Allora mi dispiace, niente passaggio. – E detto ciò, ripose la brocca di vino su uno scaffale e si avviò verso la porta. – Dovrai trovare un altro modo per entrare in città.
– Va bene – disse Numeon accigliato. – Maledetto te…
– Ottimo allora… vogliamo andare? – chiese mastro Jarod, aprendo la porta di casa e facendo strada. Numeon si alzò dal tavolo e lo seguì sul retro dell’abitazione. Non era la prima volta che usava il tunnel di Jarod. Il contadino se ne serviva per contrabbandare in città i suoi distillati. Il consiglio, pressato dalla regina, aveva infatti proibito qualsiasi bevanda più forte della birra e del vino, per evitare risse ed incidenti nelle taverne e per le strade della capitale. Ma il mercato del brandy di contrabbando era un affare molto redditizio e Jarod vi ci si era buttato a capofitto, investendo nella costruzione di un tunnel che dalla sua cantina raggiungeva quella di una vecchia bettola di periferia, il Corvo Stridulo, passando naturalmente sotto le mura della città. Le casse di brandy venivano messe in una carriola appesa ad una corda, e grazie ad un sistema di cuscinetti e carrucole, veniva tirata da una parte e dall’altra.
– Attento a dove metti i piedi – avvertì il fattore che precedeva Numeon attraverso una stretta rampa di scalini che scendevano verso una massiccia porta di legno. Jarod chiese al suo ospite di tenere la lanterna ed estrasse una grossa chiave da sotto il grembiule che aveva indosso. Girò tre mandate ed entrarono in un ampio locale tappezzato di piastrelle di terracotta. Era un ambiente decisamente ben tenuto, che stonava con il resto della fattoria. Quello era il luogo in cui Jarod preparava i suoi distillati e portava avanti i suoi affari. La stanza era occupata da botti e da strumenti sconosciuti a Numeon. D’altra parte al mago interessava più il prodotto finito che il processo di estrazione del liquore.
– Com’è venuto quest’anno? – chiese, indicando una botte di rovere.
– Assaggia tu stesso – rispose Jarod, aprendo il piccolo rubinetto in fondo al contenitore. Versò appena un dito di liquore dorato dentro un piccolo bicchiere di cristallo, e lo porse al suo ospite. Numeon lo bevve d’un fiato e strizzò gli occhi.
– Meraviglioso! – esclamò
– Non ne trovi migliori di questo, neanche nelle terre di confine – puntualizzò il contadino.
– Ci credo… – Poi entrambi si diressero dalla parte opposta della cantina, laddove si apriva uno stretto passaggio ad arco che sprofondava nelle tenebre. Oltre quello la luce della lanterna illuminò un locale più piccolo, di appena tre metri di lato. Alle pareti non c’erano piastrelle ma solo terra battuta, ed un cunicolo di appena un metro di diametro si perdeva nel buio più fitto.
– Devo richiamare la carriola, – spiegò Jarod. Avvicinò un bastoncino allo stoppino della lanterna e lo inserì nel pertugio di una specie di scatola di metallo, poi azionò la leva di quello strano marchingegno. Si udì una vampata e un cigolio. La fune che si perdeva dentro al tunnel e alla quale era attaccata la carriola incominciò a scorrere da sola.
– Cos’è quello? – domandò il mago.
– Beh, tirare avanti e indietro questo arnese mi stava spezzando la schiena, così ho fatto progettare da un amico questa macchina. Funziona ad olio, proprio come le lanterne. Sono secoli che i nani usano questa tecnologia, ma sono molto gelosi delle loro cose, almeno che tu non li sappia convincere… – spiegò Jarod sorridendo. Numeon immaginò che quell’aggeggio dovesse essere costato un occhio della testa, ma Jarod non badava a spese per la sua piccola impresa.
Dopo una decina di minuti la carriola apparve. Il viaggio non era certo dei più comodi, ma Numeon non aveva alternative. S’infilò dentro e attese di essere trascinato nelle viscere della terra, fin sotto le mura della capitale.
– Cosa aspetti allora? – chiese il mago con noncuranza. Jarod sorrise ed indicò il cappello che stava ancora sulla testa del mago.
– Oh, già… scusami, – esclamò Numeon, sfilandosi il suo portafortuna e porgendolo al contadino. Si sentì improvvisamente denudato di qualcosa. Forse era proprio quello il potere nascosto dell’oggetto. Era davvero un potente amuleto portafortuna. Una strana sensazione lo afferrò all’altezza dello stomaco. Non doveva andare, non senza il cappello.
Combattuto da un terribile senso di indecisione, Numeon non si accorse che Jarod aveva azionato nuovamente la leva. – Buon viaggio allora, – si sentì dire.
– Aspetta… – provò a replicare il mago, ma era troppo tardi. La carriola si stava già muovendo dentro le viscere della terra.

Continua

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2 risposte a “EROE PER SCOMMESSA: Terza Parte

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